Grano & navi/ Scaricati a Bari un milione di quintali. E in Sicilia? Il ruolo dei sindaci

22 settembre 2018

Un interessante approfondimento del sito di GranoSalus ci racconta alcune novità. Nei porti pugliesi si sono attivati i parlamentari nazionali. Allertati i sindaci, perché, leggi alla mano, in materia di salute pubblica, “un sindaco ha più poteri di un ministro della Sanità”. Eh sì, è arrivato il momento di coinvolgere e, se sarà il caso, mettere in mora i sindaci ci Palermo, Catania, Pozzallo e Mazara del Vallo

Mentre a Bari, in questi giorni, il grano estero scaricato dalle navi scorre a fiumi (un milione di quintali: e questo grano arriva in tutta l’Italia, perché in Puglia si concentra il 90% dei molini del nostro Paese), mentre continuiamo a non sapere nulla del grano che arriva in Sicilia con le navi (il presidente della Regione, Nello Musumeci, e l’assessore all’Agricoltura, Edy Bandiera, continuano a ‘babbiare’ su tale argomento) diamo due notizie importanti sul fronte del glifosato.

La prima notizia è che in Puglia i parlamentari nazionali (supponiamo del Movimento 5 Stelle, ma non escludiamo la presenza di esponenti di altre forze politiche) hanno cominciato ad effettuare sopralluoghi nei porti dove arrivano le navi cariche di grano. hanno cominciato con il porto di Bari, ma è probabile che le visite vengano estese anche ad altri porti pugliesi.

La domanda è: perché i parlamentari nazionali eletti in Sicilia e i parlamentari regionali (del Movimento 5 Stelle, ma anche di altre forze politiche) non fanno la stessa cosa? Ci sarebbe subito un primo effetto positivo: i siciliani conoscerebbero, in tempo reale, quante navi cariche di grano estero arrivano nei porti della nostra Isola, da Pozzallo a Palermo, da Catania a Mazara del Vallo.

Certo, il presidente Musumeci e l’assessore Bandiera ci farebbero quella che un tempo, quando ancora non c’era l’euro, veniva definita una figura da due lire. Quindi – e ci rivolgiamo soprattutto ai parlamentari grillini – per salvare la faccia a Musumeci e a Bandiera niente sopralluoghi, da parte vostra, nei porti siciliani? 

La seconda notizia la leggiamo sul sito di GranoSalus:

“Le navi contenenti glifosato le possono fermare soprattutto i sindaci, le Asl e gli assessori della sanità delle Regioni”. Anche se “permangono dubbi sul coordinamento delle norme”.

“In materia di Prevenzione Sanitaria – leggiamo sul sito di GranoSalus – un sindaco ha più poteri di un ministro della Sanità e gli assessori regionali sono quelli che nominano i direttori generali di ASL e ARPA, di fatto, gli attori della prevenzione sanitaria sul territorio. Proprio i sindaci e le Regioni devono vigilare sulle merci uscite da un porto. Spetta quindi, ai sindaci pugliesi dei Comuni di Bari, Corato, Altamura, Spinazzola, Rutigliano, Foggia, Manfredonia, Molfetta, Barletta, controllarne ogni camion per verificare se il grano presenta o meno tracce di glifosato”.

Il ragionamento elaborato da GranoSalus per la Puglia può essere esteso alla Sicilia: oltre a sollecitare i controlli nei porti siciliani ai parlamentari, è possibile cominciare a coinvolgere e, se i casi lo richiederanno, mettere in mora i sindaci delle città siciliane nei cui porti, verosimilmente, arrivano le navi cariche di grano. Spetta quindi ai sindaci di Palermo, Catania, Pozzallo, Mazara del Vallo controllare le navi cariche di grano che arrivano nei rispettivi porti e controllare ogni camion per verificare se il grano presenta o meno tracce di glifosato o altre sostanze contaminanti. 

Ci auguriamo che i consiglieri comunali di buona volontà di queste quattro città siciliane ci contattino per cominciare a capire come organizzare una’azione di pressione nei confronti dei sindaci, nell’interesse della salute dei cittadini (soprattutto dei bambini, che sono più esporti al grano avvelenato dai contaminanti).

Abbiamo visto – lo denunciamo ripetutamente da aprile – che il presidente della Regione Musumeci e l’assessore Bandiera, sui controlli relativi al grano duro estero che arriva in Sicilia dall’estero fanno i pesci dentro il barile. Non ci resta che cominciare a sollecitare le Aziende sanitarie Provinciali (che in Sicilia hanno preso il posto della ASL) e l’ARPA, l’Agenzia Regionale che si occupa dei controlli ambientali.

E cominceremo anche a chiedere contro e ragione dei mancati controlli sul grano estero che arriva in Sicilia anche all’assessore regionale alla Salute-Sanità, Ruggero Razza.

Nell’articolo di GranoSalus si leggono notizie “importanti informazioni sulle modalità che l’attuale normativa prevede in termini di controlli, quando una nave extra-comunitaria o comunitaria giunge nei porti pugliesi. Ai fini del glifosate (o glifosato ndr) nell’area portuale vige il Reg Ue n 293 del 2013, al di fuori dell’ area portuale ha valenza il Reg Ue n 1313 del 2016”.

Ovviamente, tali informazioni valgono anche per la Sicilia.

“Nel caso specifico del glifosato, oggi – leggiamo sempre nell’articolo di GranoSalus – sono previsti, da parte delle autorità portuali, controlli interni al porto, abbastanza incoraggianti rispetto ad un anno fa, quando questo pesticida non veniva neppure considerato. Dopo il sequestro della nave CBM Partner e le numerose segnalazioni alle autorità, dal Ministero della Salute è arrivato l’ordine di ‘monitorare’ il glifosate (o glifosato ndr)”.

Scopriamo, però, che le analisi vengono effettuate dopo che il grano arrivato con le navi è stato scaricato nei silos.

“Logica vorrebbe un processo diverso – leggiamo sempre nell’articolo di GranoSalus -: prima il controllo della nave, da cima a fondo, e poi lo scarico, così come avviene nelle procedure di autocontrollo delle aziende dei mangimi dove, grazie alle potenti sonde, si analizzano velocemente i campioni in laboratorio. Ma questo è un altro aspetto di cui il legislatore dovrà occuparsi”.

Beata la Puglia dove, oltre ai parlamentari che si catapultano nei porti, ci si interroga anche sulla qualità dei controlli, mentre noi, in Sicilia, siamo alla mercé di due ‘mummie’, i già citati Musumeci & Bandiera, campioni assoluti – in materia di controlli sul grano estero che arriva in Sicilia – del nulla assoluto mescolato con il niente cosmogonico…

Nell’approfondimento di GranoSalus c’è una parte dedicata al “conflitto tra regolamenti europei”. Vediamo di che si tratta.

“Il 22 agosto 2017 è entrato in vigore in Italia il decreto del Ministero della Salute che, in attuazione del regolamento Ue n 1313 del primo agosto 2016, ha disposto ‘la revoca delle autorizzazioni all’immissione in commercio e modifica delle condizioni d’ impiego di alcuni prodotti fitosanitari contenenti la sostanza attiva glifosato, sospettato di essere cancerogeno, mentre in precedenza era possibile utilizzare il glifosato nelle coltivazioni in pre-raccolta al solo scopo di ottimizzare il raccolto o la trebbiatura”.

“Il divieto introdotto dal Decreto del Ministero – prosegue l’articolo di GranoSalus – con questo nuovo pronunciamento, pare superare i pregressi limiti di contaminazione da glifosato di cui al Regolamento UE 293/2013 e alle relative tabelle e, comunque, contrasta tale ultima norma. Sussistono seri dubbi sul coordinamento tra le norme del 2013 e del 2016, che appaiono per molti versi contrastanti fino al punto che la seconda, in senso temporale, pare elidere, se non proprio abrogare, la prima”.

Scopriamo, così, che “in sostanza, il grano contenente glifosato non può circolare sul territorio europeo e nazionale, anche dopo essere stato sdoganato. Lo sdoganamento conferisce lo status di grano comunitario. I dirigenti Usmaf (Uffici della sanità marittima) al riguardo evidenziano che il dibattito in questione, riguardante la sicurezza alimentare della popolazione, riveste un interesse pubblico particolare attinente al coordinamento dei vari livelli preposti all’attività di controllo sulla presenza di contaminanti negli alimenti dopo che il grano sia uscito dal porto…”.

Insomma, fuori dal porto sono gli altri organismi preposti ai controlli sanitari che dovrebbero intervenire e rispettare il principio di precauzione.

QUI L’ARTICOLO DI GRANOSALUS PER ESTESO

 

 

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