Strenne di Natale: Crocetta conferma la rinuncia ai contenziosi con lo Stato. Pagano i Siciliani

Strenne di Natale: Crocetta conferma la rinuncia ai contenziosi con lo Stato. Pagano i Siciliani
5 dicembre 2015

Nella delibera sui rapporti finanziari con Roma, il Presidente della Regione non mette minimamente in dubbio l’accordo con Padoan costato alla Sicilia 4 miliardi di euro. Non solo. L’articolo 37 viene ridotto a 2/3 milioni di euro l’anno. Tanti regali al Governo Renzi, uno solo ai Siciliani: l’ennesima fregatura

Se errare è umano, perseverare, in questo caso, è da disonesti. Nei confronti di un intero popolo, quello Siciliano, che, evidentemente, non si è in grado di rappresentare.  Parliamo, ovviamente, di Rosario Crocetta, il Presidente della Regione siciliana che continua remare contro gli interessi di questa terra. Oggi ci riferiamo alla deliberazione n. 286 “Rapporti finanziari Stato-Regione. Iniziative” adottata dalla Giunta regionale lo scorso 20 Novembre, provvedimento che contiene una serie di proposte che rivedono i rapporti economici tra Palermo e Roma e che il governatore porta nella Capitale ai tavoli ministeriali dove in questi giorni si discute delle finanze siciliane.

Di questo atto che svende l’Autonomia finanziaria della Regione e sul quale grava il pesante sospetto di falso ideologico vi abbiamo parlato qui e, l’articolo sta registrando un notevolissimo successo tra i lettori ai quali, evidentemente, non sfugge la ‘pesantezza’ della notizia.

Adesso vogliamo soffermarci su un altro passaggio, sempre contenuto in questa delibera che Crocetta porta con sé ai tavoli romani (delibera, a quanto pare, scritta nella Capitale) e altrettanto grave e dannoso per i Siciliani.

Premessa:

nel documento in questione si descrivono con accuratezza  tante ingiustizie che la Regione subisce: si fa riferimento, ad esempio, alle risorse che la Sicilia versa a Roma come contributo al risanamento della finanza pubblica, talmente alto, si legge nella delibera, da avere indotto pure la Corte Costituzionale a dire che va ridotto; si fa riferimento al confronto con le altre Regioni a Statuto speciale da cui si evince che le entrate riservate alla Sicilia sono “nettamente più basse”; e,  ancora, si parla “della progressiva e costante erosione delle entrate statuariamente riconosciute per effetti non legati agli andamenti economici (spostamento delle paghe al CED di Latina; spostamento della competenza Iva e così via) a fronte del mantenimento delle funzioni corrisposte ed i relativi costi; si fa riferimento anche all’innalzamento della partecipazione al Fondo sanitario nazionale (dal 42 al 49,11%) “senza contropartita”. In teoria, questa contropartita, avrebbe dovuto essere il riconoscimento delle accise sui prodotti petroliferi, ma lo Stato, casualmente, si è ‘dimenticato’ di questo ‘dettaglio’. Nella stessa delibera si ricorda anche che, con la sentenza 89/2015,  la Corte Costituzionale ha riconosciuto i danni subiti dalla Sicilia nel rapporto col Governo nazionale e che, quindi, andrebbe risarcita.

Alla luce di questo quadro, si potrebbe pensare che Crocetta  con questa delibera si prepari rivendicare i diritti dei Siciliani calpestati in malo modo da Roma. Sbagliato. Oltre a quanto già detto, quindi l’aggiramento delle prerogative riconosciute dagli articoli finanziari dello Statuto, l’attuale Presidente della Regione in questo documento conferma la rinuncia ai contenziosi con lo Stato. Ricordate la questione? L’anno scorso (Giugno2014), senza dire niente a nessuno (neanche all’Ars), ha firmato un accordo con il ministro Padoan, in cui, nel nome di tutti i Siciliani (che non ne sapevano nulla), tra le altre cose, rinuncia agli effetti derivanti dai pronunciamenti della Corte Costituzionale favorevoli alla Sicilia per i prossimi 3 anni. Tradotto, secondo le stime di alcuni analisti, ha rinunciato a fare arrivare in Sicilia circa 4 miliardi di euro.

E’ di un paio di giorni fa la nuova sentenza della Corte Costituzionale ( 246 del 2015) che riconosce alle Regioni a Statuto Speciale il diritto ad incassare le somme recuperate dall’evasione fiscale. Per la Sicilia il bottino sarebbe di circa un miliardo di euro. Ma Crocetta li ha regalati a Renzi e Padoan. Questi con gli altri. Alla faccia dei Siciliani e mentre in Sicilia non è rimasto un Euro.

Ebbene, il Presidente persevera. Infatti in questa delibera dello scorso 20 Novembre, se da un lato si propone qualche modifica a questo famigerato accordo con Padoan, la rinuncia ai contenziosi non è  minimamente messa in dubbio.

Dell’ accordo con il Ministro per l’Economia si vogliono rivedere solo alcuni passaggi che riguardano i limiti imposti dal Patto di stabilità: ci sarebbero alcune voci del bilancio che andrebbero scomputate dal calcolo finale. Ad esempio, si dice che l’obiettivo programmatico annuale deve essere depurato “dall’ammontare complessivo delle regolazioni contabili afferenti alle spese correttive e compensative delle entrate relative ai rimborsi concernenti il gettito delle entrate tributarie”. E, ancora “un’ulteriore regolazione contabile che in atto incide impropriamente sul computo delle spese finali della Regione discende dalle attuali modalità di contabilizzazione degli oneri contributivi al personale del cosiddetto ‘contratto 1″ (circa 7000 dipendenti assunti prima del 1986 con una disciplina previdenziale differenziata) che anziché essere versati all’Ente previdenziale regionale ‘Fondo Pensioni Sicilia’, rimangano acquisiti al bilancio regionale”. E ancora si parla degli interessi passivi dei mutui.

Insomma, regolazioni contabili. Inezie rispetto ai 4 miliardi a cui Crocetta conferma di volere rinunciare. Non solo. La delibera prevede pure il mantenimento ai livelli attuali del contributo al risanamento della finanza pubblica, nonostante la sentenza della Corte Costituzionale ne preveda la diminuzione. E, ciliegina sulla torta, verrebbero concessi ulteriori spazi di patto (una tantum) per assorbire il pregresso che “potrebbe essere quantificato in 500 milioni”. Tutto qua.

Tragicomica, infine, la quantificazione dell’articolo 37 dello Statuto Siciliano: 2 /3 milioni l’anno si legge nella delibera Parliamo di quell’articolo secondo cui le imprese che producono in Sicilia, ma hanno sede legale altrove (dalle banche alle raffinerie, per limitarci agli esempi più eclatanti) dovrebbero versare qui le imposte. Un articolo che, secondo quanto emerso in un convegno voluto, lo scorso dicembre, dal Presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone, vale almeno 5 miliardi di euro. La cifra si può discutere, ma nessuna analisi onesta arriverebbe a 2/3 milioni di euro. 

Insomma, non c’è che dire. Una bella svendita pre natalizia. Roma non esiterà di certo a condividere queste proposte. Magari, poi, Renzi e Padoan si faranno una gran risata dinnanzi ad un Presidente della Regione talmente inadeguato da potere essere arrivato a tanto.

I Siciliani, intanto, sotto l’albero di Natale troveranno un bigliettino con su scritto: “Il Governo Renzi ringrazia. Ed ora arrangiatevi. Buon Natale”.

 

 

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