Lettera di un licenziato di un’Opera Pia: la pessima figura della Regione e della Curia Arcivescovile di Palermo

Lettera di un licenziato di un’Opera Pia: la pessima figura della Regione e della Curia Arcivescovile di Palermo
9 giugno 2018

Passi che la Regione siciliana abbandoni i più deboli. L’ha fatto il Governo Crocetta-PD, ‘impegnatissimo’  consentire a Roma di svuotare le ‘casse’ regionali e a fregarsene dei più deboli. E sta replicando il Governo di Nello Musumeci. Ma dalla Chiesa cattolica che invita i fedeli ad “accogliere” ci si aspetterebbe ben altro, no? La lettera di un dipendente dell’Opera Pia ‘Cardinale Ruffini’ licenziato dall’Arcivescovo di Palermo

Si può finire disoccupati, pur lavorando in una struttura para-pubblica, dopo aver vinto un concorso? Si può restare senza lavoro e perdere pure il diritto alla pensione?

Succede a Palermo, città dalle mille contraddizioni: e succede che a gettare nella disperazione una quarantina di lavoratori sia, addirittura, la Chiesa cattolica di Palermo.

La storia è quella dell’Opera Pia – o IPAB (sigla che sta per Istituzioni per l’Assistenza e la Beneficienza) – ‘Cardinale Ernesto Ruffini’.

Questa Opera Pia prende il nome da un Arcivescovo di Palermo che ha lasciato un grande segno sul fronte dell’assistenza ai poveri: parliamo del Cardinale Ernesto Ruffini, che fu Arcivescovo del capoluogo siciliano dalla fine della seconda guerra mondiale sino alla fine degli anni ’60.

Un’attenzione verso gli ultimi – complice anche la crisi economica di questi anni – che non sembra caratterizzare molto l’attuale gestione della Curia Arcivescovile di Palermo. Il riferimento è all’attuale Arcivescovo, Corrado Lorefice, del quale ci siamo occupati un paio di volte, non certo per celebrarne le ‘gesta’.

Il personaggio è quello che è: ne abbiamo parlato, per esempio, il 2 giugno scorso, proprio con riferimento all’Opera Pia ‘Cardinale Ruffini’, a proposito di una nuova forma di carità: la ‘carità retrattile’… (QUI IL NOSTRO ARTICOLO).

Ne torniamo a parlare perché uno dei dipendenti di questa Opera Pia ci ha inviato una lettera nella quale si rivolge proprio all’Arcivescovo di Palermo:

“Nella considerazione che non abbiamo un interlocutore – scrive Ernesto Bellitteri, dipendente licenziato – perché non riusciamo ad avere un confronto col nostro ex datore di lavoro, Monsignor Corrado Lorefice, perché questo consiglio di amministrazione dell’Opera Pia Ruffini diserta sempre i tavoli convocati dall’assessorato regionale alla Famiglia. Vorrei che attraverso la stampa gli arrivassero alcune mie domande per far capire in quale stato d’animo si possa trovare una persona, ex dipendente, per avere perso tutto quello che c’era da perdere: lavoro, dignità e diritto alla pensione”.

Per la cronaca, le Opere Pie hanno propri consigli di amministrazione e usufruivano di fondi regionali. Scriviamo “usufruivano” perché, dopo i funesti cinque anni del Governo regionale presieduto da Rosario Crocetta – il Governo regionale a trazione PD che ha consentito a Roma di svuotare le ‘casse’ regionali – la Regione è sostanzialmente fallita e ha deciso di non erogare più fondi alle Opere Pie.

Occupandosi delle fasce più indifese della popolazione – soprattutto gli anziani malati, ma anche altri soggetti bisognosi di assistenza – il Governo regionale e l’Assemblea regionale hanno deciso di lasciare senza assistenza questi soggetti: e quindi non erogano più fondi a chi li assisteva, cioè alle Opere Pie.

L’Opera Pia ‘Cardinale Ruffini’ è una delle tante Opere Pie lasciate senza soldi da una Regione ‘bravissima’ – soprattutto quando c’erano Crocetta e il PD – a farsi scippare i soldi dal Governo nazionale. nel consiglio di amministrazione di questa Opera Pia c’erano o ci sono i rappresentanti della Curia Arcivescovile di Palermo che, come racconta il dipendente in questa lettera, non si presentano alle riunioni.

A pagare le conseguenze di una Regione che non paga più sono i soggetti deboli abbandonati – di cui nessuno parla – e chi lavorava in queste strutture. E’ il caso di Ernesto Bellitteri, che è anche sindacalista della UIL e che è vincitore di concorso.

“Un posto di lavoro conquistato col diritto del pubblico concorso e con 37 anni di servizio onorato”, ricorda Bellitteri. Che si rivolge direttamente a Monsignor Lorefice:

“Lo sa cosa significa perde il diritto alla ambita pensione?”.

E ancora:

“Monsignor Lorefice, lo sa che significa occuparsi al sostentamento dei figli?
Insomma il sottoscritto, dipendente e rappresentante dei lavoratori, sindacalista della UIL licenziato in tronco il primo fra tutti di un licenziamento collettivo che sembrerebbe un licenziamento punitivo, perché non abbiamo accettato le sue condizioni e per questo lei, Monsignor Lorefice, con molta leggerezza ha buttato per strada quaranta famiglie”.

“Questa situazione – scrive l’ex dipendente – mi sta sembrando una persecuzione: prima mi si trasferisce dall’amministrazione all’asilo nido ancora inattivo ed io, unico protocollista in pianta organica da ben 37 anni, strappando un nulla osta alla mia organizzazione sindacale, paventando un licenziamento per quale motivo non saprei, solo perché chiedevo spesso quando erogare i pagamenti degli stipendi per solidarietà anche verso tutti lavoratori colleghi…”.

Insomma, si ribellava Bellitteri.

“Dopo qualche mese mi convochi – scrive sempre il dipendente – e mi proponi di ridurre due ore del mio orario di lavoro; poi le ore diventano sei”.

Qualche mese dopo, “a certe condizioni” spunta la proposta di “pagare otto mensilità all’anno, sempre che ci siano le risorse disponibili”. E, ancora, “non chiedere gli arretrati e cambiare il contratto altrimenti chiudo i servizi poi ancora se non si firma per accettazione licenzio e adesso pure la raccomandata dove chiede la restituzione del contributo economico erogato a febbraio per spirito di solidarietà, così dichiara lui stesso, l’Arcivescovo”.

La storia del contributo erogato dalla Curia ai dipendenti dell’Opera Pia. E poi il ripensamento.

“Adesso arriva la raccomandata a sei persone su quarantadue – scrive sempre Bellitteri – dove l’Arcivescovo si accorge che il pagamento è indebito perché erogato dall’Arcidiocesi di Palermo e l’Opera Pia si oppone. Ma fatemi capire: come funziona questa cosa? L’opera Pia Ruffini non è rappresentata sempre dalla stessa persona? Quindi da un lato mi doni il contributo da un altro lato ti opponi e la Curia cede il credito all’opera Pia Ruffini che dovrebbe compensare con quello che ancora mi deve. Così almeno credo di capire”.

“A questo punto mi chiedo – prosegue Bellitteri – sono stato licenziato pur essendo un vincitore di pubblico concorso. Ma allora vuoi pagarmi tutte le spettanze dal dicembre 2016 a maggio 2018 comprensivi degli aumenti contrattuali previsti per legge del mio contratto di lavoro enti locali e poi vuoi garantirmi gli ammortizzatori sociali previsti per legge e poi, ancora, vuoi comunicarmi se sono stati versati i contributi previdenziali a tutt’oggi e, se sono in regola, posso sapere se avete inviato il modello all’ex INPDAP, oggi INPS, per la liquidazione anticipata? Oppure Monsignor Corrado Lorefice ha rimosso il problema delle quaranta famiglie lasciate in mezzo alla strada? Ma anche questo atteggiamento pilatesco delle istituzioni, come la Regione, organo di controllo e vigilanza delle IPAB, ma soprattutto del consiglio di amministrazione”.

In questa storia, sia chiaro, né la Regione siciliana, né la Curia Arcivescovile di palermo stanno facendo una bella figura. Anzi.

La Regione di Nello Musumeci e dell’assessore Mariella Ippolito procedono in stile Ponzio Pilato.

Mentre la Curia Arcivescovile di Palermo sta ‘novellando’ la carità di San Paolo con lo spirito del Jobs Act…

Foto tratta da smormon.wordpress.com 

 


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