La festa dell’Immacolata Concezione nel Regno delle Due Sicilie

La festa dell’Immacolata Concezione nel Regno delle Due Sicilie
27 novembre 2018

LA STORIA DEL SUD VISTA CON GLI OCCHI DI UN BAMBINO/ In questa puntata del racconto vengono descritti i festeggiamenti e le tradizioni durante il giorno dell’Immacolata Concezione, che era la festa nazionale del regno delle Due Sicilia 

di Domenico Iannantuoni 

Oggi è una festa eccezionale e siamo tutti a casa in vacanza,
studenti e lavoratori. E’ la festa nazionale del nostro Regno delle
Due Sicilie ed il programma di tutti i napoletani è davvero
speciale…con un’agitazione massima soprattutto per i piccoli.
La nostra famiglia è al completo, io e mia sorella e mio padre e
mia madre, pronti a vivere gli eventi bellissimi che si sarebbero
succeduti durante la giornata.

Per prima cosa mia madre aveva preparato fin dalla sera
precedente, un pranzo da consumare freddo il giorno dopo.
Mozzarella di Caserta, con melanzane al funghetto, come
antipasto; una buonissima frittata di pasta (con spaghetti) come
primo; un pollo ripieno con patate al forno per secondo; pane
“cafone” a volontà e frutta secca, tra cui le prelibatissime noci
di “Sorrento” e le nocciole di Avella; come dolce aveva
preparato una buonissima zuppa inglese.

Mio padre aveva
riservato un paio di bottiglie di ottimo Aglianico avellinese.
– Sveglia ragazzi, sveglia sono già le sette del mattino!-
Tuonò mio padre aprendo gli scuri delle nostre finestre.
– Forza che la messa, che seguiremo qui nella nostra
Chiesa di S. Francesco non aspetta ritardatari…-

Io e mia sorella ci alzammo a razzo, ma il bagno era unico e lei
si infilò dentro rapidamente. Non mi restò che fare una buona
colazione, la mia preferita, caffelatte e pane cafone secco, e
aspettare. Intanto mi madre, già vestita e pronta quasi per uscire
mancandole solo la mantella, mi baciò con affetto e iniziò a
sistemare la tavola per il mezzodì, sistemò a dovere il cibo nello
stipetto della cucina, tenendo separate le cose più odorose in un
altro vano a lato.

Anche mio padre era già vestito di tutto punto,
gli mancava il cappello e la mantella.
Finalmente il bagno fu libero ed io mi ci gettai velocemente per
la mia toilette. Un quarto alle otto eravamo già in strada per
raggiungere la chiesa. La messa in devozione a S.S. Maria
Immacolata Concezione, che è appunto la nostra festa nazionale
del Regno, era cantata…in latino! Finalmente la Comunione, cui
parteciparono anche i miei genitori e mia sorella, la benedizione
e poi via, verso Campo di Marte!

– Francesco, ricordati di starci sempre vicino, mi
raccomando.- Mi disse mio padre mentre io acceleravo il
passo per giungere prima al luogo della manifestazione
militare.

Mi girai a guardare la mia famiglia che mi parve bellissima in
quella circostanza. Mio padre con una mantella e piccola tuba
nera, e caramella in mano, sotto vestiva un abito di fustagno
grigio e la camicia metteva bene in risalto una cravatta nera
strisciata di grigio. Mi madre, con ampia gonna di velluto
leggero, rigonfia, color amaranto con nastrini rosa ricadenti sul
grembo, tutto alla moda naturalmente, corpettino in colore
sempre amaranto, camicetta e mantellina ricamata. Un grazioso
cappellino del colore della mantellina, appoggiato inclinato sul
suo dolce capo, le dava un tocco di eleganza materna. Mia
sorella era vestita con un abito simile a quello di mia madre ma
di color seppia e portava solo la mantellina nera sopra le spalle.

Io ero vestito bene per questa occasione. Un bel completo in
velluto verde scuro, camiciola bianca con nastrino verde al
collo, calzettoni al ginocchio e scarpe di vacchetta marrone. La
mantellina mia era rigorosamente nelle mie mani, perché avevo
un caldo “becco”.

Finalmente raggiungemmo Campo di Marte ove la folla,
assiepata, a me parve subito immensa. Mio padre ci portò sotto
le tribune ove aveva riservato i posti per noi.

C’erano già in posizione le bande musicali della Marina Militare
e di fianco quella dei Granatieri. In lontananza si vedevano già
i militari pronti alla sfilata. La nostra tribuna era molto vicina al
Palco Reale che era già gremito dalla Corte, dopo poco giunsero
insieme il nostro Re Francesco II e la Regina Maria Sofia di
Wittelsbach. Una coppia bellissima e veramente regale.

Re Francesco, solo ventunenne, era bello e slanciato e parecchio più
alto di sua moglie Maria Sofia. Quando il palco reale fu
completo, Re Francesco diede un cenno e le bande musicali,
insieme suonarono il nostro inno nazionale(14). Musica
perfettamente coordinata ed effetto brivido assicurato.

Tutta l’immenssa folla, che in gran parte cantava l’Inno al Re,
alla fine osannò Re Francesco e la Regina Maria Sofia e
l’applauso che ne uscì parve un boato.
Intanto il sole decembrino intiepidiva l’aria.
– Francesco, Maria!- Disse mia madre.
– Volete un tarallo, avete fame?-
– No mamma, risposi io…casomai verso la fine delle
sfilate.-

Mia madre mi accarezzò e si strinse a mio padre.
Dopo qualche minuto di silenzio, la banda dell’esercito iniziò a
suonare una delle sue innumerevoli marce cavalleresche e subito
dopo giunse un Battaglione di Dragoni a Cavallo con la sciabola
sguainata. Le loro divise rosse, con i corpetti inclinati sulla
spalla e l’elmo metallico tipo “antica Roma”, facevano molto
effetto.

Dietro i Dragoni, con diversa marcia suonata dalla banda,
giunsero i Fucilieri a cavallo. Si riconosceva il fucile in loro
dotazione detto “Mongiana”, a fulminante, prodotto nelle
ferriere di Mongiana in Calabria(15). Poi fu la volta della Marina,
e sfilò in leggero passo di corsa un battaglione intero di fantimarinari,
che avevano una divisa atta all’uso anfibio di colore
grigio. Una pistola a tamburo alla cintola ed un fucile a canna
corta a fulminante tipo Mongiana.

Sempre a suon di musica, tutti pezzi diversi, cambiò la scena e
fu il turno degli “Zappatori”, un battaglione ordinatissimo con
zappa sulla spalla e fucile a tracolla ad acciarino, giacche rosso
rubbia e pantaloni azzurri. All’arrivo della Guardia Reale a
Cavallo la gente uscì in ovazione, i cavalli spesso nitrivano. Le
loro divise blu con pantaloni in blu più chiaro ed i piumaggi dei
loro elmetti diedero una visione stupenda.

Passarono poi i Cacciatori di Linea, un corpo diffusissimo nel
nostro esercito, Giacca blu, bandoliere incrociate e pantaloni
rosso rubbia o beige. Essi marciavano con un passo di
riferimento più forte ed il rumore generale del loro passo era
intonato alle note musicali.

Gli allievi della Nunziatella giunsero in due battaglioni, uno a
cavallo e quello dei cadetti di corsa, tutti con lo sguardo rivolto
al Re. Poi fu il turno dell’artiglieria a cavallo con traini di obici
semipesanti e due cavalli appaiati per traino, è questa artiglieria
l’orgoglio del nostro esercito.

Quindi la nostra cavalleria, molto numerosa e dotata dei
meravigliosi cavalli “Persano”(16), passò con tre battaglioni.
Le guarnigioni Svizzere, con i loro colori rossi, marciarono in
strette file tattiche con i moschetti incrociati al petto.
Molto effetto diede il battaglione degli Ussari, con i loro
copricapi in pelo nero alti quasi due palmi. Quindi fu il turno dei
Carabinieri a cavallo, semplicemente maestosi nelle loro divise
bellissime, giacche nere e pantaloni bluette; carabina a tracolla.
Infine ancora la Marina, almeno quattro battaglioni di marinari,
con le loro giubbe blu ed i pantaloni bianchi. In dotazione
avevano corti fucili alla spalla.

I vessilli erano ovunque, frammisti alle bandiere dinastiche. A
mezzodì la parata militare era finita e lo capimmo perché nella
rada del porto la nostra cannoniera ad elica “Monarca” aveva
iniziato a sparare 91 colpi di cannone che facevano tremare i
vetri dei palazzi in Città.

Il Re e la Regina, salutarono la folla e furono contraccambiati
con ovazioni.

Io rimasi molto colpito dalla parata militare e presa la mano di
mia madre mi incamminai silenzioso verso casa. Mia madre mi
porse un tarallo friabile che aveva riposto in borsetta. Lo
mangiai di gusto.

Poi a casa avemmo il nostro pasto già cucinato che sparì in un
battibaleno ed io ebbi per somma decisione di mio padre, ben
tre assaggi di vino. Mia madre chiuse gli occhi, mi sorrise, e
strinò con lo sguardo mio padre che fece finta di nulla, il quale
aggiunse con fare da guida turistica:
– Ragazzi, la giornata è ancora lunga, adesso ci
immergiamo nella moltitudine di Napoli per goderci la
nostra città e stasera, prima di tornare a casa, passiamo
da via Partenope a goderci i fuochi d’artificio…e poi,
pizzaaaa….tutti insieme al ristorante “il Cacciatore” qui
vicino casa!-.

Grande mio papà, è sempre colmo di entusiasmo e soprattutto è
un grande amico sia per me sia per Maria. Anche mia madre era
contenta…per un giorno intero la cucina sarebbe stata un
ricordo.

(Continua)

(14) Inno al re, di Giovanni Paisiello

(15) Ferriere di Mongiana, primo sito siderurgico sul suolo italiano, del Regno delle Due Sicilie 1770.

(16) La Persano è una razza equina creata nelle scuderie reali del Regno di
Napoli, site nell’omonima località vicino a Serre, in provincia di
Salerno. La razza fu voluta dal Re Carlo di Napoli che ordinò nel 1741
di incrociare stalloni turchi con fattrici locali. Nel 1761, il Re ,divenuto
Carlo III di Spagna Invio in allevamento a Persano ,tre stalloni spagnoli.

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Foto tratta da vesuviolive.it



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