Caro Di Maio: veramente pensa che 4 mila euro al mese sia una ‘pensione d’oro’?/ MATTINALE 129

Caro Di Maio: veramente pensa che 4 mila euro al mese sia una ‘pensione d’oro’?/ MATTINALE 129
11 agosto 2018

L’attuale Governo nazionale deve trovare i soldi per il Reddito di cittadinanza e per abolire la legge Fornero. Ma attaccare i pensionati “da 4 mila euro in su” non significa togliere ai ricchi: significa rendere tutti più poveri. Di Maio e compagni devono attaccare i folli vincoli europei, non le tasche dei cittadini. Altrimenti, senza accorgersene, emuleranno Matteo Renzi, Elsa Fornero e il signor Tito Boeri (il renziano dell foto sopra) che vuole smantellare il sistema previdenziale  

L’accelerazione del Ministro del Lavoro e vice capo del Governo, Luigi Di Maio, sulle “pensioni d’oro” merita più di una riflessione. Ci affidiamo intanto ad un lucido articolo del “Secolo” di Genova per inquadrare lo stato dell’arte:

“Il taglio dei vitalizi degli ex-deputati era solo il grimaldello per far saltare lo scrigno dei diritti acquisiti”.

Archiviata la pratica degli ex-onorevoli, Luigi Di Maio rincara la dose e annuncia una bella sforbiciata alle pensioni “dai 4000 euro in su”. Giustizia sociale? Ma no: solo l’asineria, l’ennesima, di un presuntuoso che si crede Robin Hood mentre è solo un incruento Pol Pot con accento napoletano.

Non vuole togliere ai ricchi, ma solo rendere tutti più poveri. Diversamente, avrebbe ridotto l’indennità ai parlamentari in carica, non tranciato le pensioni di un centinaio di vegliardi già con un piede nella fossa.

Ora punta a quelle ‘d’oro’, ma il prezioso metallo c’entra poco e niente. Già, perché sul punto Di Maio è solo un esecutore della “dottrina Boeri“, inteso come Tito, economista, bocconiano e gran teorico dello smantellamento graduale del nostro sistema previdenziale. Uno, per intenderci, che ha scritto un libro – “Meno pensioni, più welfare” – il cui titolo è già tutto un programma.

Non per caso Matteo Renzi, che avrebbe affidato l’Avis a Dracula, lo ha messo a capo dell’Inps. Per Boeri una pensione è d’oro non per il suo importo mensile, ma per quanto essa si discosta dai contributi effettivamente versati. Ne consegue che è ‘d’oro’ anche un assegno di 2 mila e 500 euro che, però, il ricalcolo contributivo fisserebbe a 1800. E l’eccedenza va tagliata.

Giustizia sociale? Mica tanto: Di Maio taglierà retroattivamente agitando la prospettiva del Reddito di cittadinanza. Ma è un imbroglio. È come voler prosciugare il mare con un secchiello: se dovesse andargli tutto bene, ma proprio bene bene, tra vitalizi, pensioni d’oro e frattaglie varie non risucchierebbe infatti che un paio di miliardi scarsi (previsione, questa, ottimistica: il ministro della Democrazia diretta ieri, per radio, ha quantificato la resa dalle pensioni in circa mezzo miliardo di euro, che al netto della consequenziale contrazione dell’IRPEF, si ridurrà a circa 300 milioni).

Tanto rumore e tanto odio sociale e politico (questo accadrà sicuramente) per nulla rispetto ai 19 miliardi necessari a finanziare la misura. Nel frattempo, milioni di pensionati italiani che sulla scorta della parola dello Stato hanno contratto mutui e assunto impegni si ritroveranno con meno soldi e meno diritti. Un vero capolavoro, ministro Di Maio!

La manutenzione delle regole pensionistiche effettuata nell’ultimo trentennio va nella direzione di superare il sistema retributivo in favore di quello contributivo, senza però incidere sui cosiddetti “diritti acquisiti” cioè senza penalizzare troppo chi beneficia di condizioni migliori. Un percorso la cui attuazione sarà lunga, dato che chi in passato era soggetto al sistema di calcolo correlato alla retribuzione, seppur con dei correttivi, potrà ancora beneficiarne.

Vorrei preliminarmente sottolineare la schizofrenia di chi, nello stesso governo, intende battersi per l’abolizione della legge Fornero (Matteo Salvini), la stessa che ha perfezionato il sistema pensionistico contributivo e chi (Di Maio) vuole applicare lo stesso sistema contributivo con effetto retroattivo. Quando si dice “dilettanti allo sbaraglio assistiti da cattivi consiglieri”.

Ma c’è di più. Sono questioni che i demagoghi da strapazzo nemmeno si pongono e attengono al principio della certezza del diritto e dei diritti, tutte cose (e la prova provata ne è che al potere in Italia ci sono poverini e poveracci ignoranti), che nel nostro Paese stanno scomparendo.

Essendo, nella mia qualità di “vegliardo con un piede nella fossa” interessato, non farò nessun accenno all’art.11 delle preleggi al Codice civile, il quale stabilisce che la legge non dispone che per l’avvenire. Né sottolineerò che nel nostro sistema giuridico la retroattività ha carattere di eccezionalità (art. 25 Cost.) e che il divieto di reformatio in pejus ha carattere di generalità.

Lasciamo stare. Il Paese si sta imbarbarendo e ne dobbiamo prender atto, pur tuttavia mai cessando di lottare e di difenderci. Quello che i masanielli di turno (che fanno tutti la stessa fine) non considerano, è che i titolari delle cosiddette pensioni d’oro sono in genere soggetti che, in carriera, hanno occupato posizioni apicali, svolgendo funzioni caratterizzate da grande competenze e connotate da grandi responsabilità. Alcune di queste sono addirittura oggettive, nel senso che basta occupare una poltrona per essere responsabili di cose di cui si ignora l’esistenza. Un po’ come succede ai presidenti delle squadre di calcio per i comportamenti violenti dei propri tifosi.

Credo anche che si dovrebbe tenere conto di un principio fondamentale, quello dell’affidamento contrattuale e del rispetto delle condizioni contrattuali. Invito quanti stanno storcendo il muso leggendo queste mie riflessioni a farne una loro. E in particolare, se ce ne sono, i giornalisti. Simuliamo che un giornalista, ma vale per tutti anche i manovali, venga assunto in base a un contratto decennale che preveda che ai 5 anni scatti un aumento (che quindi preveda 2 aumenti). Alla fine del rapporto interviene una legge che sposta il termine dei cinque anni a 10 anni.

Questo sta per succedere. Perché poi lo capiscano tutti, ma proprio tutti, faccio l’ultimo esempio. Alla fine di una partita di calcio la Federazione cambia le regole del fuorigioco e applica le nuove a quella partita.
Ma che scherziamo!



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