La farsa: Gianfranco Miccichè prova a ricostruire il centrodestra siciliano che ha distrutto

La farsa: Gianfranco Miccichè prova a ricostruire il centrodestra siciliano che ha distrutto
21 novembre 2015

Forza Italia si conferma un partito ‘padronale’, con Berlusconi che rinomina Miccichè coordinatore degli azzurri in Sicilia. Nell’ammucchiata trasformista si ‘infilano’ anche Nello Musumeci, Roberto Lagalla e Gaetano Armao. Risultato: una ‘macedonia’ politica che oscilla tra il tragicomico e il ridicolo

Il centrodestra siciliano prova a ricompattarsi, ma lo fa all’insegna della confusione e del trasformismo politico, mettendo assieme storie e personaggi che si elidono l’uno con l’altro. Il tutto all’insegna della pressoché totale mancanza di democrazia e, quindi, di credibilità. Ancora una volta, infatti, il leader di un partito, o presunto tale – ci riferiamo a Forza Italia, o a quello che resta (poco, in verità) di questa scalcagnata formazione politica in Sicilia – viene scelto dal ‘capo’ e non da un congresso. Ci riferiamo a Gianfranco Miccichè, che torna ad essere ‘incoronato’ coordinatore degli azzurri siciliani non dalla base, ma da un ottantenne sputtanato (parliamo ovviamente di Silvio Berlusconi) che ormai, vuoi per gli acciacchi, vuoi per le condanne che accumula una dietro l’altra, parla solo in video conferenza.

Forza Italia, insomma, rimane il solito partito padronale, con Berlusconi che ci mette i soldi (perché alla fine di questo si tratta: di soldi: da dove pensate che arrivino i voti in un Sud Italia senza economia e con lo Stato sociale in decomposizione, mafie a parte?) e i ‘sudditi’ che si danno arie di grandi politici. Di Miccichè, poi, non possiamo dimenticare che è uno degli artefici della vittoria di Rosario Crocetta alle elezioni regionali del novembre 2012. E questo non glielo possiamo perdonare!

E’ stato Miccichè, nel 2012, a spezzare il fronte del centrodestra siciliano, candidandosi in alternativa a Nello Musumeci, facendo perdere quest’ultimo. Certo, per quello che sappiamo noi, Miccichè alla sua candidatura ci credeva per davvero: lui pensava veramente che Raffaele Lombardo l’avrebbe appoggiato (Miccichè era stato alleato nei disastrosi governi regionali guidati dallo stesso Lombardo dal 2008 al 2012) lo avrebbe. O almeno così ci è sembrato. Anche se è difficile credere che Miccichè, durante la composizione delle liste – ci riferiamo sempre alle regionali del 2012 – non si sia accorto che, nel collegio di Catania, era Lombardo che forniva candidati (e quindi voti) alla Lista Crocetta…

Micciché, dal 2008 al 2012, ha giocato a sfasciare il centrodestra siciliano, dando vita a ben tre formazioni politiche in quattro anni, tutte alternative al PDL di Berlusconi. Gianfranco Miccichè ha governato quattro anni con Lombardo e con il PD di Antonello Cracolici e Giuseppe Lumia, cioè con quanto di peggio la sinistra siciliana ha espresso dal 1943 ad oggi. Che oggi Miccichè si proponga di guidare un centrodestra alternativo al centrosinistra è tragicomico.

Molto più credibile la tesi di un’ammucchiata tra centrodestra e centrosinistra per provare a fermare l’armata dei grillini.

Quello che non riusciamo a capire è la presenza, stamattina a Palermo – dove quest’armata Brancaleone del centrodestra siciliano tiene una sorta di “A volte ritornano” – di personaggi del calibro di Nello Musumeci e Roberto Lagalla. Si tratta, in entrambi i casi, di persone serie e preparate: che ci fanno con gli eterni trasformisti del centrodestra? Tra l’altro, Musumeci, nel 2012, come già ricordato, è stato ‘pugnalato’ proprio da Miccichè: che senso ha andare ad un incontro con i traditori? Musumeci non sa che chi ha tradito una volta tradirà sempre? Non sarebbe stato più serio – per Musumeci – andare per i fatti propri, invece di mescolarsi a chi si sta riunificando per provare a ‘sterilizzare’ il Movimento 5 Stelle, magari in coppia con il PD? Onorevole Musumeci: una cosa del genere, da lei, non ce l’aspettavamo proprio! Anche perché, se proprio gliela dobbiamo dire tutta, guardi che tra lei e Lagalla, questi sceglieranno Lagalla.

E che dire dello stesso professore Lagalla? E’ un bravissimo radiologo. Uno come lui, con la sua esperienza (è stato assessore regionale alla Sanità ed è stato il vero protagonista del piano di rientro dal deficit sanitario, immeritatamente attribuito all’ex assessore Massimo Russo), ha bisogno della ‘Tac’ politica e della ‘Risonanza magnetica’, sempre politica, per capire dove si sta andando ad ‘infilare’? Professore Lagalla, in politica l’esserci per esserci a prescindere, come direbbe il grande Totò, porta solo a sbattere. E lei, se deciderà di ‘addizionarsi’ a Miccichè, Berlusconi e compagnia bella, andrà solo a sbattere.

Meno incomprensibile è la presenza dell’avvocato Gaetano Armao a questa convention-farsa del centrodestra siculo. Armao è stato tra i protagonisti di Forza Italia siciliana versione anni ’90 (quando a gestire questo partito, per la cronaca, era proprio Gianfranco Miccichè). Ed è stato un riconoscibile personaggio più o meno legato al centrodestra negli anni 2000. Nel 2009 è stato nominato assessore del governo Lombardo. E con Lombardo è rimasto sino alla fine. Oggi ha dato vita, insieme con altri personaggi (che con lui, in alcuni casi, hanno poco o punto a che vedere), al movimento sicilianista Sicilia Nazione.

Che cosa abbia a che vedere Sicilia Nazione con il centrodestra siciliano non riusciamo a comprenderlo. E non ci vengano a dire che la presenza alla convention-farsa del centrodestra siciliano non sia ‘politica’. Berlusconi ha riunito i suoi in Sicilia per ‘contarsi’, come si dice nel gergo politico. E chi non voleva farsi ‘contare’ (e quindi assimilare) tra i berlusconiani, beh, avrebbe dovuto tenersi lontano mille miglia da questo appuntamento politico.

Che gli piaccia o no, anche il professore Massimo Costa – apprezzato sicilianista – esce molto male da questa vicenda un po’ ‘circense’. Sì, il professore Massimo Costa, il noto esperto di contabilità pubblica Riccardo Compagnino – che in questi mesi abbiamo visto accanto ad Armao in Sicilia Nazione – non escono bene da questa storia. La loro immagine che viene fuori oggi è appannata: perché quelli che hanno amministrato la Sicilia dal 2001 al 2008 (ci riferiamo al centrodestra siciliano) e quelli che l’hanno amministrata dal 2008 al 2012) non sono certo migliori dei disastrosi protagonisti del governo Crocetta. Non si può criticare chi governa, ipotizzare un’alternativa e poi ‘stricarsi’ con il centrodestra e con i lombardiani, cioè con chi ha contribuito a distruggere la Regione e l’Autonomia siciliana.

Signori, un po’ di coerenza!

p.s.

All’appuntamento di stamattina non ci sono – così ci sembra di capire – i compra & vendi del Nuovo Centrodestra Democratico del Ministro Angelino Alfano: quelli che dicono di essere all’opposizione del governo Crocetta e poi litigano per spartirsi i posti nell’ufficio di gabinetto dell’assessore ‘incappucciato’. Vero è che Alfano e Miccichè si detestano, ma per fare ‘massa critica’, gli piaccia o no anche a loro, saranno costretti a riunificarsi: anche perché, anche in Sicilia, da solo, il partito di Alfano, ormai, non raggiungerà mai il 5 per cento. E poi, via, Alfano e i suoi alla convention di stamattina ci sarebbero stati ‘al bacio’: trasformisti, menzogneri, traditori, capaci di stare a destra e a sinistra a seconda dalle poltrone da occupare, la presenza degli alfaniani siculi avrebbe dato una nota di ‘vivacità’ all’appuntamento di stamattina.

Tra l’altro – anche per completezza d’informazione – ricordiamo che nel novembre del 2012, nonostante l’arresto di Totò Cuffaro, nonostante la candidatura a tradimento di Miccichè e nonostante i voti di Francantonio Genovese, Crocetta, conti alla mano, sarebbe stato comunque battuto da Musumeci. Così il senatore Pino Firrarello e il suo geniale-genero, Giuseppe Castiglione, vennero chiamati, sottobanco, a fare votare per Crocetta contro Musumeci. Il tutto con la ‘benedizione’ di Berlusconi e Alfano…

 

 

 

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