Il vento dell’indipendenza scuote la Corsica. Ora tocca alla Sicilia

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Nonostante le censure dei media, l’indipendentismo è vivo e vegeto anche in Sicilia. E lo è in tutta Europa come dimostra il trionfo degli indipendentisti anche in Corsica. La risposta dei popoli all’Ue delle banche…

Per il quotidiano Le Monde, nulla lasciava presagire “un simile maremoto”. Ma, a ben guardare, i segnali c’erano tutti e in tutta Europa. Parliamo del trionfo degli indipendentisti in Corsica che hanno ottenuto, in questa tornata di amministrative francesi, il 35% dei voti sbaragliando del tutto gli avversari. Ciò significa 24 rappresentati nel Consiglio regionale, due in meno della maggioranza assoluta. Un esito che segna una “nuova tappa nella storia politica dell’isola” scrive sempre Le Monde e su questo non sbaglia.
“E’ la vittoria della Corisica e di tutti i corsi” ha dichiarato ieri sera il leader della lista Per a Corsica, Gilles Simeoni.

“E’ servita una lunga marcia di 40 anni per arrivarci” ha aggiunto il dirigente degli indipendentisti Jean-Guy Talamoni. 
Come mai questo successo? La risposta è semplice per chi la vuol vedere: il vento dell’indipendentismo soffia forte in tutta Europa ed è alimentato da una Unione europea che agli interessi dei popoli ha anteposto quelli della finanza e delle banche.

Con i Governi nazionali del tutto asserviti ai dktat delle oligarchie europee, ai popoli non resta altra via se non quella di affermare il diritto all’autoderminazione (peraltro riconosciuto dall’Onu e vincolante, in teoria, per i Paesi membri), il diritto di dire no ad una politica che stritola i territori e la sua gente, il diritto di scegliere da che parte andare.
E’ successo in Scozia, dove, la battaglia indipendentista sta raccogliendo i suoi frutti: vero è che il referendum per la separazione dalla Gran Bretagna non ha raggiunto- per un soffio-il suo scopo, ma vero è anche che, proprio grazie a questa battaglia separatista, Londra sta concedendo sempre più diritti (in termini di riconoscimenti finanziari) ad Edinburgo.
Lo stesso vale per la Catalogna: Madrid non ne vuole sapere di riconoscere l’indipendenza ad una regione che la chiede a gran voce (sono tutti indipendentisti in Catalogna, di destra, di sinistra, di centro, ma indipendentisti), tuttavia, per sedare la rivolta di Barcellona non avrà altra scelta se non quella di concedere un’ampia forma di Autonomia (sempre che i catalani la accettino) che consenta a quella regione di garantire il benessere ai suoi cittadini e non alle massonerie di Francoforte cui il Governo spagnolo risponde.
E non c’è da meravigliarsi se anche in Bretagna, sempre in questa tornata di amministrative francesi, la lista nazionalista bretone Oui la Bretagne ha superato il 10% in molte località, arrivando addirittura prima in alcuni centri rurali del Finistère.
La storia è sempre la stessa: i popoli d’Europa si risvegliano e non c’è euro che tenga dinnanzi alle rivolte popolari.
E mentre a Bastia ed Ajaccio si festeggia (ieri sera una folla esultante e festosa ha intonato canti patriottici e sventolato la bandiera indipendentista raffigurante la testa di Moro) non possiamo non chiederci se anche la Siclia si stia risvegliando.

La marcia per l’indipendenza siciliana del 30 Marzo 2014 a cui hanno partecipato, oltre ai siciliani, indipendentisti corsi, catalani, sardi e veneti

Anche qui soffia il vento dell’indipendentismo, volutamente ignorato dai media che ne censurano ogni manifestazione. Al massimo, li mettono alla berlina con argomentazioni superficiali e strumentali. Ancora non abbiamo letto, sui giornali più famosi e blasonati, una intervista ad un indipendentista siciliano o un articolo scevro da pregiudizi. Ma tant’è. Gli ordini dell’establishment sono quelli: ignorare tutto ciò che può mettere in pericolo le lobby politico-finanziarie che devono continuare a mangiare indisturbate e a gestire gli asset dei territori sulla testa dei cittadini.

Censura o non censura, l’indipendentismo in Sicilia è più vivo che mai. E, non è escluso che possa tornare a coinvolgere il popolo siciliano, come già aveva saputo fare all’indomani della seconda guerra mondiale, per gli stessi motivi che hanno convinto i corsi, i catalani e gli scozzesi a rispolverare le loro bandiere.

E cioè che la Sicilia, dentro una Nazione asservita all’Ue delle banche, non ha nessuna speranza di rinascita (come abbiamo scritto qui, il futuro della Sicilia è dentro l’Europa, ma fuori dall’Italia).

Leggiamo ogni giorno dei continui scippi di risorse operate anche dal Governo Renzi che sta dando il colpo di grazia alla nostra Isola (con la complicità degli ascari Siciliani) pur di trovare le risorse per obbedire all’Ue.

L’ultima, in ordine di tempo, è la famigerata delibera del 20 Novembre scorso, con cui, come ci ha raccontato il dottor Franco Busalacchi, il Governo Crocetta offre a Roma le norme finanziarie dello Statuto in cambio di pochi spiccioli.

Constastiamo ogni giorno, da 150 anni a questa parte, che quando si tratta di investire, lo Stato sceglie il Nord, mai il Sud e figuriamoci la Sicilia.
Paghiamo ogni giorno il conto di una Europa che ordina ai Governi nazionali di massacrare le regioni, anche quelle più povere, per fare quadrare i conti di Bruxelles e Francoforte.
Non restano altre vie. Se ne è accorto pure il politologo americano, Edward Luttwak, che ha esortato la Sicilia a staccarsi dall’Italia.
Il professore Massimo Costa, poi, ha dimostrato, numeri alla mano, che l’indipendenza, in termini economici, converrebbe alla Sicilia.

Senza dubbi, alzare la testa, come hanno fatto i catalani e gli scozzesi, a prescindere dal risultato finale, converrebbe di certo. I corsi lo hanno capito. Ora tocca a noi.

Intanto,i risultati elettorali in Corsica galvanizzano gli indipendentisti siciliani, tra questi il movimento Terra e Liberazione:“E’ con gioia immensa che salutiamo la clamorosa Vittoria della lista “Pè a Corsica!” che ha portato il movimento di liberazione corso, per la prima volta, anche al governo regionale”.

A loro risponde uno dei ledear del movimento corso, Petru Poggioli: “Vi ringraziu molto, abbiamo una vittoria mà la lotta devi cuntinuà: pà l’Avvena di a ghjuventu e di u populu. Dumane, d’altre battaglie ci aspettanu, siamu cunvinti che u populu hè incu noi e divimmu sempre avanzà. Bona sera e tanti saluti a tutti.. Libertà pà a Corsica, Libertà pà a Sicilia”.

Visualizza commenti

  • Unità unità unità di tutti coloro che amano la Sicilia da Capo Peloro a Capo Passero a Capo Lilibeo.. Non è una scelta ma una necessità per non essere derubati del nostro futuro.
    Una mobilitazione dal basso come furono i Vespri per far capire ad ogni siciliano che non deve aver paura di sognare.

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