Inceneritori & piccioli: tornano le ‘grandi operazioni’ sui rifiuti come ai tempi di Cuffaro…

Inceneritori & piccioli: tornano le ‘grandi operazioni’ sui rifiuti come ai tempi di Cuffaro…
18 ottobre 2015

Sei inceneritori per bruciare i rifiuti. Questo il progetto del governo Crocetta-PD. Operazione che non ha nulla a che vedere con l’emergenza rifiuti e che, invece, avrà molto a che vedere con la compravendita dei terreni dove realizzare gli impianti… Compravendita di terreni che potrebbe coincidere con la prossima campagna elettorale

I ‘compagni’ del PD ci avevano provato nel 2012. Allora presidente della Regione era Raffaele Lombardo. Erano le ultime battute di un governo che era ormai al capolinea. Ma questo non ha impedito ai ‘compagni’ di volare a Roma per ‘chiudere’ un accordo con il governo nazionale, all’epoca presieduto da Mario Monti. Tema: i rifiuti da bruciare nelle cementerie siciliane, con la ‘benedizione’ di Legambiente Sicilia e con il silenzio delle altre associazioni ambientaliste (quelle che gestiscono le aree protette della nostra Isola con i soldi della Regione).
Poi l’accordo per bruciare i rifiuti siciliani nelle cementerie è andato a farsi benedire. Ma i ‘compagni’ del PD non hanno dimenticato. Del resto, se andiamo indietro nel tempo di qualche anno, dobbiamo ricordare che Totò Cuffaro, qualche tempo dopo la sua elezione a presidente della Regione siciliana (avvenuta nel 2001), punta su quattro inceneritori di rifiuti (ribattezzati elegantemente termovalorizzatori, perché bruciando rifiuti, si sa, si produce energia) partendo dal piano dei rifiuti approvato qualche anno prima dal governo regionale di centrosinistra guidato da Angelo Capodicasa, esponente dei Democratici di sinistra (o quasi). Insomma, per dirla tutta, la voglia di inceneritori del PD siciliano viene da lontano… A differenza del Pci di Berlinguer, che “veniva da lontano e andava lontano”, nel PD le uniche cose che “arrivano da lontano” sono le operazioni affaristiche: come si usava dire un tempo, “Questo passa il governo” (Renzi, ovviamente: un nome, una garanzia…).
Certo, i ‘compagni’ del PD siciliano, prima di arrivare al progetto dei sei inceneritori-termovalorizzatori hanno dovuto aspettare quasi tre anni. Perché il presidente Rosario Crocetta, ad inizio del suo mandato, come tutti ricordiamo, ha affidato la delega dei rifiuti al magistrato Nicolò Marino. Che, addirittura!, avrebbe voluto ridurre, se non smantellare, le discariche siciliane, che, lo ricordiamo, sono la pre-condizione criminale e mafiosa per giustificare gli inceneritori di rifiuti. L’ex assessore Marino si è messo contro la potente famiglia Catanzaro di Siculiana-Agrigento (più Siculiana che Agrigento, per chi conosce fatti personaggi e storie agrigentine). E non si può stare nel governo regionale di Crocetta, del senatore Giuseppe Lumia e di Confindustria Sicilia mettendosi contro Giuseppe Catanzaro. Se non altro perché Catanzaro è il vice presidente di Confindustria Sicilia, un intoccabile dell’Antimafia che opera con la più grande discarica siciliana: quella di Siculiana.
C’è una linea che unisce i governi Cuffaro, Lombardo e Crocetta: è una linea che unisce le discariche e gli inceneritori. Lombardo si vantava di aver bloccato i quattro inceneritori di rifiuti programmati dal suo predecessore Cuffaro. Mentiva. Infatti non è stata la politica a bloccare i quattro inceneritori programmati dalla giunta Cuffaro. A bloccare i quattro inceneritori-termovalorizzatori è stata la magistratura europea, che ha contestato le gare di appalto, rivolte solo alle imprese italiane e non – come invece avrebbe dovuto essere – alle imprese europee. Lombardo non ha bloccato una mazza. Anzi il signor Lombardo, come abbiamo già ricordato, è stato il presidente della Regione che, nel 2012, ha provato, d’accordo con il governo Monti e con gli ambientalisti in salsa sicula, a far bruciare i rifiuti siciliani nelle cementerie.
Lombardo, il suo predecessore Cuffaro e il suo successore Crocetta, insieme e senza soluzione di continuità, non hanno mai fatto qualcosa di concreto per incrementare in Sicilia la raccolta differenziata dei rifiuti. Quello che nessuno dice è che, nei primi anni del 2000, la raccolta dei rifiuti, in alcune aree dell’Isola, era in crescita.

Ad Agrigento e in alcuni centri di questa provincia, grazie alla lungimiranza di alcuni amministratori pubblici e di alcuni imprenditori privati che operano in questo settore, la raccolta differenziata sfiorava il 20 per cento! Cuffaro non ha fatto nulla contro la raccolta differenziata. Puntava,come già ricordato, su quattro inceneritori. Ma fino al 2008 il settore della raccolta differenziata dei rifiuti non è stato penalizzato. A penalizzare questo settore, nei fatti, sono stati il governo Lombardo e il governo Crocetta. E’ con Lombardo e con Crocetta che la Sicilia punta in modo pesante sulle discariche (di questa storia ne sa qualche cosa il sindaco di Misterbianco, Nino Di Guardo, che da anni conduce una battaglia politica contro le discariche).
Dopo aver messo fuori dal governo della Regione Marino, la delega ai rifiuti è passata a Salvatore Callari. Ma, a quanto pare, nemmeno questo secondo assessore dava garanzie al senatore Lumia e ai ‘Signori delle discariche’. Così la scelta è caduta su un terzo assessore, Vania Contraffatto, pubblico ministero presso il Tribunale di Palermo. Con il magistrato in poppa tutto sta diventando più facile. La signora Contraffatto, in verità, si è presentata dicendo che avrebbe puntato sulla raccolta differenziata dei rifiuti. Poi deve averci ripensato se alla festa dell’Unità di Palermo si è pronunciata in favore degli inceneritori. Le idee si cambiano, no?
A questo punto dobbiamo illustrare ai nostri lettori perché l’attuale governo regionale – sempre con un magistrato in poppa, non si sa mai nella vita… – punta sugli inceneritori. Per realizzare un inceneritore passano da cinque a dieci anni (al netto dei ricorsi, che ci saranno, perché le popolazioni dei luoghi dove dovrebbero essere realizzati i sei inceneritori proveranno a difendersi con manifestazioni e ricorsi per evitare di farsi avvelenare dai fumi e per scongiurare la perdita di valore dei terreni). Se ne deduce che gli inceneritori non hanno nulla a che spartire con l’emergenza rifiuti, vera o presunta, della Sicilia.
Proviamo ad essere più chiari. Ormai da qualche anno, in tante parti della Sicilia, i rifiuti rimangono nelle strade per giorni e giorni. Succede a Palermo, nelle strade che collegano i centri a nord ovest della stessa Palermo (Carini, Villagrazia di Carini, Isola delle Femmine, Capaci, Terrasini, Cinisi), ad Agrigento, a Messina, nel Trapanese e via continuando. Questo succede per due motivi. Primo: perché non ci sono più soldi per pagare i circa 13 addetti al servizio per la raccolta dei rifiuti assunti, senza concorsi, dagli ATO rifiuti. Secondo: perché almeno in alcuni luoghi dove l’immondizia non viene raccolta, con la scusa dell’emergenza, si può sempre provare a realizzare “Centri di trasferenza” (in pratica, discariche camuffate) facendo un’abbondante ‘cresta’ con il denaro pubblico che serve per realizzare tali centri. In pratica, per le tangenti.
Come già accennato, per eliminare i rifiuti che oggi rimangono ammassati per giorni – o per settimane – nelle strade di tanti centri della Sicilia gli inceneritori non servono. Per il semplice e logico motivo che l’immondizia non raccolta è un problema di oggi, mentre gli inceneritori saranno pronti, bene che vada, tra cinque anni, o tra dieci anni (i tempi più probabili sono i secondi). E allora perché il governo regionale a trazione PD vuole realizzare sei inceneritori? La risposta si riassume in una parola: piccioli (traduzione per i non siciliani: denaro).
Per quello che si capisce dal caos della politica, il governo Crocetta sembra ormai al capolinea. Il governo nazionale di Matteo Renzi ha tolto tutti i soldi alla Regione siciliana, come ammette anche un deputato regionale della maggioranza, Nino Malafarina (come potete leggere qui: https://www.facebook.com/antonio.malafarina.7?fref=ts). Il ‘buco’ di 3 miliardi di Euro è stato provocato dall’assessore all’Economia, Alessandro Baccei, il toscano imposto alla Sicilia da Renzi. Con un ‘buco’ di 3 miliardi di Euro è impossibile approvare il Bilancio regionale 2016. Morale: se non si troveranno i soldi per andare avanti, Crocetta potrà tirare a campare (tra mille problemi economici e sociali) fino a Marzo del prossimo anno.
Da qui a Marzo del prossimo anno ci sarà il tempo per individuare i luoghi e, soprattutto, i terreni dove realizzare questi sei inceneritori. I terreni che verranno scelti acquisteranno grande valore… Insomma, da qui a Marzo ‘qualcuno’ (indovinate chi?) potrà ‘chiudere’ una bella ‘operazione’ sui terreni: ‘operazione’ immobiliare-finanziaria (sul modello di quella realizzata dal governo Cuffaro, allora con quattro termovalorizzatori-inceneritori) che dovrebbe coincidere, guarda caso, con la campagna elettorale. E cosa c’è di meglio dei ‘soldi freschi’ in una campagna elettorale…

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