Perché l’Italia importa pomodoro massacrando i nostri agricoltori?/ MATTINALE 128

Perché l’Italia importa pomodoro massacrando i nostri agricoltori?/ MATTINALE 128
10 agosto 2018

Di fatto, l’Unione Europea ci impone di importare prodotti agricoli freschi e trasformati scadenti che fanno male alla nostra salute e creano enormi problemi ai nostri agricoltori. Anche Andreotti una volta comprò una partita di olio d’oliva dalla Cisgiordania, ma si guardò bene dal farlo arrivare in Italia. Oggi, invece…

Mi è capitato di ascoltare nel corso della rassegna stampa alla radio la lettura di un articolo, non ricordo scritto da chi né su quale giornale pubblicato, sul prezzo al commercio del pomodoro, che considero un preziosissimo ortaggio. Oggetto dell’analisi, appunto, il costo del prodotto raccolto in Italia e pronto per la vendita e il costo del prodotto d’importazione, notoriamente inferiore.

L’articolista parte bene, facendo un discorso che per me è sanissimo. Dato 100 il costo del pomodoro raccolto nel rispetto di tutte le regole vigenti in Italia (costo del lavoro, retribuzione, e quant’altro), in un’asta corretta, non inquinata da mafia, schiavismo imprenditoriale, offerte che non si possono rifiutare, tutte storture su cui lo Stato ha tutti i mezzi per intervenire ma non la volontà di intervenire, lo stesso pomodoro dovrebbe essere venduto al rialzo, ma ecco che tutto va in vacca al confronto col prodotto importato che talvolta non arriva, rispetto a quel 100 ipotizzato, a 60 o a meno.

Fine della libera concorrenza, fine del mercato italiano, fine dei produttori.
L’articolista però poi sbraca e propone una serie di rimedi per rendere appetibile il pomodoro a costo 100, tutte cose possibili solo nel migliore dei mondi possibili, irrealistiche ed irrealizzabili, dando per scontata una cosa che scontata non è, ovvero l’IMPORTAZIONE dei prodotti ammazza mercati.

Perché questo pomodoro importato costa meno? Che roba è? Chi lo lavora? Lo Stato italiano che consente l’importazione lo sa? E se lo sa, che cosa fa per evitare che questi prodotti devastino il nostro mercato, costringendo i nostri agricoltori a “levarci mano”?

E’ un prodotto di contrabbando, come le sigarette? No, è un prodotto che viene in ltalia in forza di trattati che lo Stato sigla con altri Stati, pur sapendo che questi trattati distruggono l’economia del Sud e della Sicilia. E allora, delle due l’una: o i nostri governanti sono dei cretini, o sono dei contrabbandieri aggiunti che si dividono la mazzetta con i loro omologhi degli altri Stati. E non è un romanzo John Le Carrè tipo “Single e Single”.

A proposito di una partita di olio tunisino, il nostro governo dell’epoca ne giustificò l’acquisto, concordato coi nostri carissimi nemici dell’UE, con la necessità di aiutare la Primavera araba. “Spogliare Cristo per vestire Maria”.
Se era questo il motivo, ma io ho i miei dubbi, bastava seguire l’esempio di Andreotti, il cui governo acquistò una gigantesca partita di olio d’oliva dalla Cisgiordania, ma si guardò bene dal farlo arrivare in Italia e lo regalò ai Paesi poveri dell’Africa. Oggi, da Belzebù, siamo finiti a Giufà.



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