Dietro i 320 milioni di Euro a rischio per l’agricoltura biologica c’è, in realtà, il grande ‘buco nero dei 5 miliardi di cui non si sa nulla

Dietro i 320 milioni di Euro a rischio per l’agricoltura biologica c’è, in realtà, il grande ‘buco nero dei 5 miliardi di cui non si sa nulla
11 gennaio 2016

A tanto – cioè a 5 miliardi di Euro – ammontano i fondi europei destinati all’agricoltura siciliana arrivati in questi anni in Sicilia. Risorse delle quali si sa poco o nulla. E’ in questo ‘buco nero’ che si inserisce l’incredibile storia del bando per l’agricoltura biologica – 320 milioni di Euro – bloccato dal TAR Sicilia. Con la Regione che non ha presentato ricorso al CGA. Il mancato ricorso è casuale, o si sta provando a tenere al riparo dai ‘curiosi’ tutto quello che si nasconde dietro i fondi europei che non hanno mai rilanciato l’agricoltura siciliana? I controlli carenti sulle filiere dell’agricoltura biologica siciliana

Prima i fatti. Circa ottomila aziende siciliane che si occupano di agricoltura biologica rischiano di dover restituire quasi 180 milioni di Euro messi a disposizione, per questo settore, dall’Unione Europea. E rischiano, contemporaneamente, di non potere percepire altri 140 milioni di Euro, sempre di risorse finanziarie comunitarie. In totale, il mondo dell’agricoltura biologica della Sicilia perderebbe circa 320 milioni di Euro in un solo colpo.

Tutto nasce da un ricorso presentato lo scorso anno da un gruppo di imprenditori agricoli dell’Isola – circa cinquanta imprese del settore – che sono rimasti esclusi dalla graduatoria stilata da dirigenti e funzionari dall’assessorato regionale all’Agricoltura. Il ricorso è stato presentato al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) della Sicilia. Chi ha presentato il ricorso sostiene che i contributi sono stati assegnati “a pioggia”, senza alcuna differenziazione.

Il TAR Sicilia ha accolto il ricorso e ha annullato la graduatoria. Il bando annullato è del 2012 ed è entrato in vigore nel 2013. Trattandosi di fondi europei, dovrebbero essere risorse finanziarie del Piano di Sviluppo Rurale 2007-2013 o altre risorse comunitarie. Con l’annullamento del bando diventa impossibile rendicontare le somme percepite. Morale: come già accennato, la Regione perderà 320 milioni di fondi europei.

In realtà, la Regione siciliana – o meglio, gli uffici dell’assessorato all’Agricoltura – avrebbero dovuto presentare appello al Consiglio di Giustizia Amministrativa (CGA), in Sicilia organo di appello del TAR. Ma gli uffici dell’assessorato all’Agricoltura, a quanto pare, non hanno presentato appello. Forse per un malinteso con l’Avvocatura dello Stato. O, forse, per altri motivi che non è dato conoscere. Tant’è vero che, in assenza del ricorso presso il CGA, il TAR Sicilia ha emesso un’ordinanza nella quale ribadisce la nullità della graduatoria relativa ai fondi assegnati.  

Quello che succederà adesso è abbastanza chiaro: la Regione siciliana perderà questi 320 milioni di Euro. A meno che non cambino le regole di rendicontazione europee in corso d’opera.

In queste ore non mancano le polemiche sugli uffici regionali – assessorato all’Agricoltura – che non si sarebbero preoccupati di di accertare, con l’Avvocatura dello Stato, nel rispetto dei termini, l’avvenuto ricorso al CGA.

Fin qui i fatti. Noi, adesso, vorremmo commentare non soltanto questa vicenda, ma anche quello che ci sta dietro.

In primo luogo – e la cosa ci lascia molto perplessi – non abbiamo letto commenti sul ricorso presentato dai circa cinquanta imprenditori che si ritengono ingiustamente esclusi dall’assegnazione dei fondi europei in materia di agricoltura biologica. Eppure se i giudici del TAR Sicilia – che non sono nati ieri – gli hanno dato ragione, beh, la cosa dovrebbe fare riflettere.

Chi scrive, già dal 2011, segnala non poche anomalie nella gestione dei fondi europei destinati all’Agricoltura. Soprattutto in merito ai soggetti che hanno usufruito di questi fondi europei.

Nell’Agosto dello scorso anno, sulla gestione dei fondi europei in Sicilia, è intervenuto l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle eletto in Sicilia, Ignazio Corrao.

“È necessario una volta per tutte – ha scritto Corrao in un comunicato stampa – reclamare una banca dati che fornisca tutte le informazioni pubbliche ai cittadini e pretendere con forza la trasparenza del funzionamento dei Fondi per l’agricoltura, sia per i soldi già spesi relativi alla Programmazione 2007-2013, sia per quelli della nuova Programmazione 2014-2020 che farà arrivare in Sicilia altri 5 miliardi di euro”.

Allora il ruolo di assessore regionale all’Agricoltura era ricoperto da Rosaria ‘Rosa’ Barresi, che oggi è tornata a ricoprire il ruolo di dirigente generale dell’assessorato.

“L’agricoltura siciliana è in ginocchio – scriveva sei mesi addietro l’europarlamentare – gli agricoltori stanno abbandonando la terra soffocati dalla concorrenza sleale dei prodotti stranieri e da una pressione fiscale che non ha eguali in Europa. Lo stato di salute dell’agricoltura dell’Isola è pessimo e sembra incredibile che in Sicilia, negli ultimi 7 anni, sono arrivati ben 5 miliardi di euro. Stiamo parlando dei 2,2 miliardi di euro del cosiddetto PSR 2007-2013, il Piano di Sviluppo Rurale gestito dal Dipartimento dell’Agricoltura della Regione, e dei circa 3 miliardi di fondi FEASR, meglio noti come fondi ‘PAC o ‘AGEA’, che arrivano agli agricoltori direttamente dalla Commissione Europea come sostegno al reddito senza passare dalla Regione. Dove sono andate a finire queste risorse fondamentali per la Sicilia? Chi ha intascato i fondi europei per lo sviluppo agricolo?”.

“Purtroppo  – scriveva Corrao sei mesi fa – non è semplice rispondere. A differenza dei Fondi strutturali (il FESR e il FSE), per i quali il sito di Open Coesione fornisce con puntualità le informazioni sui beneficiari e sull’andamento dei progetti, il mondo dei fondi per l’agricoltura è coperto da un inquietante velo di opacità. Sul sito di AGEA, ovvero l’organismo pagatore ministeriale che eroga i fondi agli agricoltori, non è possibile avere una lista completa di beneficiari per i fondi FEASR. E la stessa cosa vale per i fondi del PSR, gestito per anni dalla dirigente Rosaria Barresi, neo assessore dell’Agricoltura del governo Crocetta. Le informazioni sono inafferrabili, sparse, confusionarie, prive della necessaria trasparenza, nascoste tra le pieghe del sito del PSR Sicilia ed è semplicemente scandaloso che la Regione in tutti questi anni non si sia mai degnata di fornire un elenco organico, completo, trasparente e consultabile pubblicamente dei beneficiari di questi fondi. Nel frattempo, però, il PSR ha finanziato di tutto: dai corsi di formazione all’insediamento di giovani agricoltori, dall’ammodernamento delle aziende agricole ai premi di compensazione per le zone svantaggiate”.

“E’ vero che per molti agricoltori questi fondi sono stati fondamentali per sopravvivere – prosegue l’eurodeputato grillino – ma anche la mafia ne ha saputo approfittare, come dimostrano i numerosi casi di boss che hanno accumulato milioni di euro di fondi UE grazie al controllo e all’accaparramento delle terre a colpi di intimidazioni, furti, racket e violenza. Adesso basta – conclude Corrao – è giunta l’ora di conoscere, di capire cosa ne è stato di queste risorse”.

Siamo arrivati al punto dolente di questa storia: i beneficiari di questo enorme fiume di denaro pubblico che, a quanto pare, non ha dato grandi benefici all’agricoltura siciliana, se è vero che il settore è in crisi. Ricordiamo che l’ex assessore regionale, Nino Caleca, non ha escluso la possibilità che, nel corso degli anni, fondi europei destinati all’agricoltura potessero essere finiti ai mafiosi. Aggiungendo di non essere nelle condizioni di conoscere la destinazione finale di questi fondi.

Da qui un retro-pensiero: non è che, per caso, il ricorso presentato dagli agricoltori esclusi dai fondi europei destinati all’agricoltura biologica avrebbe messo a nudo elementi nevralgici che è meglio non far venire fuori? La domanda non è retorica, se è vero che non solo chi scrive, ma anche il parlamentare europeo Corrao si chiede e chiede di conoscere la destinazione finale di queste risorse finanziarie: cioè i nomi e i cognomi di chi ha percepito ingenti somme.

Insomma: il mancato ricorso al CGA è una semplice dimenticanza? Veramente dobbiamo credere alla tesi secondo la quale i vertici dell’assessorato regionale all’Agricoltura avrebbero ‘dimenticato’ di appellare una sentenza del TAR Sicilia da 320 milioni di Euro? Cosa si nasconde dietro questa storia dalle molte ombre e dalle pochissime luci?

C’è, poi, un secondo aspetto che riguarda il mondo dell’agricoltura biologica siciliana: i controlli sulla qualità dei prodotti.

Il settore è molto cresciuto dal 1996 fino ai nostri giorni. L’agricoltura biologica, questo va da sé, è strategica. Ed è importante per la salute dei cittadini. Ma presuppone controlli rigorosi sulla filiera e non controlli ‘randomizzati’, cioè affidati al caso.

Chi scrive, negli anni passati ha firmato alcune inchieste sull’agricoltura biologica siciliana. E ha potuto verificare, in molti casi, l’assenza di certificazioni sulla filiera. Per essere chiari: spesso, in Sicilia, quando leggiamo la dizione “Prodotti biologici”, ci dobbiamo fidare. Punto. Per questo, quando abbiamo letto del ricorso presentato dagli imprenditori del settore esclusi dal bando, là dove segnalano la distribuzione “a pioggia” dei fondi, non siamo rimasti stupiti. Semmai ci saremmo stupiti del contrario.

Del resto, non diciamo cose nuove se affermiamo che i primi a non aver fatto nulla per la certificazione dei prodotti sono proprio gli organismi dell’Unione Europea. E se il pesce è ‘puzzolente’ dalla testa, non c’è da stupirsi se, a cascata, i problemi si ripropongano a ‘valle’, cioè nelle Regioni.

Per quello che ci è dato conoscere, in questi ultimi anni solo l’Agenzia del Mediterraneo di Michele Germanà si è preoccupata di certificare i prodotti biologici nelle filiere: con certificazioni precise e non fatte a caso.

Forse non tutti i mali vengono per nuocere. Forse è arrivato il momento di fare chiarezza non soltanto sulla spesa dei fondi nell’agricoltura biologica, ma nella spesa di tutti i fondi comunitari. Non è possibile che nella Regione che è ancora oggi la ‘Capitale’ mondiale della mafia la spesa di 5 miliardi di Euro passi in ‘cavalleria’. Anche questa storia non può finire a tarallucci e vino!

Tutti gli assessori all’Agricoltura della Regione siciliana che si sono succeduti dal 2008 ad oggi si sono guardati bene dal fare chiarezza sulla spesa di questi 5 miliardi di Euro. Sarebbe il caso che l’attuale assessore, Antonello Cracolici, impegni gli uffici dell’assessorato per compilare un report sull’utilizzazione di questi fondi. Rendendo noti i nomi e i cognomi dei soggetti che hanno percepito questi soldi. E pazienza che, nel mezzo, verranno fuori nomi ‘pesanti’, compresi i parenti di politici e alti burocrati regionali. Se non si farà questo

Forse su questa vicenda sarebbe bene che anche il presidente dell’Antimafia regionale, onorevole Nello Musumeci, faccia un po’ di chiarezza. Magari chiedendo le ‘carte’ all’assessorato all’Agricoltura e rendendole note ai cittadini.

 

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