I precari dei Comuni siciliani? Vanno licenziati tutti in cambio di un salario minimo garantito

I precari dei Comuni siciliani? Vanno licenziati tutti in cambio di un salario minimo garantito
13 dicembre 2015

E’ il momento dire basta a un’esperienza fallimentare. E’ il momento di dire a famiglie e imprese siciliane che la politica fa pagare loro, in modo surrettizio, il costo di questo personale. E’ il momento di porre fine a una speculazione politica e clientelare targata PD, un partito che sta precludendo ai giovani siciliani meritevoli la possibilità di accedere alla pubblica amministrazione con concorsi pubblici, secondo quanto previsto dalla nostra Costituzione

Invece di pensare alla Sicilia che sta sprofondando a causa del governo nazionale riconducibile al loro partito, invece di pensare ai guasti provocati da un governo regionale espressione, sempre, nel loro partito, cinque parlamentari del PD – due di Sala d’Ercole e tre nazionali – di che cosa si preoccupano? Del futuro dei precari che il governo Renzi – cioè il loro governo – sta affossando.

Dicono Giovanni Panepinto e Filippo Panarello, deputati del PD all’Ars: “Nonostante gli annunci sulla volontà di superare una volta per tutte la pagina del precariato negli enti locali in Sicilia, fino ad ora non c’è alcun emendamento inserito nella legge di Stabilità nazionale. Il paradosso è che si passa dalla promessa della stabilizzazione alla realtà che, al momento, non prevede neppure la proroga”.

“A  Roma – aggiungono altre tre ‘scienziati’ della politica-politicante – i parlamentari nazionali del PD, Angelo Capodicasa, Tonino Moscatt e Maria Iacono – stanno seguendo la questione con attenzione e preoccupazione, ma a questo punto è urgente il coinvolgimento diretto del governo Renzi e del governo Crocetta per individuare un percorso che porti ad un nuovo emendamento. Bisogna assicurare la proroga dei precari degli enti locali e il proseguimento del processo di stabilizzazione, prevedendo le necessarie risorse finanziarie e la possibilità di deroghe che tengano conto della specificità della realtà siciliana”.

Vorremmo porre a questi cinque parlamentari alcune domande: perché mai i precari degli enti locali siciliani – che sono circa 24 mila – dovrebbero essere stabilizzati? Nella pubblica amministrazione si accede per concorso – come prevede la Costituzione italiana – o per raccomandazione di politici e sindacalisti falliti? Per quale motivo i precari dei Comuni siciliani dovrebbero essere assunti? Perché in virtù delle raccomandazioni con le quali sono diventati precari avrebbero acquisito titoli maggiori verso che non ha avuto la raccomandazione per diventare precario? E questo sarebbe un ragionamento politico?

Questi cinque parlamentari del PD non provano vergogna nel chiedere, in un comunicato ufficiale, di aggirare quanto previsto dalla Costituzione in materia di accesso nella pubblica amministrazione?

Perché i giovani che hanno frequentato con profitto le scuole superiori e poi l’università non hanno, di fatto, gli stessi diritti dei raccomandati di politici e sindacalisti falliti? Perché i giovani siciliani che hanno solo pensato a studiare e a laurearsi non avrebbero diritto ad entrare, con un concorso pubblico, nella pubblica amministrazione della nostra Isola, visto che tutti i posti sono occupati da questi precari raccomandati, in molti casi senza né arte, né parte? Per la bella faccia di Filippo Panepinto, Giovanni Panarello, Angelo Capodicasa, Tonino Moscatt e Maria Iacono?

E secondo voi – ci riferiamo non soltanto ai giovani siciliani laureati costretti ad emigrare, ma anche a tanti elettori del PD – questi sono personaggi da mandare in Assemblea regionale siciliana e al Parlamento nazionale per farvi rappresentare? Secondo voi un partito – il PD – che privilegia i raccomandati ai giovani che hanno studiato con profitto è da votare?

La vogliamo dire tutta la verità su questa vergogna dei precari degli enti locali siciliani? Quello in atto nel PD – cari siciliani – è solo un gioco delle parti. Sapete come finirà ‘sta storia? Ve lo diciamo noi. Finirà che il governo nazionale darà una parte dei soldi per consentire a questi 24 mila raccomandati di proseguire per un altro anno. Questo li terrà attaccati al PD, partito che voteranno in caso di elezioni. Ma la maggior parte dei soldi per pagare questi 24 mila precari ‘usciranno’, in modo surrettizio, dalle tasche delle famiglie e delle imprese siciliane.

Sapete cosa faranno? Ve lo diciamo noi. Faranno quello che hanno fatto in parte fino ad oggi. Voi non lo sapete, cari cittadini siciliani. Perché i sindaci queste cose non ve le dicono. Ve le diciamo noi. Lo Stato, sì e no, pagherà il 20 per cento dello stipendio di questi 24 mila precari. Il resto dei soldi, cari siciliani, lo pagheremo noi. I signori sindaci, per il 2016, per pagare i 24 mila precari, aumenteranno TASI, TARI e inventeranno nuovi balzelli. Le città turistiche dell’Isola che incassano la tassa di soggiorno utilizzeranno questi soldi per pagare i precari. I Comuni che se lo potranno permettere si indebiteranno con le banche, sempre per pagare i precari (tecnicamente queste si chiamano scoperture di tesoreria, e sono operosissime: anche queste scoperture bancarie, cari cittadini, li pagheremo noi con le tasse locali, ma nessuno ve lo dirà).

In pratica, quella in atto è una sceneggiata. Stanno drammatizzando la vicenda per far intendere a questi 24 mila precari che rischiano il licenziamento, e che il PD di Renzi, di Panepinto, di Panarello, di Capodicasa, di Moscatt e di Maria Iacono, alla fine li salverà. Così gli rimarranno ‘grati’, soprattutto in caso di elezioni.  Con i soldi nostri, ovviamente. I precari verranno pagati, all’80 per cento, con i soldi degli ignari cittadini siciliani.

Questo è il PD, cari cittadini siciliani. Un partito che, pur di salvare le proprie, squallide clientele non esiterà a infilare le mani nelle nostre tasche. Che fare per combattere questa Malasignoria del precariato? Intanto non votare più per questo partito – il PD – che, pur di man tenere le proprie clientele, non esita a mettersi sotto i piedi la Costituzione e a sacrificare migliaia e migliaia di giovani siciliani che hanno studiato e che sono costretti a emigrare per fare posto ai raccomandati.

Dopo di che lanciare una proposta per liberare le famiglie siciliane dal peso di questi 24 mila precari. La proposta è questa: licenziamento per tutti, in tronco, a furor di popolo, perché le famiglie e le imprese siciliane – checché ne dicano Panepinto, Panarello, Capodicasa, Moscatt e Maria Iacono – hanno le scatole piene di questo precariato.

Dopo di che il governo nazionale, magari con l’aiuto dell’Unione Europea, metta in campo una forma di salario minimo garantito per pagare questi signori istituendo un apposito ruolo unico ad esaurimento. Prevedendo la fuoriuscita da questo bacino per chi dovesse trovare un vero lavoro e non un lavoro che ormai pesa sulle tasche di famiglie e imprese siciliane.

Una volta liberati i Comuni da questi 24 mila precari – sempre che ci siano le risorse finanziarie – si potrebbe ricominciare ad applicare la Costituzione in materia di assunzione nella pubblica amministrazione, tornando a bandire quei concorsi pubblici scomparsi a causa di una classe politica intrisa di sottocultura mafiosa e di una Giustizia che, in Sicilia, non ha avuto la forza di fare rispettare la Costituzione in materia di pubblico impiego.

 

 

 

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