Alienazione culturale del Sud atto III/1860: un popolo militarmente sconfitto/ MATTINALE 131

Alienazione culturale del Sud atto III/1860: un popolo militarmente sconfitto/ MATTINALE 131
14 settembre 2018

Così il generale George Custer disse al mitico Toro seduto. La stessa fine hanno fatto i meridionali dopo la battaglia sul Volturno. Da allora l’Italia non ha più lasciato la ‘preda’, ovvero il Mezzogiorno. A sistemare i conti con la storia, scrivendone una falsa, hanno pensato gli “scrittori salariati”, quelli che, ancora oggi, raccontano balle sulla conquista del Sud  

Del resto, siamo onesti: nessuno spiegò agli avanzi di Crimea che andavano a liberare un popolo oppresso. Loro erano lì per conquistare nuovi territori al loro mandante Vittorio Emanuele II e avevano piena liberà di azione contro tutti quelli che si opponevano alla loro missione. A nulla rilevò che tra questi truci oppositori ci fossero anche donne e bambini, anzi. Si faceva meno fatica e ci si divertiva di più.

Bronte, Auletta, Gaeta, Fondachelli Fantina, Pontelandolfo, Casalduni: un calvario disumano di incendi, stupri saccheggi, ma anche fatica, qualche perdita, sudore sangue e polvere. Siamo giusti: il punto di vista della soldataglia è comprensibile: è uguale a quello delle Giacche blu, dei Lunghi coltelli, l’esercito degli Stati uniti d’America.

“Voi – disse il generale George Custer a Sitting bull, il mitico Toro Seduto – siete un popolo militarmente sconfitto”.

The winner takes any price. Il vincitore prende tutti i premi. E così fu dopo il massacro finale di Wounded knee, così fu dopo la vittoria sul Volturno. E’ ragionevole pensare che i vincitori lascino la preda di propria spontanea volontà? Esiste in natura un simile comportamento? No!

Dobbiamo anzi essere grati alla storia che ci ha evitato di fare la fine delle colonie d’oltre mare di Francia ed Inghilterra, costrette da accordi capestro, stipulati con la minaccia delle armi, di consegnare in eterno alla ex “madrepatria” il 90% delle loro ricchezze e, soprattutto, di non correre il rischio, in caso di rifiuto, di subire qualche sanguinoso colpo di Stato da parte della sempre viva e vegeta “legione straniera” che, mettendo a capo dello Stato riottoso un nuovo “pupo” ripristina l’ordine.

In Sicilia e nel Mezzogiorno siamo ormai lontani dai tempi delle ribellioni soffocate nel sangue. I massacri di Bronte, quelli dei Fasci dei lavoratori, la rivolta del Sette e mezzo, ormai vengono salutati come imprese militari e si omaggiano i carabinieri eredi degli autori di tanto orrore. E alle manifestazioni ci vanno Sindaci merdosi e Presidenti della Regione, ascari per parte di madre, mentre i soliti scrittori salariati elaborano dotti articoli in cui si dimostra inequivocabilmente che avere fame è un reato gravissimo. 

(Fine terza puntata/ segue)

Foto tratta da ilmattino.it

 



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