Rete degli studenti medi: “Il voto è uno strumento di democrazia”

Rete degli studenti medi: “Il voto è uno strumento di democrazia”
29 ottobre 2015

Cosa pensano i giovani studenti siciliani della politica? Oggi lo abbiamo chiesto alla Rete degli studenti medi. Per i quali, non c’è un partito che si salva, “anche quelli che si sono avvicinati su determinate tematiche, poi sono tornati a farsi i fatti loro”. Ma, è comunque “necessaria una interlocuzione con loro”.. Sul voto non hanno dubbi: “Andare a votare è l’unico modo per fermare certi partiti, dalla Lega Nord al PD che non avrebbe certamente raggiunto il 42% alle europee se più italiani si fossero recati alle urne”

Cosa pensano i giovani siciliani della politica? Cosa sognano per il loro futuro? E’ vero che sanno poco della vera storia siciliana o sono riusciti ad andare al di là delle censure imposte dalla cultura ufficiale? E, ancora, credono nello strumento del voto o professano l’astensionismo? Quello che è certo è che non smettono mai di sorprendere. Oggi, dopo la nostra chiacchierata con i ragazzi del Collettivo Autonomo Universitario, incontriamo la Rete degli Studenti medi. Parliamo con Riccardo Giuliano che di anni ne ha 19 ed è il coordinatore provinciale di questo movimento. Andiamo subito al cuore della questione.

Come vedete la politica voi giovani della Rete degli studenti medi?

Gli studenti sono completamente disinteressati, non perché non seguano la politica, ma perché vedono i partiti e le istituzioni troppo distanti da quelle che sono le loro esigenze e i loro interessi. Noi, come associazione studentesca e come Sindacato Studentesco. ci poniamo come corpo intermedio tra gli studenti e le istituzioni. Cercando di far capire il valore delle istituzioni in quanto tali e quello che in teoria dovrebbero fare.

Tutti i partiti sono da buttare, dunque?

Ricca

Riccardo Giuliano

Per quello che vediamo, sì. Sono deludenti, tutti. Anche quelli che si sono avvicinati su tematiche che ci interessano, ma che poi, in realtà, non hanno fatto niente. 

A cosa ti riferisci?

Innanzitutto alla riforma della scuola. Vero è che alcuni partiti come M5S e Sel hanno sostenuto la nostra protesta, ma poi sono tornati ad interessarsi dei fatti loro. Non solo loro. Abbiamo parlato anche con il PD per la legge regionale sul diritto allo studio. Ci hanno dato ascolto la legge ora c’è, ma poi, sulla sua reale applicazione, non hanno fatto nulla poiché dicono che mancano i soldi. Ovvio che non riescono a fare breccia nel cuore degli studenti.

Voi vi definite di sinistra. Mi pare di capire che non significa PD…

No. Ripeto, abbiamo parlato con tutti i partiti perché era neccessaria una interlocuzione con l’Ars. Ma non ci identifichiamo in nessuno, nemmeno col PD. D’altronde, anche quelli che dovrebbero essere di sinistra, non sembrano tali. Noi  siamo apartitici ,ma chiunque nella nostra organizzazione può fare la scelta individuale di fare parte di un partito di sinistra anche il PD (poi le scelte del partito sugli spostamenti ideologici verso la destra è un altro discorso) , ma che non influisca sul progetto della nostra associazione.

Alcuni scambiano questo vostro giudizio sulla politica con disinteresse verso i temi sociali.

E’ vero il contrario. Siamo sempre in prima linea quando si tratta di lotte sociali. Ma non ci identifichiamo, ripeto con i partiti. Tutti gli studenti, anche quelli più giovani, partecipano attivamente a seminari e dibattiti quando i temi sono interessanti e, soprattutto, quando i relatori sono credibili.

Quali sono i seminari più seguiti?

Sicuramente quelli sulla lotta alla mafia. Quando si parla di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino o Peppino Impastato, le aule sono piene. La vera antimafia, insomma.

Perché c’è anche quella finta….

Certamente. Ce lo racconta la cronaca ed ormai è risaputo che c’è chi ha fatto dell’antimafia un business passando, di fatto, dall’antimafia alla mafia. Per noi essere anti mafiosi significa vivere nella legalità quotidianamente e i nostri modelli sono quelle persone che lo hanno fatto o lo fanno.  Un discorso a 360 gradi che include, ad esempio, anche la battaglia per la legalizzazione della cannabis, come in Olanda, Svizzera e Spagna. Dove lo Stato ha giustamente scelto di togliere questo giro d’affari dalle mani della criminalità. Non ci vuole poi tanto a capire che lotta alla mafia significa anche colpire gli affari dei mafiosi. A tutti i livelli. Dai picciotti che spacciano agli uomini in giacca e cravatta dediti all’arricchimento illecito.

Torniamo un attimo alla politica. Ma andare a votare è giusto o no per voi? I ragazzi dell Collettivo autonomo universitario dicono di no…

Assolutamente sì. Non andare a votare significa dare potere a partiti che, con una vera partecipazione democratica, non conterebbero nulla. Mi riferisco alla Lega Nord, ma anche allo stesso PD: con una partecipazione al voto più alta quel 42% delle europee non sarebbe stato tale.  Il voto è l’unico strumento che abbiamo per esercitare la democrazia.

Avete seguito il dibattito sullo Statuto Siciliano e sulla sua mancata attuazione?

Certo. Se davvero si applicasse la nostra specialità, non mancherebbero risorse per attuare, ad esempio, la legge sul diritto allo studio.

Ti riferisci alle norme fiscali, tipo articolo 37?

Certo. Trattenere risorse sul nostro territorio potrebbe segnare una svolta per la Sicilia.

La gente pensa che non sappiate niente di storia siciliana. I tuoi discorsi fanno pensare altro…

Ci informiano e poi abbiamo la fortuna di avere una insegnate di storia che ci parla di tutto. Anche della storia siciliana.

Avete seguito i fatti della rivolta indipendentista in Catalogna?

Si, su questo punto abbiamo idee diverse. C’è chi pensa che fanno bene i catalani a reclamare la loro indipendenza e c’è chi pensa che, comunque, l’Unità dello stato spagnolo sia importante.

Sapete che anche in Sicilia si stanno moltiplicando i movimenti indipendentisti?

Non li conosco bene. Certo so che l’Unità d’Italia ha portato degli svantaggi e vantaggi. Sulla questione Sud, dobbiamo anche pensare ai vari governi regionali che non hanno investito sul piano sia culturale, che sociale,che economico. Sicuramente la nostra Regione in quanto a Statuto speciale poteva fare di più. Potevamo essere i primi, invece siamo gli ultimi.

Battaglia No Muos. L’avete condivisa?

Sì,siamo in prima linea anche sul tema del Muos. Crediamo infatti che la Sicilia in quanto terra di pace,non posso trattenere degli strumenti di guerra,che chiaramente non sono neanche dello stato italiano,ma degli Stati Uniti. Ma anche per l’impatto ambientale che esso ha.

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