Manovra economica e finanziaria 2016: gli errori di ‘stile’ di presidenza dell’Ars e Segreteria generale

Manovra economica e finanziaria 2016: gli errori di ‘stile’ di presidenza dell’Ars e Segreteria generale
25 febbraio 2016

Contrariamente all’impegno ‘solenne’ che ha assunto all’atto del proprio insediamento sul più alto scranno del Parlamento siciliano, il presidente Giovanni Ardizzone ha ‘confezionato’ un confuso e raffazzonato disegno di legge omnibus. Non solo. Invece di stralciare le norme non attinenti alla materia finanziaria quando il governo ha inoltrato il ‘Bozzone’ alla presidenza dell’Ars, l’ha fatto dopo che la commissione Bilancio e Finanze ha discusso e approvato il testo. Una prassi che forza (e forse viola) il regolamento e che, soprattutto, non è rispettosa del lavoro svolto dai parlamentari. Lo ‘scivolone’ della Segreteria generale dell’Ars

In questo articolo sui lavori dell’Assemblea regionale siciliana – dov’è in corso un dibattito molto noioso sulla manovra economica e finanziaria 2016 (e dove ancora non abbiamo capito che fine faranno i crediti che la Regione vanta da decenni nei riguardi dello Stato: i vari Rosario Crocetta, Giovanni Ardizzone e via continuando li ‘regaleranno’, a Roma, come dicono i vertici di Sicilia Nazione, o questa storia non è vera: sarebbe bene che la presidenza dell’Ars facesse chiarezza su questo punto) – proveremo ad affrontare un argomento che sta a monte del dibattito stesso: le regole del gioco.

Siamo sicuri che quanto sta avvenendo, in termini di applicazione del regolamento d’Aula, sia corretto? I vertici burocratici dell’Ars – con riferimento al segretario generale, Fabrizio Scimè, e al vicesegretario generale, Turi Pecoraro – stanno aiutando il Parlamento siciliano in questa fase, o qualche ‘bocciatura’ potrebbe il frutto di ‘consigli’ affrettati, o un po’ troppo ‘estensivi’?

A nostro modesto avviso, il dibattito su questa manovra economica e finanziaria 2016 è contrassegnato da due ‘vizi’ di sostanza che stanno segnando in negativo non soltanto lo stesso dibattito, ma anche la qualità della stessa legge: il ‘confezionamento’ di un disegno di legge omnibus e una forzatura del regolamento in ordine alla cosiddetta ricevibilità dei testi. Proviamo ad illustrare questi due ‘vizi’.

Ddl omnibus – Già è discutibile che Roma debba dettare i ‘numeri’ economici e finanziari della Sicilia, calpestando, di fatto, l’Autonomia. Già è discutibile – lo ribadiamo ancora una volta – che possa essere in corso un’operazione per cancellare tutti i crediti che la Regione vanta verso lo Stato (se ciò risponderà al vero pubblicheremo i nomi di tutti i deputati che voteranno in favore di questo Bilancio 2016, invitando i siciliani a non votare coloro i quali si configurerebbero, a tutti gli effetti, come ‘ascari’). Insomma, già di cose che non vanno, in questa manovra, ce ne sono tante.

Ma aggiungere alla manovra – e a iosa – argomenti che nulla hanno a che vedere con una legge finanziaria e, ancora peggio, forzare il regolamento, se non eluderlo, per motivi di bassa ‘cucina’ politica, con l’acquiescenza, o magari grazie ai suggerimenti, degli alti burocrati dell’Ars, beh, ci sembra troppo.

Abbiamo assistito, nei giorni scorsi, a una scena veramente penosa: il presidente della Regione che diserta i lavori parlamentari mentre si discute un disegno di legge fondamentale; l’assessore-commissario, Alessandro Baccei – che nessuno ha eletto e che è stato addirittura imposto da Roma a una compagine politica e di governo non proprio esaltante – che rappresenta il governo e che, a un certo punto, cede il posto all’assessore al Territorio e Ambiente, Maurizio Croce – anche lui non eletto all’Ars – per discutere di argomenti che nulla hanno a che vedere con la finanziaria (urbanistica, cementificazioni del territorio e altri argomenti ‘pregevoli’).

Il presidente Ardizzone ha spiegato di aver adottato il seguente criterio: ha ammesso al dibattito gli argomenti discussi nelle commissioni legislative di merito; e ha stralciato tutto ciò che non era stato discusso e approvato nelle commissioni legislative di merito. Ma questo, con rispetto parlando, è un criterio e non il criterio che la presidenza dell’Ars avrebbe dovuto seguire. Non perché lo diciamo noi, ma perché una legge finanziaria non va ‘riempita’ di argomenti che poco o punto hanno a che vedere con la stessa materia finanziaria.

Del resto, se non ricordiamo male, è stato lo stesso presidente Ardizzone, all’atto del suo insediamento, ad affermare che non avrebbe consentito l’esame e l’approvazione di leggi omnibus. Evidentemente al presidente dell’Assemblea regionale siciliana piace smentirsi.

Ricevibilità dei testi. Questo è un punto cruciale sul quale la presidenza dell’Ars mette in gioco la propria credibilità istituzionale e la tutela della dignità parlamentare dei deputati.

Il governo, una volta definito il ‘bozzone’ con la manovra – che oggi si chiama legge di stabilità – lo consegna alla presidenza dell’Ars. E’ a questo punto che il presidente del Parlamento siciliano, in collaborazione con gli alti burocrati di Palazzo Reale, decide quali parti del disegno di legge debbano essere stralciate.

Invece – da quello che abbiamo capito – la presidenza dell’Ars, supponiamo con la ‘benedizione’ della Segreteria generale del Parlamento dell’Isola, ha preso il ‘bozzone’ e l’ha inviato, ‘a sacco d’ossa’, alle commissioni legislative. Poi, dopo che la commissione Bilancio e Finanze ha lavorato una settimana, la presidenza dell’Ars – supponiamo sempre con il ‘conforto’ e la ‘scienza’ della Segreteria generale – ha deciso di stralciare norme già votate e approvate dai parlamentari della stessa commissione Bilancio e Finanze.

A nostro modesto avviso, questo modo di procedere della presidenza dell’Ars non è corretto: non è corretto perché forza in modo improprio il regolamento (e forse lo viola); e non è corretto, soprattutto, perché non è rispettoso del lavoro svolto dai parlamentari.

Insomma, se abbiamo ben capito, la presidenza dell’Ars, lungi dall’applicare il regolamento, ha interpretato il regolamento a proprio uso e consumo, lasciando le norme che gli facevano comodo e stralciando le norme che non gli facevano comodo.

Ci rendiamo conto che questa prassi l’abbiamo già vista nel recente passato: ma gli errori di stile (e di contenuti) del passato non giustificano la riproposizioni di tali errori. Cosa, questa, che qualche parlamentare ci ha fatto notare.

Insomma, siamo davanti a una pesante caduta di stile della presidenza dell’Ars e, soprattutto, della Segreteria generale del Parlamento siciliano. 

P.S.

Tutto questo è successo perché, con molta probabilità, la presidenza della commissione Bilancio e Finanze non è in grado di fare rispettare le regole del gioco…

 

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