I giovani riscoprono l’agricoltura? E’ una balla! Al contrario, è in atto una fuga da campi!

I giovani riscoprono l’agricoltura? E’ una balla! Al contrario, è in atto una fuga da campi!
14 giugno 2018

Il fenomeno riguarda tutta l’Unione Europea, come scrive l’economista agrario Ermanno Comegna. E riguarda, soprattutto, l’Italia. Solo in Sicilia la politica che gestisce i fondi europei del PSR cerca di farci credere che la nostra Isola sarebbe in controtendenza rispetto al resto d’Europa. C’è da crederci? Noi non ci crediamo. Sarebbe opportuno conoscere i dati ufficiali del PSR Sicilia che, dal 2007 ad oggi vengono tenuti nascosti

In occasione del Piano di Sviluppo Rurale per la Sicilia 2007-2013 è stata posta grande enfasi sul fatto che, grazie a questi fondi europei, tanti giovani sarebbero diventati imprenditori agricoli. Ovviamente, questi si desumeva dai fondi erogati ai giovani imprenditori.

Se vivessimo in una realtà normale sarebbe stato importante conoscere il numero di questi nuovi  e giovani imprenditori agricoli della Sicilia. Ma in una Regione nella quale, dal 2007 ad oggi, nessun assessore regionale all’Agricoltura si è premurato di far conoscere i nomi dei soggetti – singoli o società – che hanno percepito i fondi europei destinati all’agricoltura siciliana, non c’è alcuna speranza di fare chiarezza sul numero dei ‘presunti’ giovani imprenditori diventati tali grazie ai fondi del PSR Sicilia 2007-2013, così come non sapremo nulla di come verranno spesi i fondi del PSR 2014-2020 per i ‘giovani’ imprenditori.

Del resto, in una terra che è quella che è, non si può pretendere la ‘trasparenza’ nella spesa dei fondi pubblici. L’antimafia, in Sicilia, serve per fare affari.

Però un articolo scritto da Ermanno Comegna, esperto in politica agraria – articolo pubblicato su Agrarian Sciences – ci apre gli occhi su una grande mistificazione che non riguarda solo la Sicilia, ma l’Italia e l’Unione Europea. Parliamo di una notizia falsa che leggiamo spesso qua e là: il ritorno dei giovani in agricoltura.

“Propagare false informazioni sul fenomeno del ritorno dei giovani come manager di aziende agricole non è corretto – scrive Comegna – anzi è pericoloso perché tende ad instillare l’errata impressione che gli sforzi in termini di interventi di politica agraria per favorire il ricambio generazionale e svecchiare il settore vadano nella giusta direzione e stiano fornendo i risultati attesi, inibendo così la possibilità di affrontare con la determinazione e l’efficacia necessarie una questione che è importante per il futuro dell’agricoltura e, in generale, per la vitalità economica delle aree rurali, in particolare di quelle interne del Paese, coinvolte in un processo di desolante rarefazione umana e materiale”.

Insomma, lo studioso smonta le tesi di coloro i quali raccontano le ‘favole’ sui giovani che si avvicinerebbero al mondo agricolo. E lo fa con la forza dei numeri, ricordando che l’11 gennaio di quest’anno – dunque dati recenti – la Direzione Generale dell’Agricoltura della Commissione Europea ha pubblicato una serie numerosa e approfondita di dati.

“Sono ‘numeri’ – scrive l’economista agrario – da utilizzare come indicatori di contesto per la valutazione ed il monitoraggio delle misure della politica di sviluppo rurale (PSR)”.

In relazione alla struttura per classi di età dei titolari di aziende agricole, Comegna illustra i seguenti dati:

“Gli imprenditori agricoli con età inferiore a 35 anni, determinati dall’ultima analisi sulle strutture agrarie del 2013, sono il 5,9% del totale nell’Unione Europea (28 Paesi membri) ed in Italia sono il 4,5%”.

Già abbiamo un rimo dato: in Italia il numero di giovani imprenditori agricoli è sotto la media europea. 

“Rispetto al 2010 – prosegue l’esperto in Politica Agraria – l’incidenza dei giovani è diminuita (erano il 7,5% nella UE ed il 5,1% in Italia). Pertanto, non si vede alcun risveglio di interesse, anzi il fenomeno dell’invecchiamento della classe degli agricoltori avanza, piuttosto che retrocedere, a dispetto dei tanti sforzi fatti dalle politiche europee e nazionali. L’Italia non è messa bene ed occupa la parte bassa della graduatoria. Ci sono solo 9 Paesi membri che registrano una percentuale di giovani agricoltori inferiore al dato italiano e 17 che sono meglio posizionati su tale parametro”.

Con molta probabilità, questi dati ci spiegano il perché rimane un ‘mistero’ il numero di giovani agricoltori siciliani diventati tali dopo la spartizione di fondi del PSR 2007-2013.

“Ancora più drammatica – prosegue Comegna – è la situazione quando si prendono in esame i dati assoluti. Tra il 2010 ed il 2013 il numero di imprenditori agricoli di età inferiore a 35 anni è calato da 912.800 a 644.270 a livello UE (-29%) e da 82.110 a 45.680 in Italia (-44%)”.

E qui abbiamo un secondo dato: in Italia il numero di giovani imprenditori agricoli che la lasciato questo settore è maggiore rispetto a quanto si è verificato nel resto dell’Unione Europea!

Comegna cita alcuni dati della Corte dei Conti Europea che riguardano proprio i giovani in agricoltura.

“Dal 2005 al 2013 – scrive l’economista agrario – il numero di agricoltori nella UE è diminuito da 14,5 a 10,7 milioni, con un calo del 26%. Nello stesso periodo, il numero di giovani agricoltori di età inferiore a 44 anni è calato ad un ritmo ancora più accentuato: da 3,3 a 2,3 milioni di unità, segnando così una riduzione del 30%”.

E ancora:

“La superficie agricola gestita dagli agricoltori di giovane età è diminuita da 57,7 a 51,9 milioni di ettari nel periodo di tempo analizzato; mentre l’area coltivata complessiva a livello UE è aumentata, seppur di poco, passando da 172,1 a 173 milioni di ettari. L’analisi dei giudici contabili europei evidenzia che, nel settore primario, la forza lavoro giovanile (età compresa tra 15 e 44 anni) incide in ragione del 20% sul totale ed è tendenzialmente calante, contro un dato appena sopra il 50% per l’intera economia”.

“I dati ricavati nel corso dell’audit della Corte dei Conti – scrive sempre Comegna – hanno dimostrato che il sostegno europeo a favore del ricambio generazionale non è formulato in maniera efficiente e non funziona come sarebbe necessario ed auspicabile. Da qui sono scaturite una serie di raccomandazioni alla Commissione ed ai Paesi membri per trovare i necessari rimedi. In conclusione, a differenza del messaggio prevalente, almeno nella narrazione dei mezzi di comunicazione italiani, di una riscoperta agricola da parte delle nuove generazioni, la presenza di giovani imprenditori in agricoltura è sempre più rarefatta”.

Cos’è che spinge i giovani ad abbandonare l’agricoltura?

“L’accesso alla terra – scrive sempre l’economista – rimane il fattore critico principale”. Poi c’è il problema del credito. E l’assenza di “di incentivi di politica agraria semplici, agili e affidabili, nonostante l’impegno profuso tramite i programmi di sviluppo rurale”.

“Purtroppo – conclude Comagni – la realtà pare ben diversa da come è dipinta da alcuni mezzi di comunicazione ed è narrata da qualche attore del settore agricolo più interessato a cercare consenso e riconoscibilità che affrontare un tema serio dal quale dipende la competitività del sistema produttivo nazionale ed europeo”.

Che dire? Che la PAC, la Politica Agricola Comune dell’Unione Europea non sta dando grandi risultati. Anzi.

Se poi proiettiamo questi dati sulla Sicilia rimaniamo molto perplessi. La nostra Isola – ma guarda un po’ che combinazione – rispetto ai giovani che si avvicinano al mondo rurale, sarebbe in controtendenza rispetto all’Italia e all’Unione Europea.

C’è da crederci? Noi non ci crediamo. A nostro modesto avviso, l’enfasi che viene posta dalla politica che gestisce i fondi europei destinati all’agricoltura siciliana tira fuori la storia dei ‘giovani’ che riscoprono il settore primario per gettare fumo negli occhi e per giustificare i fondi pubblici immolati per incoraggiare questi ‘presunti’ giovani agricoltori siciliani.

Per sapere come stanno le cose non serve un censimento – che sarebbe macchinoso e complesso – ma una semplice verifica: nomi e cognomi dei giovani imprenditori finanziari con i fondi del PSR 2007-2013, per verificare se, oggi, sono titolari di aziende agricole, ovviamente funzionanti.

QUI PER ESTESO L’ARTICOLO DI ERMANNO COMEGNA

Foto tratta da colibrimagazine.it

 


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