In Grecia è di nuovo caos: “Arrestiamo i membri della Troika”

In Grecia è di nuovo caos: “Arrestiamo i membri della Troika”
13 febbraio 2016

Escalation di proteste in una Grecia soffocata dall’austerity. Si chiede al Governo Tsipras il ritiro delle riforme che mettono in ginocchio il popolo. Nessun segnale dall’Ue che continua a mostrare il pugno duro, mentre un sindacato di polizia propone di arrestare i responsabili del disastro…

L’illusione che i rimedi imposti alla Grecia dalla Troika (Ue- Bce- Fmi) potessero sortire effetti positivi è già svanita. Sette mesi dopo l’incredibile resa del Governo Tsipras – che nonostante una vittoria schiacciante di no al referendum popolare ha accettato le misure di austerity – il malcontento sociale torna ad esplodere in maniera drammatica.

Ieri, migliaia di agricoltori sono scesi in piazza ad Atene per protestare contro la riforma che triplica i contributi previdenziali:

“Non ce ne andiamo da qui se il governo non ritira i suoi progetti”, dicono quegli stessi agricoltori che un anno fa sostenevano Syriza (il partito di Tsipras), ma che oggi sono diventati oppositori. “Non riusciamo a sopravvivere. Siamo qui per una causa che riguarda tutta la nazione. Lo Stato greco è crollato e siamo qui a raccogliere i pezzi.”

La manifestazione è stata contrassegnata da pesanti scontri con le forze dell’ordine che hanno usato lacrimogeni e manganelli per bloccare il corteo da cui partivano anche lanci di pietre e pomodori. I giornali inglesi hanno parlato di un’area, quella esterno al ministero dell’Agricoltura dove si è concentrata la protesta, che “assomiglia a una zona di guerra”.

Ma il malcontento non riguarda solo gli agricoltori. L’esasperazione del popolo greco dinnanzi agli inasprimenti fiscali è alle stelle, le proteste e gli scioperi frequenti, mentre l’economia del Paese è ufficialmente in recessione dopo un lieve aumento del Prodotto Interno Lordo (PIL) nel secondo trimestre del 2015 (più 0,2 per cento).

Ma l’UE continua a mostrare il pugno duro: “Le Istituzioni UE stanno ancora lavorando a un pacchetto di misure per raggiungere gli obiettivi fiscali concordati nel memorandum e la Grecia deve ancora adottare un pacchetto molto significativo per arrivarci. La scala di questi sforzi è comunque in linea con quanto stabilito la scorsa estate”, ha dichiarato il Commissario UE agli Affari Economici, Pierre Moscovici.

Insomma, siamo alla follia. La Troika non ha nessuna intenzione di allentare la morsa. Cosa che i Greci hanno capito benissimo, tant’è che i vertici del POASY, uno dei sindacati di polizia greco, hanno affermato che la Troika starebbe tentando con le sue richieste di ribaltare l’ordine democratico, di scalfire la sovranità nazionale e di depredare il popolo greco di importanti beni. Tali affermazioni sono state rese in una lettera diffusa pubblicamente ed inoltrata anche alla Procura di Atene, quale informativa di reato. Nella comunicazione il sindacato fa sapere che, per tali ragioni, procederà all’arresto immediato dei membri della Troika sul territorio nazionale.

Si tratta certamente di una provocazione, ma la dice lunga sullo stato d’animo dei greci esasperati anche dall’ultimatum in tema di immigrazione. L’UE ha dato infatti al paese tre mesi di tempo per per superare le “gravi mancanze” nella gestione della crisi dei migranti. Si tratta di un vero e proprio ultimatum, dal momento che se la Grecia non sarà capace di fornire risposte sufficienti rischierà di essere sbattuta fuori dall’accordo di Schengen.

La storia la conosciamo bene. Non solo l’Ue ha abbandonato Paesi come l’Italia e la Grecia nella gestione del flusso dei migranti, ma pretende pure di più: pretende quello che un singolo Paese non può certo fare dinnanzi ad un esodo di proporzioni bibliche.

La sensazione è che, dopo avere spremuto la Grecia come un limone, dopo avere messo le mani su assets importanti (basti ricordare l’acquisto da parte di una società tedesca di 14 aeroporti greci, ad esempio), adesso la Troika sta facendo di tutto per arrivare alla Grexit, alla fuorisucita del Paese dall’euro. Adesso che non c’è più nulla da prendere.

 

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