Il Governo nazionale salva la Regione siciliana dal default: stop ad alcuni scippi romani avallati dagli ascari

19 dicembre 2018

I parlamentari nazionali del Movimento 5 Stelle eletti in Sicilia e il Governo nazionale evitano il default della Regione e provano a salvare anche le ex Province. Il Governo giallo-verde elimina alcune delle penalizzazioni che il Governo Renzi, con l’avallo del PD siciliano, aveva inflitto alla Regione

Nel giorno in cui si chiude l’accordo sulla legge nazionale di stabilità 2019 (leggere Bilancio e legge Finanziaria dello Stato) tra la Commissione Europea e il Governo nazionale lo stesso esecutivo nazionale dà una mano alla Sicilia scongiurando il default della Regione. E lo fa eliminando alcune (non tutte) delle penalizzazioni ai danni della nostra Isola volute dal passato Governo Renzi (che Iddio lo abbia in gloria…) e avallate dagli ascari del passato Governo regionale siciliano di centrosinistra.

“Da quando ci siamo insediati come delegazione di parlamentari siciliani – scrivono in una nota i parlamentari nazionali del Movimento 5 Stelle eletti in Sicilia (Davide Aiello, Piera Aiello, Roberta Alaimo, Cristiano Anestasi, Antonella Campagna, Azzurra Cancelleri, Luciano Cantone, Santi Cappellani, Vittoria Casa, Nunzia Catalfo, Giuseppe Chiazzese, Rosalba Cimino, Chiara D’Angelo, Steni Di Piazza, Valentina D’Orso, Tiziana Drago, Francesco D’Uva, Paolo Ficara, Barbara Floridia, Andrea Giarrizzo, Mario Michele Giarrusso, Cinzia Leone, Caterina Licatini, Antonio Lombardo, Vita Martinciglio, Maria Marzana, Marialucia Lorefice, Pietro Lorefice, Rino Marinello, Vita Martinciglio, Francesco Mollame, Antonella Papiro, Maria Laura Paxia, Aldo Penna, Filippo Giuseppe Perconti, Dedalo Pignatone, Pino Pisani, Angela Raffa, Gianluca Rizzo, Loredana Russo, Eugenio Saitta, Filippo Scerra, Michele Sodano, Simona Suriano, Fabrizio Trentacoste, Giorgio Trizzino, Adriano Varrica) – la nostra prima preoccupazione è stata quella di invertire la tendenza, tristemente consolidata dalla vecchia politica, di utilizzare la Sicilia come granaio di voti per poi disinteressarsi delle sue problematiche. Il nostro obiettivo è che la Sicilia possa rilanciarsi dal punto di vista economico e si possano colmare i gap accumulati in decenni di malapolitica nazionale e regionale. Per questo abbiamo lavorato silenziosamente ad un accordo, oggi siglato dal Governo nazionale col Presidente della Regione siciliana, che ponesse le basi per il rilancio della nostra terra attraverso delle misure importanti. Come MoVimento 5 Stelle stiamo onorando l’impegno che abbiamo preso con i cittadini siciliani, consapevoli della grande responsabilità che ci è stata assegnata lo scorso 4 marzo”.

Il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, trova così, a Roma, un interlocutore corretto che elimina, parzialmente, le ingiustizie e gli scippi operati dal precedente Governo nazionale.

“Entrando nel merito dell’accordo – spiegano i parlamentari siciliani del M5S – innanzitutto siamo riusciti a ridurre, rispetto al 2018, il contributo della Regione al risanamento della finanza pubblica, che passerà da 1,6 miliardi a 1 miliardo, con una riduzione di ulteriori 300 milioni rispetto a quanto già previsto”.

Su questo fronte, se proprio la dobbiamo dire tutta, lo sforzo dello Stato avrebbe dovuto essere maggiore, perché togliere ogni anno alla Regione siciliana un miliardo di euro per pagare gli interessi sul debito pubblico italiano (perché a questo servono ‘sti soldi) ci sembra eccessivo. E questo al di là del fatto se a governare sia Musumeci o un altro presidente della Regione: perché, alla fine, sono risorse e servizi tolti ai siciliani!

“Auspichiamo – prosegue la nota dei parlamentari nazionali grillini – che tali risorse vengano immediatamente utilizzate per dare ossigeno alle ‘casse’ delle ex Province siciliane in modo da garantire l’erogazione dei servizi alla cittadinanza e la tutela dei dipendenti”.

Anche su questo punto il Governo nazionale avrebbe dovuto fare chiarezza, soprattutto con le città metropolitane di Palermo e Catania: perché il dubbio è che queste due realtà amministrative (gestite dai rispettivi sindaci delle due città in forza di una legge antidemocratica) non trovino i soldi per fornire i servizi ai cittadini e li trovino, invece, per i grandi appalti…

“II Governo riconoscerà alla Regione un trasferimento di 540 milioni di euro da destinare ai liberi consorzi e città metropolitane per le spese di manutenzione straordinaria di strade e scuole – prosegue la nota dei grillini – da erogare nei prossimi sei anni”.

Anche su questo punto il Governo nazionale poteva fare di più e meglio: magari sull’esempio del Comune di Roma dove la sindaca, Virginia Raggi, sta provando a coinvolgere il Genio militare per la sistemazione delle strade: la stessa cosa potrebbe essere fatta in Sicilia per le strade provinciali, evitando gare di appalto che finiscono per dare vita a ricorsi e contro-ricorsi: col risultato di tempi lunghi e soldi che, invece di essere utilizzati per i lavori pubblici, finiscono in costose spese legali.

Sarebbe molto più funzionale erogare i 540 milioni di euro al Genio militare con l’obiettivo di sistemare le strade provinciali della nostra Isola. I lavori verrebbero realizzati prima, con minore spesa, eliminando sul nascere eventuali ‘infiltrazioni’…

“In ogni caso – prosegue il comunicato dei grillini – il Governo nazionale si impegna a trovare, entro il 30 settembre 2019, adeguate soluzioni per il sostegno ai liberi consorzi e alle città metropolitane della Regione siciliana, al fine di garantire parità di trattamento rispetto ai medesimi enti del restante territorio nazionale”.

“Altro passaggio di assoluta rilevanza – scrivono sempre i grillini – è l’impegno congiunto di aggiornare ed attuare, entro il 30 settembre 2019, le norme presenti nello Statuto siciliano in materia di autonomia finanziaria. Entro il 31 gennaio 2019 verranno congiuntamente definite le modalità di attribuzione dell’IVA alla Regione siciliana e si procederà all’individuazione in via definitiva le modalità di attribuzione del gettito relativo all’imposta di bollo”.

Si tratta di circa 800 milioni di euro all’anno di IVA che gli ascari del centrosinistra che nella passata legislatura governavano la Regione siciliana hanno regalato a Roma. Fare rientrare in Sicilia soldi dei siciliani è il minimo, anche per ‘lavare’ la faccia ai già citati ascari siciliani che ancora oggi blaterano.

“Oltre a queste misure – prosegue la nota dei grillini – il Governo M5S si è impegnato a valutare forme di fiscalità di sviluppo, al fine di favorire il rilancio economico e sociale e ad attrarre investimenti nell’Isola. A tal proposito, il Governo ha ottenuto l’impegno da parte della Regione a garantire un incremento della spesa investimenti, a partire dal 2019 fino al 2025, di almeno il 2% rispetto all’anno precedente. Insomma, il Governo nazionale tende una mano alla Regione, ma pretende che questa rilanci gli investimenti e riqualifichi finalmente i suoi conti”.

“Dall’insediamento del Governo abbiamo lavorato senza sosta, unitamente al Sottosegretario Alessio Villarosa che vogliamo ringraziare per l’impegno profuso e la qualità del suo operato, per arrivare a questo primo passaggio – affermano i deputati nazionali cinquestelle Adriano Varrica e Paolo Ficara – Abbiamo chiesto e ottenuto una revisione degli accordi capestro siglati da Crocetta coi governi nazionali del PD (si tratta dei due ‘Patti scellerati’ siglati dal Governo Renzi e dal Governo di Rosario Crocetta nel giugno del 2014 e nel giugno del 2016 ndr). Adesso, contrariamente a quanto fatto nei precedenti anni, pretenderemo un monitoraggio costante di questi accordi: noi come maggioranza parlamentare M5S e come Governo nazionale stiamo facendo la nostra parte e verificheremo passo dopo passo che la Regione rispetti gli impegni presi. In questa direzione vanno gli ordini del giorno che sono stati approvati la scorsa settimana dal Governo relativi all’istituzione di un tavolo permanente tra Ministero e Regione per monitorare questo nuovo corso”.

C’è anche un comunicato della presidente della Regione siciliana:

“Dopo lunghi mesi di trattative, successive all’incontro a Roma tra il governatore Nello Musumeci e il ministro dell’Economia Giovanni Tria, e i numerosi Tavoli coordinati dall’assessore Gaetano Armao, stamane finalmente è arrivato il via libera. Un’intesa che per l’Isola, tra maggiori entrate, minori spese e spalmatura di oneri vale, a regime, oltre due miliardi di euro”.

Il comunicato cerca di farci credere che sarebbero stati i “Tavoli coordinati dall’assessore Gaetano Armao” a risolvere – ribadiamo solo una parte – dei problemi finanziari creati dai passati Governi – nazionale e regionale siciliano – di centrosinistra. Superfluo aggiungere che non è così, perché è stato l’attuale Governo nazionale ad affrontare la questione, non per fare un favore all’attuale Governo regionale, ma nell’interesse dei cittadini siciliani.

“In particolare – leggiamo sempre nel comunicato di Palazzo d’Orleans, sede  della presidenza della Regione siciliana – il contributo della Regione al risanamento della finanza pubblica scende e si stabilizza dagli attuali 1,3 miliardi di euro a un miliardo l’anno, con un risparmio, quindi, di novecento milioni per tre anni. Altri 540 milioni di euro arriveranno, nei prossimi sette anni per le spese di manutenzione straordinaria di strade e scuole per le ex Province”.

Qui notiamo qualcosa che andrebbe chiarita: nel comunicato dei grillini c’è scritto che i 540 milioni di euro serviranno per le strade e le scuole; nel comunicato del Governo regionale c’è scritto che ‘sti soldi serviranno anche “per le ex Province”.

Attenzione: la cosa è seria. Perché un conto è utilizzare queste somme per sistemare le strade provinciali e i plessi scolastici, altra e ben diversa cosa è che le ex Province utilizzino queste somme per pagare gli stipendi del personale e, soprattutto, per andare ad alimentare fallimentari e truffaldini mega appalti pubblici. Su questo punto il Governo nazionale dovrebbe fare chiarezza e pretendere di conoscere la destinazione di tali somme.

“Accordo anche per quanto concerne l’incasso del gettito dell’imposta di bollo (che vale circa 360 milioni di euro per tre anni) – prosegue la nota di Palazzo d’Orleans – e la possibilità di spalmare in trent’anni, anziché tre, il disavanzo che il governo Musumeci ha ereditato dalle precedenti gestioni (un’apposita norma è stata inserita nel maxi-emendamento alla Legge di stabilità in votazione al Senato). Di contro, la Regione si è impegnata a riqualificare la propria spesa per investimenti con un aumento del due per cento all’anno fino al 2025”.

“Apprezziamo – evidenzia il presidente della Regione Musumeci – l’apertura del governo centrale su temi che rimangono da anni senza esito. Il Tavolo tecnico che abbiamo chiesto a Roma rimarrà aperto anche per confrontarci, già ai primi dell’anno, sulla sorte che il governo Conte vuole dare alle nostre nove Province, come si è già impegnato di fare nell’accordo sottoscritto. Ringrazio l’assessore Armao per l’impegno profuso in una trattativa difficile e laboriosa, ma che alla fine restituisce alla Regione Siciliana diritti nel tempo negati”.

“L’accordo – sottoscritto dal presidente Musumeci e dal ministro Tria – prevede anche di aggiornare e approvare le norme di attuazione (risalenti a oltre cinquanta anni fa) dello Statuto siciliano in materia finanziaria entro il 30 settembre del prossimo anno. Sempre entro il 2019, il Governo centrale si è impegnato a trovare adeguate soluzioni per il sostegno alle Città metropolitane e ai Liberi consorzi di Comuni dell’Isola per garantire parità di trattamento rispetto agli stessi Enti nel resto d’Italia e di favorire l’equilibrio dei relativi bilanci. Riconosciute anche la condizione di insularità, la perequazione infrastrutturale e la fiscalità di sviluppo per imprese e pensionati”.

Un altro comunicato del Governo regionale annuncia per domani un incontro con gli amministratori degli enti locali della Sicilia:

“La grave crisi della finanza locale in Sicilia sarà il tema dell’incontro che domani (20 dicembre) i sindaci e i commissari delle ex Province dell’Isola avranno con il presidente della Regione Nello Musumeci. A concordarlo il presidente dell’Anci Sicilia, Leoluca Orlando, e lo stesso governatore. Il confronto servirà a definire un’analisi approfondita delle difficoltà finanziarie in cui si trovano gli enti locali siciliani e a predisporre una strategia comune col governo della Regione, da portare a Roma al tavolo di Palazzo Chigi”.

A questo punto non resta che andare a votare (con elezioni di secondo grado) per restituire alle ex Province siciliane un briciolo di democrazia. Con riferimento, soprattutto, a Palermo, Catania e Messina.

Nella foto Palazzo Chigi, sede del Governo nazionale

 

 

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