Finanziaria regionale 2018: Roma vuole impugnare quasi tutto. Musumeci spera in Salvini…

Finanziaria regionale 2018: Roma vuole impugnare quasi tutto. Musumeci spera in Salvini…
4 luglio 2018

Ecco perché Nello Musumeci, nei giorni scorsi, è volato a Pontida: per cercare di attenuare i colpi di una mega impugnativa della Finanziaria 2018 da parte del Ministero dell’Economia. Riuscirà il Ministro Salvini, nuovo riferimento politico del Presidente della Regione siciliana, ad ‘addomesticare’ il Ministero dell’Economia? Lo strano comunicato del grillino Cancelleri sui Tfr dei dipendenti regionali

Anche se oltre tre mesi dopo l’approvazione della legge regionale di stabilità da parte del Parlamento siciliano è arrivata, da Roma, non l’impugnativa, ma la pre-impugnativa (o quasi) da parte del Governo nazionale. Trattata come una Regione a Statuto ordinario (per ‘merito’ del centrosinistra e della Corte Costituzionale, quasi sempre contro la Sicilia dal 1957, cioè da quando la stessa Consulta ha visto la luce), la Regione siciliana ‘autonoma’ solo sulla carta si è vista recapitare il ‘parere’ di Roma su Bilancio e Finanziaria 2018: ed è, per molti versi, un parere negativo.

Non è – almeno in questa fase – un’impugnativa: ma è qualcosa che gli somiglia. Quando a Roma c’era il Governo Renzi e poi il Governo Gentiloni e in Sicilia c’era il ‘commissario’ dello stesso PD di Renzi, assessore all’Economia, Alessandro Baccei, molti degli annunci delle impugnative rientravano: a bloccarle ci pensava, per l’appunto, Baccei.

Oggi al Governo della Regione siciliana c’è un centrodestra con un Presidente – Nello Musumeci – che un giorno sì e l’altro pure ‘abbucca’ verso la Lega per sfuggire a Forza Italia sicula di Gianfranco Miccichè.

Riuscirà Musumeci, attraverso il canale che ha aperto – o che pensa di avere aperto – con la Lega di Salvini a ridurre il numero delle norme della manovra regionale 2018 che il Ministero dell’Economia annuncia di impugnare?

La domanda ci sta tutta. Musumeci dovrebbe essere pessimista, perché l’attuale Ministro dell’Economia, Giovanni Tria, oltre ad essere sospettato di intrattenere rapporti con il Fondo Monetario Internazionale, sembra più vicino a Berlusconi che al Governo Conte-Di Maio-Salvini…

Insomma, dubitiamo che lo stesso Salvini – ammesso che si ‘carichi’ la difesa del Governo Musumeci – possa avere grande vice in capitolo al Ministero dell’Economia.

la sostanziale abolizione del Commissario dello Stato – voluta dal centrosinistra ai tempi del Governo Crocetta-PD e avallata dalla Corte Costituzionale – si potrebbe rivelare un disastro per l’attuale Governo regionale.

Per carità, l’Ufficio del Commissario dello Stato non era ‘terzo’ rispetto allo Stato e alla Regione, perché il Commissario dello Stato, che è un Prefetto, dipende sempre dal Viminale e, quindi, dal Governo nazionale.

Ma il Commissario dello Stato era pur sempre un ‘filtro’ tra Regione siciliana e Roma: un ‘filtro’ con grande autonomia che si pronunciava sulla costituzionalità delle leggi approvate dall’Assemblea regionale siciliana.

Ora il ‘filtro’ non c’è più: e decide tutto Roma come avviene, per l’appunto, con le Regioni a Statuto ordinario. Ai tempi del centrosinistra al Governo di Roma e della Regione c’era un ‘patteggiamento’: e Baccei, come già ricordato, riusciva  evitare molte impugnative.

Ora, al Ministero dell’Economia, c’è un Ministro che, addirittura, è anche autonomo rispetto ai grillini e ai leghisti: e per la Sicilia, questo, non è un bel segnale.

Cosa contesta, Roma, della Finanziaria siciliana 2018? tante norme.  cominciare da quella sull’assunzione degli ex PIP presso la Resaism la società di ‘parcheggio’ della Regione. Questa, in realtà, potrebbe essere stata una sceneggiata: della serie, no Governo di centrodestra approviamo la norma, ma se Roma la ‘boccia’ non è colpa nostra…

Lo stesso discorso vale anche per altri precari. Perché? Perché tutti i Comuni siciliani sono al verde, le Province sono quasi tutte fallite, la Regione e in default non dichiarato. Insomma, i ‘Patti scellerati’ firmati dal Governo Renzi e dal Governo Crocetta hanno svuotato le ‘casse’ della Regione e dei Comuni.

E se Regione e Comuni sono senza soldi chi dovrebbe pagare questi precari? Direte: fino ad oggi li hanno pagati. Vero: ma con ritardo con fondi regionali decrescenti e con altre risorse finanziarie che hanno erosi i fondi per la sanità e aumentando la pressione fiscale nei Comuni.

Si può, in queste condizioni, pensare alla stabilizzazione? La verità è che i precari della Sicilia dovrebbero chiedere conto e ragione al centrosinistra che ha governato la Regione dal novembre 2012 al novembre 2017.

In forse anche i prepensionamenti negli uffici della regione e negli enti controllati dalla stessa Regione. La musica è sempre la stessa: mancano i soldi.

Lo stesso discorso vale per le liquidazioni: ormai si dà per scontato che in Sicilia, i dipendenti pubblici che vanno in pensione, per portarsi a casa la liquidazione debbono aspettare. Su tale questione c’è un comunicato del parlamentare regionale del Movimento 5 Stelle, Giancarlo Cancelleri, che lancia un bizzarro allarme:

“Dentro l’ultima finanziaria una bomba per i conti regionali. Da disinnescare subito”.

La spiegazione di Cancelleri è la seguente:

“Dentro l’ultima finanziaria approvata dall’Ars è nascosta una bomba che potrebbe aprire una voragine nei conti regionali. Se non viene impugnata da Roma, va disinnescata subito con una legge ad hoc”.

E ancora:

“A fare da detonatore per i conti di Mamma Regione potrebbe essere il comma 4 dell’articolo 22 della legge di stabilità varata il 30 aprile scorso a sala d’Ercole che prevede l’erogazione ai dipendenti regionali dei trattamenti di fine servizio e fine rapporto al momento della loro collocazione in prepensionamento. Tutto ciò in contrasto a quanto in vigore fino a poco tempo fa, quando i dipendenti regionali che accedevano al trattamento pensionistico anticipato dovevano aspettare anche anni per intascare gli assegni di Tfr e Tfs e comunque fino alla data in cui per loro sarebbero maturati i requisiti per accedere alla pensione non anticipata”.

Domanda: dove vuole andare a parare questo ‘fine pensatore’ del Movimento 5 Stelle? Forse i dipendenti della Regione che vanno in pensione non hanno diritto a percepire in tempi brevi i propri soldi, cioè il Trattamento di fine rapporto? Quindi è giusto che aspettino anni e anni?

Noi siamo d’accordo con Cancelleri sul fatto che non debba essere ‘saccheggiato’ il Fondo pensioni della Regione. Ma i soldi, da qualche parte, debbono essere trovati. Soldi – lo ribadiamo – che sono dei lavoratori!

Al Ministero dicono che non ci sono trattative aperte per cambiare gli “accordi finanziari per gli anni pregressi”. Chiaro il riferimento ai due ‘Patti scellerati’ di crocettiana memoria. Per noi non è una novità, se è vero che abbiamo più volte denunciato la mancata contestazione del Governo Musumeci, poche settimane dopo il suo insediamento, dello scippo di 800 milioni di euro sull’IVA operato da Roma.

Roma, ovviamente, non vuole riconoscere alla Regione i 600 milioni di euro circa all’anno per la sanità siciliana previsti dalla Finanziaria nazionale del 2007: su questo argomento, che è molto imbrogliato grazie al solito centrosinistra siciliano, torneremo in un articolo a parte.

Ci sono problemi anche sul Reddito di inserimento (mancano i soldi e Roma, a partire dal 2019, non ne vuole sapere), sui giornalisti vittime di azioni criminali (ormai si risparmia anche su questo), sui fondi per le strutture sanitarie privare vittime di richieste estorsive, sui contributi ‘a pioggia’. In quest’ultimo caso Governo e Ars avrebbero attino soldi dai fondi del Piano di azione e coesione: soldi che non possono essere utilizzati per queste clientele.

Detto questo, la parola va a Salvini che, per conto del nuovo alleato Musumeci dovrebbe difendere la Sicilia…

Foto tratta da lasicilia.it



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