“La TAV in Piemonte serve solo per comprare i treni ad alta velocità francesi”

“La TAV in Piemonte serve solo per comprare i treni ad alta velocità francesi”
6 marzo 2019

Il giudizio di Marco Trapanese, potrebbe sembrare di parte, visto che è un simpatizzante del Movimento 5 Stelle, già candidato alle ‘Parlamentarie’ per il Senato. Però parla anche da docente coordinatore del corso di laurea in Ingegneria della e-mobility presso dell’Università di Palermo. E il giudizio, così, diventa tecnico. Gli affari che stanno dietro la TAV, ma anche i problemi che la viabilità disastrosa della nostra Isola crea all’agricoltura siciliana

La TAV vista dal Sud. Per la precisione, dalla Sicilia. Con gli occhi di un simpatizzante del Movimento 5 Stelle, già candidato alle ‘Parlamentarie’ al Senato: Marco Trapanese, che è anche un tecnico: coordinatore del corso di laurea in Ingegneria della e-mobility presso dell’Università di Palermo.

Allora, professore, I Nuovi Vespri hanno pubblicato una dichiarazione del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli. anche lui, come lei, esponente del Movimento 5 Stelle. Che dice che lui i soldi della TAV li spenderebbe tutti in Calabria (QUI IL NOSTRO ARTICOLO CON LE DICHIARAZIONI DEL MINISTRO TONINELLI). Lei che anche pensa?

“Intanto cominciamo col dire che in questa storia della TAV la politica c’entra fino a un certo punto”.

In che senso?

“Nel senso che la politica, quella vera, al netto dell’affarismo, dovrebbe bandire la TAV, facendo prevalere il buon senso e la correttezza. E buon senso e correttezza dicono che ha ragione il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli. I soldi della TAV sono molto più utili al Sud che in Piemonte. Anzi i soldi della TAV dovrebbero essere usati al Sud piuttosto che in Pianura Padana, se è vero che in alcune di queste aree del Nord del Paese – in Piemonte e in Lombardia – c’è un eccesso di capacità di trasporto a scapito di tutto il resto dell’Italia. E questo è assurdo. Una situazione che è frutto di un misto di egoismo e di affarismo di stampo nordista”.

Ma allora perché insistono tanto con la TAV?

“La TAV in Piemonte serve solo a comprare i treni ad alta velocità francesi; per questo c’è un interesse fortissimo francese a sviluppare la TAV, per vendere i propri treni, non per sostenere un mercato dei trasporti che non ha bisogno di rafforzare quella tratta”.

E’ la stessa logica del Tram di Palermo, se è vero che, nel capoluogo siciliano, i Tram, addirittura, vennero acquistati prima della realizzazione dei quindici Km di tratta ferroviaria cittadina…

“Ricordo perfettamente quegli anni. Sì, la logica è la stessa”.

Anche le nuove sette linee di Tram che vorrebbero realizzare a Palermo, addirittura senza nemmeno i controlli ambientali, rientrano in questa logica?

“Credo proprio di sì: anche a Palermo la logica è sempre la stessa”.

Forniture con centinaia di milioni di euro per fare felice la vecchia politica e, a quanto pare, anche la Lega di Salvini che, in questo momento, ha tanto bisogno di quel tipo di ‘felicità’…

“Sì, grosso modo lo scenario è questo…”.

Lei si occupa di tecnologie innovative. Cosa dice a tal proposito?

“Dico che si deve cominciare a ripensare la mobilità anche con tecnologie innovative. Linee ad altissima velocità interne alla Sicilia e alla Sardegna, ma anche in altre zone del Sud oggi abbandonate. Penso alle tecnologie che abbiamo studiato e sviluppato all’Università di Palermo: la dimostrazione, detto per inciso, delle capacità tecnologica innovative che le università del Sud hanno dimostrato di padroneggiare. Ad esempio, l’università di Palermo possiede dei prototipi di motori lineari capaci di raggiungere con estrema facilità velocità dell’ordine di 500 km/h. Abbiamo ampiamente dimostrato la robustezza di questa tecnologia e tuttavia stentiamo a trovare le risorse per poter pienamente dimostrare cosa si può realizzare con quest’approccio.”

Lei che è un tecnico, ci dice come mai nessuno, in Sicilia, in questi anni, si è occupato del rapporto tra viabilità e agricoltura? Noi siamo stati più volte contattati da gestori di aziende agrituristiche che ci raccontano di aver perso decine e decine di prenotazioni perché, quando piove, è impossibile raggiungere tante zone della Sicilia, soprattutto nell’entroterra dell’Isola. Poi ci sono titolari di aziende zootecniche che ci dicono che, in certi giorni, non riescono a commercializzare il latte perché le strade sono impercorribili.

“Il problema è serio e, purtroppo, con l’abbandono delle strade provinciali provocato dagli scippi finanziari dei Governi nazionali di centrosinistra alle Province siciliane, già da qualche tempo anche alcune aree costiere rimangono isolate quando piove. Ma nell’entroterra della nostra Isola, che era già spopolato e abbandonato, posso assicurare che la situazione è veramente drammatica. Fare agricoltura e allevare gli animali, in certe aree del centro della Sicilia, è diventato difficile”.

E’ solo un problema legato al sostanziale default delle Province siciliane?

“In buona parte sì, ma non solo. Prendiamo l’esempio del territorio della Provincia di Palermo, che oggi si chiama Città metropolitana, che non è altro che la vecchia Provincia alla quale hanno cambiato il nome. Mentre le strade provinciali cadono a pezzi – e mentre cadono a pezzi anche le strade di Palermo-città – hanno già pronti centinaia di milioni di euro per le citate nuove sette linee di Tram. I grandi appalti e le grandi forniture da una parte e l’abbandono del territorio dall’altra parte. E’ una politica sbagliata, che penalizza cittadini e, soprattutto, le imprese agricole. Una logica che poi va a giustificare l’importazione, da parte della Sicilia, di prodotti agricoli esteri”.

Quindi c’è un nesso stretto tra trasporti ed agricoltura?

“Certo! Sulla viabilità ordinaria, poi, è opportuno evidenziare un aspetto trascurato: è uno degli strumenti principali per avere un’economia agricola efficace: senza la viabilità ordinaria l’agricoltura muore: ed è quello che sta accadendo in Sicilia. I territori interni nella nostra Isola sono fortemente sfavoriti. L’agricoltura delle isole italiane soffre una doppia concorrenza: sui prezzi e sui trasporti. Molti Paesi esteri – e questo voi lo scrivete spesso – producono a costi molto più bassi, anche se, in molti casi, i prodotti che arrivano sulle nostre tavole sono scadenti. Ma i prezzi sono bassi e i prodotti diventano fortemente concorrenziali. Questo già penalizza gli agricoltori siciliani che, tra i tanti problemi, debbono pure operare con una viabilità disastrosa”.

Che bisognerebbe fare?

“Priorità assoluta per una riqualificazione della viabilità ordinaria delle isole e, al contempo, farle diventare laboratorio per la nascita di sistemi innovativi di trasporto”.

 



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