Dopo avere ‘spolpato’ il Sud i furbi del Centro Nord vogliono la “secessione dei ricchi”. Petizione per bloccarli

Dopo avere ‘spolpato’ il Sud i furbi del Centro Nord vogliono la “secessione dei ricchi”. Petizione per bloccarli
31 agosto 2018

Il Nord e il Centro Italia si confermano quello che sono sempre stati: sfruttatori ed egoisti. Dopo avere ridotto all’osso il Mezzogiorno – cosa che hanno fatto dal 1860 ad oggi – adesso vogliono la secessione scippando altre risorse al Sud in barba alla Costituzione. Una petizione su Change.org dell’economista Gianfranco Viesti per bloccare questa ‘furbata’ e discutere democraticamente e correggere i passaggi di questa ‘secessione’

Ormai da anni, con la scusa che ci sono i fondi europei per il Sud (si tratta dei fondi strutturali che, in realtà, riguardano solo quattro Regioni del Mezzogiorno: Campania, Puglia, Calabria e Sicilia che rientrano tra le Regioni ad Obiettivo convergenza), lo Stato ha ridotto, e in alcuni casi azzerato, l’intervento ordinario nel Meridione. Le denunce dell’abbandono del Mezzogiorno sono ormai una costante, da parte della SVIMEZ. Eppure, invece di un rilancio della questione meridionale, assistiamo al tentativo di alcune Regioni del Nord e del Centro di dare vita a una sorta di “secessione dei ricchi”, come l’ha giustamente definita il professore Gianfranco Viesti, docente di Economia all’università di Bari.

Ed firmato proprio dal professore Viesti e da altre personalità della politica e della cultura una petizione indirizzata al Presidente della Repubblica e ai Presidenti del Senato e della Camera dei Deputati. Obiettivo: garantire ai parlamentari il diritto-dovere di intervenire in tutti i passaggi della procedura, già in discussione, che dovrebbe portare alcune Regioni del Centro Nord – in testa la Lombardia e il Veneto – a quella che, nei fatti, si annuncia come una furba secessione, per togliere al Sud altre risorse, peraltro garantite fino ad oggi dalla Costituzione.

Nell’appello – pubblicato su Change.org che in poche ore ha già raccolto oltre 3 mila firme –  si invitano le autorità dello Stato a garantire ai cittadini la possibilità di essere essere informati “dettagliatamente e costantemente, attraverso la tv pubblica, il coinvolgimento di esperti indipendenti e il confronto fra tesi diverse”.

“Il Veneto, la Lombardia e sulla loro scia altre undici Regioni – si legge nell’appello – si sono attivate per ottenere maggiori poteri e risorse. Su maggiori poteri alle Regioni si possono avere le opinioni più diverse. Ma nei giorni scorsi è stata formalizzata dal Veneto (e in misura più sfumata dalla Lombardia) una richiesta che non è estremo definire eversiva, secessionista”.

“Per la stima delle risorse che lo Stato dovrebbe trasferire alle Regioni per le nuove competenze – prosegue l’appello –  la Regione Veneto propone di calcolare i ‘fabbisogni standard’ in modo inaccettabile, tenendo conto non solo dei bisogni specifici della popolazione e dei territori (quanti bambini da istruire, quanti disabili da assistere, quante frane da mettere i sicurezza) ma anche del gettito fiscale e cioè della ricchezza dei cittadini”.

In pratica i diritti (quanta e quale istruzione, quanta e quale protezione civile, quanta e quale tutela della salute) saranno come beni di cui le Regioni potranno disporre a seconda del reddito dei loro residenti. Quindi, per averne tanti e di qualità, non basta essere cittadini italiani, ma cittadini italiani che abitano in una regione ricca. Tutto ciò è in aperta violazione con i principi di uguaglianza scolpiti nella Costituzione. Non solo: per raggiungere questi risultati discriminatori, si sfrutta un vuoto normativo denunciato più volte dalla Corte costituzionale: dal 2001, infatti, nessun Governo ha trovato il tempo di definire i LEP, i Livelli Essenziali delle Prestazioni sociali e civili da garantire in misura omogenea a tutti i cittadini italiani, ovunque residenti. E se non si sa “quanto costano” i LEP, come si può stabilire l’entità delle risorse da assegnare alle Regioni per garantirne il godimento ai cittadini?”.

“Ove si procedesse all’incontrario, ovvero: prima trasferire risorse alla Regioni, poi stimare il costo dei LEP – leggiamo sempre nell’appello –  qualcuno potrebbe accaparrarsi più del necessario senza che sia evidente a chi lo stia togliendo. È inaccettabile che in diciassette anni non si sia fissato il valore dei LEP, a vantaggio di tutti i cittadini italiani, mentre in pochi mesi si sia arrivati alle battute consultive del processo di autonomia differenziata, a vantaggio di pochi”.

La Regione Veneto ha chiesto di avere potere esclusivo su tante materie.

“In questo modo – si legge nell’appello – verrebbero espropriati della competenza statale tutti i grandi servizi pubblici nazionali e verrebbe meno qualsiasi possibile programmazione infrastrutturale in tutto il Paese”.

La Regione Veneto chiede al Parlamento una delega totale al Governo. Tutto dovrebbe essere deciso commissione tecnica Italia-Veneto (come se il Veneto non fosse parte dell’Italia!).

“Secondo la Costituzione non può essere così – si legge nell’appello -: il Parlamento non può essere espropriato del diritto-dovere di legiferare su questioni decisive per il futuro dell’Italia. Siamo di fronte a uno stravolgimento delle basi giuridiche su cui è sorta la Repubblica italiana. Una materia di tale portata non può e non deve essere risolta nei colloqui fra una rappresentante del Governo e uno della Regione interessata (oltretutto, dello stesso partito e della medesima regione)”.

Il passaggio è importante: farebbe tutto la Lega!

E i cittadini? Verrebbero esclusi! Idea inaccettabile in una democrazia:

“Tutti i cittadini italiani – si legge ancora nell’appello – hanno il diritto di essere coinvolti nella decisione, che riguarda tutti, sia attraverso i propri rappresentanti parlamentari, sia attraverso un grande dibattito pubblico, in cui porre in luce e discutere obiettivi, contenuti e conseguenze di tali proposte. Solo così i cittadini possono valutare e decidere”.

Da qui l’invito al Presidente della Repubblica e ai Presidenti del Senato e della Camera dei Deputati a far valere le garanzie per i parlamentari e per i cittadini.

“I sottoscritti cittadini italiani, in secondo luogo – conclude l’appello – chiedono ai parlamentari di tutti gli schieramenti che nessun trasferimento di poteri e risorse a una Regione sia attivato finché non siano definiti i ‘livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale’ (art. 117, lettera m della Costituzione); e che il trasferimento di risorse sulle materie assegnate alle Regioni sia ancorato esclusivamente a oggettivi fabbisogni dei territori, escludendo ogni riferimento a indicatori di ricchezza”.

Seguono le firme di:

* Vito TANZI, già docente università di Washington e dirigente Fondo monetario internazionale;

* Piero BEVILACQUA, già docente di storia contemporanea alla Sapienza di Roma;

* Antonio GIORDANO, oncologo, docente alla Jefferson University di Philadelphia Pennsylvania, United States, docente di anatomia patologica all’Università di Siena.

* Albina COLELLA, docente di geologia, università della Basilicata;

* Domenico CERSOSIMO, docente di economia università della Calabria;

* Vittorio DANIELE, docente di economia, università Magna Grecia;

* Paolo MALANIMA, docente di economia, università della Magna Grecia;

* Isaia SALES, docente di storia delle mafie, Suor Orsola Benincasa di Napoli;

* Marta PETRUSEWICZ, docente di storia moderna, università della Calabria;

* Saverio RUSSO, docente di storia moderna, università di Foggia;

* Giuliano VOLPE, docente di archeologia, università di Foggia;

* Francesco BENIGNO, docente di storia moderna, Scuola Normale Superiore di Pisa;

* Alfonso CONTE, docente scienze politiche, università di Salerno;

* Ettore BOVE, docente economia politica, università della Basilicata;

* Nicola OSTUNI, docente di storia economica, università Magna Grecia;

* Nicola GRASSO, docente di diritto costituzionale, università del Salento;

* Guglielmo FORGES DAVANZATI, docente di economia, università del Salento;

* Giuseppe GANGEMI, docente scienze politiche, università di Padova;

* Roberto VERALDI, docente di sociologia, università di Chieti;

* Eduardo LAMBERTI CASTRONUOVO, docente di etica dell’informazione alla Mediterranea di Reggio Calabria;

* Giancarlo COSTABILE, docente di storia della pedagogia, università della Calabria;

* Pietro DALENA, docente di storia medievale, università della Calabria;

* Charlie BARNAO, docente di sociologia, università Magna Grecia;

* Carlo IANNELLO, docente di diritto pubblico, università Vanvitelli;

* Antonio IAVARONE, M.D. Department of Neurology and Institute for Cancer Genetics, Columbia University;

* Marco PLUTINO, docente di diritto pubblico, Università di Cassino;

* Erasmo VENOSI, fisico nucleare, consulente su impatto ambientale e sostenibilità economica grandi opere;

* Mila SPICOLA, docente e consulente del Miur;

* Alberto LUCARELLI, co-direttore della rivista “Rassegna di diritto pubblico europeo”;

* Giovanni SINISCALCHI, avvocato;

* Sergio D’ANGELO, operatore sociale, presidente Gesco;

* Pino APRILE, giornalista e scrittore;

* Maurizio DE GIOVANNI, scrittore;

* Mimmo GANGEMI, scrittore;

* Domenico IANNANTUONI, ingegnere e scrittore;

* Nicola MANFREDELLI, giornalista, direttore Parco della Grancia;

* Lino PATRUNO, giornalista e scrittore;

* Raffaele VESCERA, giornalista e scrittore;

* Michele DI CARLO, istituto di storia patria di Vieste;

* Paolo SPADAFORA, economista.

HANNO ADERITO ANCHE:

– Diego FUSARO, filosofo, docente storia della filosofia Iassp Milano;

– Corrado PETROCELLI, Rettore università San Marino, già Rettore Università di Bari.

QUI PER ESTESO IL TESTO DELLA PETIZIONE SU CHANGE.ORG

Foto tratta da strill.it



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