La paura della piazza siciliana in rivolta ‘convince’ Renzi a sbloccare 90 milioni per i forestali

La paura della piazza siciliana in rivolta ‘convince’ Renzi a sbloccare 90 milioni per i forestali
20 novembre 2015

La vicenda non è chiusa perché ancora si debbono pronunciare la Ragioneria dello Stato e la Corte dei Conti. In ogni caso bisogna capire come la politica troverà i soldi per il 2016 (sia per i circa 24 mila forestali, sia per i precari). Il vero responsabile della crisi finanziaria attuale resta Crocetta: se nel 2014 non avesse regalato oltre 5 miliardi di Euro al governo Renzi non ci sarebbero tutti questi problemi

I ‘segnali di guerra’ lanciati nelle ultime ore non dai sindacati, ma dagli operai della Forestale siciliana – che sono tanti e molto determinati (sulla carta dovrebbero essere circa 24 mila, ma c’è chi dice molti di più – hanno convinto lo ‘stato maggiore’ dei renziani siciliani (in testa il parlamentare nazionale del PD eletto in Sicilia, Davide Faraone, e l’assessore all’Economia, Alessandro Baccei) a inviare a Renzi in persona un messaggio che dovrebbe essere stato, pressappoco, del seguente tono: “Capo, se non ‘cacciamo’ subito ‘sti soldi questi ci fanno un culo così: e guarda che fanno sul serio…”. A questo punto il bullo di Firenze ha dato disposizioni agli uffici di firmare la ‘celeberrima’ delibera CIPE. Insomma, lo sblocco, almeno sulla carta, dei circa 90 milioni di Euro per pagare le ultime giornate lavoratore ai forestali siciliani.

Ovviamente la vicenda non è chiusa. E’ ancora aperta. Vediamo di illustrare il perché. Sulla carta – quando si parla di soldi che Roma deve erogare alla Sicilia, la formula “sulla carta” è d’obbligo – lo Stato dovrebbe erogare alla nostra Regione circa 900 milioni di Euro. In realtà, ne erogherà molti di meno. Di questi 900 milioni circa ne tratterrà, alla fonte, 673 per pagare il “contributo al risanamento della finanza pubblica” del nostro Paese. Sono i circa mille e 300-mille e 400 miliardi di Euro che, ogni anno, lo Stato scippa alla Regione per “risanare i conti pubblici” (in pratica per pagare gli interessi sul debito pubblico). Poco più della metà Roma se li è già presi tramite l’Agenzia delle Entrate: ora si prende l’altra metà.

Insomma, di questi 900 milioni di Euro teorici, ne rimangono, sì e no, 230 circa. Di questi, altri 140 milioni di Euro verranno utilizzati per il cofinanziamento dei fondi europei 2007-2013. In pratica, restano, ‘mansi’, come si usa dire dalle nostre parti, i 90 milioni di Euro per pagare le indennità agli operai della Forestale. Gli altri 800 milioni di Euro la Sicilia non li vedrà mai.

Ciò posto, anche in questa fase i 90 milioni di Euro sono teorici. Il governo Renzi, anche per placare la rivolta sociale che stava iniziando a prendere piede, si è cimentato in un atto ‘politico’. Ora la parola dovrebbe passare alla Ragioneria generale dello Stato e alla Corte dei Conti. ‘Sulla carta’ – come vedete, la formula ritorna – dovrebbero essere passaggi formali. Ma con il governo Renzi, si sa, nulla è scontato. Anche se il presidente della Regione, forse per placare gli animi (e per ‘parare il culo’ ai renziani, come sussurrano i maligni), si è premurato di “ringraziare il presidente del Consiglio Matteo Renzi ed i sottosegretari Lotti e De Vincenti, per aver affrontato e risolto la questione. Con tale delibera – ha aggiunto Crocetta – si sblocca immediatamente il lavoro di prevenzione del dissesto idrogeologico e valorizzazione del territorio, che sarà effettuato dai lavoratori forestali”.

In queste parole di Crocetta riecheggia il clientelismo vecchia maniera: i lavoratori della Forestale siciliana sono garantiti da un contratto: lavorare ed essere pagati è un loro diritto: un diritto che Renzi, Crocetta e Faraone hanno trasformato, come facevano i vecchi democristiani, in un “favore” che i governi nazionale e regionale stanno elargendo a questi lavoratori. “Favore” che, almeno fino a questo momento, è – lo ribadiamo ancora una volta – “sulla carta”. Nel comunicato del presidente Crocetta, infatti, ci sono due parole superflue: “sblocca immediatamente”. La firma del governo Renzi e dei sottosegretari Lotti e De Vincenti non “sblocca immediatamente” un bel nulla, perché, come già ricordato, debbono ancora pronunciarsi la Ragioneria generale dello Stato e la Corte dei Conti.

Detto questo, il problema dei forestali e, in generale, dei precari della Sicilia (il riferimento è ai precari della Regione, dei Comuni, delle ex Province e delle società e degli enti collegati a Regione Comuni ed ex Province) resta ancora da risolvere. Su altri giornali leggiamo che il ‘buco’ della Regione, per il 2016, ammonterebbe a un miliardo e mezzo di Euro. Ma a noi il ‘buco’ risulta essere pari a quasi 3 miliardi di Euro, se consideriamo il già citato prelievo di un miliardo e 400 milioni di Euro del governo nazionale per il ‘risanamento’ dei conti pubblici del nostro Paese. Se poi consideriamo una dichiarazione resa in Aula, qualche settimana fa, dal parlamentare di Forza Italia, Marco Falcone, il ‘buco’ sale a 3,2-32,3 miliardi di Euro (Falcone sostiene che Roma, nel 2016, avrebbe intenzione di trattenere circa 300 milioni di Euro in più).

Che significa questo? Semplice: che con un ‘buco’ di oltre 3 miliardi di Euro è difficile, se non impossibile, fare il Bilancio 2016. O meglio, impossibile no, perché la Regione siciliana le entrate le ha sempre (almeno una parte, perché buona parte delle nostre entrate, già da alcuni anni, vengono incamerate da Roma: circa 8-9 miliardi di Euro all’anno, secondo il professore Massimo Costa).

Insomma, il Parlamento siciliano dovrebbe stilare un Bilancio 2016 tagliando ‘carne e ossa’: e la prima cosa che non potrebbe essere più approntato sarebbe proprio il miliardo di Euro che ogni anno vola via per pagare forestali e precari. Per non parlare degli altri tagli, per esempio alla sanità siciliana, grazie anche a una relazione della Corte dei Conti (parliamo della relazione che i giudici contabili hanno illustrato la scorsa settimana alla commissione Bilancio e Finanze dell’Ars): relazione che, a chi scrive, proprio per la parte che riguarda la sanità, risulta poco convincente: ma questo è un argomento che tratteremo a parte nei prossimi giorni.

Con il pagamento delle ultime giornate lavorative ai operai della Forestale si chiude una falla, ma la ‘barca’ continua a imbarcare acqua. Per il prossimo anno, infatti, i forestali non hanno alcuna certezza. E questo i sindacalisti lo sanno benissimo. Lo scontro sociale è rimandato solo di qualche mese. Ricordiamoci che siamo già a fine Novembre e il governo regionale non ha ancora presentato il ‘Bozzone’ (cioè il disegno di legge di Bilancio e Finanziaria 2016, che oggi si chiama legge di stabilità). Questo perché l’assessore Baccei – che di fatto ha esautorato Crocetta in materia di conti della Regione (e questo già la dice lunga sull’inadeguatezza dell’attuale presidente della Regione) – non sa come coprire il ‘buco’ di oltre 3 miliardi di Euro.

Per concludere, ricordiamoci che, se la Regione siciliana, oggi, si trova in queste difficilissime condizioni finanziarie, la responsabilità è di un Parlamento di ‘ascari’ che non ha mai contestato i tagli romani (e tra questi responsabili inseriamo anche i 14 deputati del Movimento 5 Stelle che, su tale argomento, tacciono, al pari di tutti gli altri parlamentari di Sala d’Ercole). Ma è, in particolare, di Crocetta, che in solitudine, nella primavera del 2014, ha firmato il ‘patto scellerato’ con il quale ha regalato al governo Renzi oltre 5 miliardi di Euro.

Sappiamo che dopo aver firmato, il presidente è tornato a Roma per ritirare la firma. Ma ormai era troppo tardi. Se Crocetta non avesse firmato questo ‘patto scellerato’ oggi i forestali non avrebbero problemi, i precari non avrebbero problemi, i Comuni siciliani non sarebbero tutti senza soldi e via continuando.

Crocetta, invece di tutelare 5 milioni di siciliani, ha tutelato gli interessi del governo Renzi. E questi sono i risultati.       

 

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