Ars: inizia il vero dibattito sulla Finanziaria 2016 che dovrebbe impoverire (e forse finire di massacrare) i siciliani

Ars: inizia il vero dibattito sulla Finanziaria 2016 che dovrebbe impoverire (e forse finire di massacrare) i siciliani
22 febbraio 2016

Oggi a Sala d’Ercole sarà la volta del Bilancio a legislazione vigente. Domani si entrerà nel vivo della manovra che dovrà scippare a 5 milioni di siciliani altri 500 milioni di Euro. A pagare il conto saranno Comuni (che dovranno aumentare la pressione fiscale locale), ex Province (già fallite) e spesa sociale (le categorie deboli diventeranno ancora più deboli). Ma il vero obiettivo dell’assessore-commissario Baccei è lo smantellamento dell’articolo 36 dello Statuto. L’incognita di una sanatoria edilizia lungo le coste che la mafia chiede dal 2001…

La settimana politica e parlamentare che si apre oggi all’Assemblea regionale siciliana dovrebbe segnare l’inizio dell’esame – e delle relative votazioni, articolo per articolo – della manovra economica e finanziaria 2016. Oggi sarà la volta del Bilancio a legislazione vigente. Nulla di nuovo, né di particolare. Da quando il governo nazionale ha avviato lo ‘svuotamento’ delle ‘casse’ regionali, il Parlamento dell’Isola adotta la seguente strategia: piazza nel Bilancio tutte le spese obbligatorie (in pratica, il funzionamento della ‘macchina’: il costo del personale, le spese obbligatorie – comprese le spese dell’Ars – le rate dei mutui, la sanità), lasciando nella Finanziaria (o ex tale, visto che ora si parla di legge di Stabilità) tutte le altre spese che, per mancanza di soldi, diventano aleatorie: ovvero capitoli che possono essere finanziati con soldi veri o con soldi che il governo nazionale deve ancora erogare.

Di fatto, il dibattito entrerà nel vivo domani, dal momento che sul Bilancio a legislazione vigente i ‘giochi’ sono fatti.

Come scriviamo spesso, la manovra di quest’anno, per i tanti siciliani che dipendono dalla spesa pubblica, sarà fatta di lacrime e sangue. Non per tutti, s’intende, ma per una parte sì.

Nel silenzio generale governo e Ars hanno operato un miliardo di Euro circa di tagli orizzontali in quasi tutti i capitoli del Bilancio 2016. E dovranno tagliare altri 500 milioni di Euro. In questo caso non si tratta di una scelta, ma di un ulteriore passaggio obbligato imposto dal governo Renzi. Roma, com’è noto, solo nello scorso anno, dopo aver tagliato ala Regione circa 10 miliardi di Euro (comprese entrate che, a norma di Statuto, spettano alla stessa Regione), dovrebbe restituire un miliardo e 400 milioni di Euro circa.

Di questa somma, 900 milioni di Euro dovrebbero essere già nelle ‘casse’ regionali. All’appello mancano circa 550 milioni di Euro. Che lo Stato erogherà solo dopo che governo e Ars avranno effettuato altri 500 milioni di Euro di tagli.

Di fatto, i tagli, il governo Renzi, attraverso la sua lunga mano in Sicilia – con riferimento all’assessore-commissario all’Economia, Alessandro Baccei – li ha imposti: se governo Crocetta e Ars non effettueranno i tagli per 500 milioni, come già accennato, Roma non erogherà i 550 milioni di Euro.

Insomma, governo e Ars, oggi, ricordano tanto quei bambini ai quali, scherzando, si diceva: “O ti mangi questa minestra o ti butti dalla finestra”. Solo che, in questo caso, né Renzi, né Baccei scherzano.

Resta una domanda: a quali soggetti sociali ed economici della Sicilia verranno tolti questi 500 milioni di Euro? L’assessore-commissario Baccei alcune scelte le ha già fatte: ha deciso di azzerare le nove ex Province regionali che, a partire da questo mese, non pagheranno gli stipendi ai circa 6 mila e 500 dipendenti; ha deciso di lasciare senza soldi i Comuni siciliani ai quali – con la connivenza della presidenza dell’ANCI Sicilia, sindaco di Palermo Leoluca Orlando in testa – sta imponendo di ‘spremere’ ulteriormente i cittadini siciliani con nuove tasse (l’unica voce dissidente rispetto a questa linea che penalizza i cittadini è quella del vice presidente della stessa ANCI Sicilia, Paolo Amenta, anche se, a dir la verità, non si conosce la posizione ufficiale degli altri sindaci siciliani, fino ad oggi appiattiti su Orlando); per non parlare dei tagli agli studenti disabili (come raccontiamo in questo articolo).

Di fatto, Crocetta (che fa finta di non condividere le scelte di Baccei, ma che in realtà fa tutto quello che dice Renzi: sembra in cambio di un’improbabile incarico di sottogoverno: di candidarlo, infatti, non se ne parla perché farebbe perdere un sacco di voti) e il PD siciliano, oltre ad aver penalizzato Comuni ed ex Province (trasformate sulla carta in beffardi Consorzi di Comuni e nelle altrettanto beffarde città metropolitane di Palermo, Catania e Messina: ‘trasformazioni senza piccioli…) hanno optato per il taglio della spesa sociale. Per un motivo semplice: perché i minori in difficoltà (come i bambini autistici di Gela lasciati senza assistenza), gli anziani malati, i malati psichici non si possono difendere: e quindi si possono penalizzare.

Sembra invece tramontata l’idea di licenziare i circa 3 mila operai della Forestale con problemi giudiziari alle spalle. Qualcuno ha fatto notare che la Regione tiene tra il proprio personale gli ex PIP di Palermo che, in buona parte, sono ex carcerati. Morale: o si licenziano tutti o nessuno, perché l’Amministrazione regionale non potrebbe usare due pesi e due misure.

per il resto, va segnalata la scelta operata dal presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone, di stralciare dalla manovra tutte le questioni che non sono state esaminate e approvate dalle commissioni legislative di merito. La presidenza del Parlamento ha fatto un po’ di pulizia, ma non pulizia. Nel senso che sono rimaste nella manovra argomenti che nulla hanno a che spartire con una manovra finanziaria.

Insomma, il fatto che una commissione legislativa abbia inserito argomenti che poco o punto hanno a che vedere con la manovra finanziaria non significa che questo sia giusto. Forse sarebbe stato corretto eliminare dal dibattito d’Aula tutti gli argomenti estranei alla manovra finanziaria, come le ‘cementificazioni’ nelle aree adiacenti agli aeroporti e alle autostrade, o tutti gli articoli ‘infilati’ nel disegno di legge dall’assessore al Territorio e Ambiente, Croce, che costituiscono un esempio parlamentare sbagliatissimo: non a caso l’assessore Croce non è nemmeno deputato! 

In questa manovra economica e finanziaria che entrerà nel vivo domani rimangono in ombra due questioni: una istituzionale e una seconda con retroscena legati a interessi mafiosi. Vediamole per grandi linee.

La prima riguarda l’articolo 36 dello Statuto. Il mandato dell’assessore-commissario Baccei è quello di smantellare questo articolo dello Statuto siciliano. Per evitare che, in forza di una sentenza della Corte Costituzionale del 2014 (i cui effetti sono stati bloccati per quattro anni da quel ‘genio’ del presidente Crocetta: il celebre “patto scellerato”, com’è stato definito dall’ex assessore regionale, Franco Piro, esponente storico della sinistra siciliana), lo Stato, a partire dal 2018, si veda costretto ad applicare la sentenza della Consulta, restituendo alla Sicilia buona parte dei miliardi di Euro che ha depredato.

Questo è il vero punto centrale della manovra 2016. Non abbiamo ancora capito cos’hanno in testa Baccei e i dirigenti dell’assessorato all’Economia che, in verità, piuttosto che difendere le ragioni di un assessore-commissario, dovrebbero difendere la Sicilia (e quindi gli interessi dell’Amministrazione che rappresentano). Ma qualche cosa la faranno, perché le burocrazia ministeriali vedono ormai come fumo negli occhi l’articolo 36 dello Statuto.

Il nostro blog si impegna a raccontare quello che combineranno, facendo i nomi e i cognomi dei protagonisti siciliani di questa eventuale manovra ‘ascara’.

Andiamo alla seconda questione: mafia e sanatoria edilizia. Dal 2001 i mafiosi chiedono alla politica siciliana una sanatoria in deroga alla legge regionale numero 78 del 1976: è la legge, voluta dall’allora governo regionale del democristiano Angelo Bonfiglio, che ha introdotto l’inedificabilità assoluta entro i 150 metri dalla battigia. Principi reiterati dalla grande legge urbanistica della Regione, tutt’ora in vigore: la legge n. 71 del 1978.

Non che la tutela lungo le coste siciliane sia stata rispettata alla lettera. Anzi. In tante zone costiere dell’Isola – a cominciare dal Trapanese, ma non solo – il cemento ha fatto un sol boccone di chilometri di coste. Ma si tratta, per l’appunto, di abitazioni abusive che dovrebbero essere abbattute o acquisite al demanio regionale. Colate di cemento che, in barba alla legge, sono ancora in piedi. In attesa di una sanatoria che, a quanto si sussurra, interesserebbe molto la mafia, se è vero che questa abitazioni, una volta sanate, acquisterebbero di valore (per non parlare della possibilità di mega trasformazioni urbanistiche).

Fino ad oggi la politica siciliana si è rifiutata di varare questa sanatoria. Ma, si sa, soprattutto quando c’è di mezzo la cosiddetta antimafia degli affari, mai dire mai…

Che vogliamo dire? Semplice. Che è già stata presentata una strana e già citata proposta per ‘cementificare’ le aree adiacenti agli aeroporti e alle autostrade (proposta, ribadiamo, strana, perché le aree adiacenti agli aeroporti sono insalubri per definizione: ma tant’è). Il dubbio è che, in una Sicilia con un governo che ha detto sì alle trivelle – unico caso in Italia tra le Regioni coinvolte in questo scempio: della serie, senza vergogna – non ci sarebbe da restare stupiti se dovesse maturare la sanatoria che i picciotti aspettano da sedici anni. Da una certa politica siciliana – dopo Muos di Niscemi e trivelle in terra e in mare – c’è da aspettarsi di tutto…

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