Orlando e Musumeci hanno patteggiato con Roma l’hot spot a Palermo in cambio di ‘piccioli’?

Orlando e Musumeci hanno patteggiato con Roma l’hot spot a Palermo in cambio di ‘piccioli’?
17 maggio 2018

Un Governo nazionale dimissionario – quello di Gentiloni-PD – la Regione siciliana quasi-fallita di Nello Musumeci e il Comune di Palermo altrettanto mezzo fallito di Leoluca Orlando hanno fatto un ‘blitz’, decidendo di piazzare nel capoluogo della Sicilia, nel quartiere ZEN, noto alle cronache per i drammi sociali, un hot spot. Con molta probabilità, in cambio di questa vergogna la Regione e il Comune incasseranno ‘benefici’ da Roma e da Bruxelles. Sulla pelle dei palermitani 

Da due anni il Governo nazionale tenta di sbolognare un hot spot alla Sicilia. Ci ha provato in quattro o cinque città siciliane. Ma ha ricevuto altrettanti “No”. A risolvere il problema stanno pensando l’amministrazione comunale di Palermo di Leoluca Orlando e la sua scalcagnata maggioranza di centrosinistra in Consiglio comunale. In cambio del “Sì” all’hot spot il Comune di Palermo, ormai prossimo al default, dovrebbe arraffare un bel po’ di soldi dallo Stato e dall’Unione Europea.

In effetti, dopo l’immondizia che rimane per giorni e giorni nelle strade, dopo lo sfascio della discarica di Bellolampo, dopo gli appalti ferroviari che hanno ‘terremotato’ le strade e le attività economiche e commerciali della città. incasinando il traffico automobilistico si avvertiva, a Palermo, la mancanza di un hot spot.

Dove il sindaco Orlando e la maggioranza di centrosinistra del Consiglio comunale (con l’appoggio del gruppo consigliare ‘Pasta con le sarde’, ovvero Forza Italia?) vorrebbero realizzare l’hot spot? Ovvio, no: nella ‘ridente’ borgata dello ZEN. Per la precisione, a due passi da quello che fu il Velodromo, che oggi cade a pezzi.

Sottosviluppo più sottosviluppo uguale Palermo. E di questo i palermitani debbono ringraziare il Governo nazionale dimissionario che, invece di fare ordinaria amministrazione, ha preso una decisione politica gravissima e importante sulla pelle di Palermo. Con molta probabilità, in cambio di soldi che verrebbero incassati dal Comune dalla Regione siciliana.

Il solito ascarismo delle presunte classi dirigenti siciliane: svendere la Sicilia – in questo caso Palermo – al Governo nazionale. La solita vergogna!

Del resto, se in Sicilia nessuno vuole l’hot spot e Palermo è ormai una città a perdere, consegnata nelle mani delle imprese ferroviarie, una città dove alla povertà si sommano spaccio, prostituzione e via continuando, perché non approfittare dell’occasione?

Così, allo ZEN – con il voto del Consiglio comunale, si attende adesso con ‘ansia’ “la struttura di assistenza temporanea per l’identificazione dei migranti”.

Da notare il “temporanea”. “Temporaneo”, nel 1990 era il ‘Pallone’, l’orribile costruzione in metallo realizzata per i mondiali di Calcio di quell’anno. “Subito dopo le partite – si disse allora – la struttura verrà smontata”. Infatti è ancora lì, inutilizzata, ma lì.

E così sarà per l’hot spot: che non sarò l’hot spot di Palermo, ma l’hot spot del Mediterraneo: una volta realizzato il ‘miele’, tutte le ‘api’ – in questo caso tutte le Ong del mondo piomberanno a Palermo per portare in città i migranti.

L’impatto sulla città – soprattutto sugli ospedali della città – sarà tremendo. ma cosa volete che gliene freghi a Orlando? E alla sua ultime sindacatura e sta cercando di ‘capitalizzare’ gli ultimi quattro anni: appalti ferroviari e ora migranti a più non posso.

La delibera è in Consiglio comunale. Con il sindaco che cerca di addolcire la ‘pillola’ dicendo che non si tratterà di un hot spot.

Tutti d’accordo? Non sembra proprio.

“Aprire un Hotspot allo ZEN di Palermo è una scelta insensata e pericolosa – dicono Erasmo Palazzotto, deputato siciliano di Liberi e Uguali e Gandolfo Albanese, segretario provinciale di Sinistra Italiana Palermo -. Pericolosa perché posizionare un centro di questa natura in una periferia che avrebbe bisogno di ben altri interventi per rispondere ai grandi problemi di esclusione sociale che i cittadini di quel quartiere vivono quotidianamente, rischia di alimentare tensioni sociali e fenomeni di razzismo e xenofobia. Insensata perché sono luoghi di detenzione e di privazione di libertà e quindi in contrasto con la vocazione di una città che ha fatto della cultura dell’accoglienza un tratto distintivo della propria identità”.

Insomma, la sinistra che sostiene Palermo non è contraria all’arrivo di migranti a Palermo: è contraria all’hot spot, perché, di fatto, è un luogo di detenzione.

“Palermo in questi anni – continuano i due esponenti della sinistra – ha dimostrato che si possono accogliere migliaia di persone nel rispetto della dignità umana, dei diritti e della tolleranza senza creare inutili tensioni sociali, sposando il modello di un’accoglienza diffusa che ha favorito processi di integrazione, grazie anche alla straordinaria interazione tra la pubblica amministrazione e le reti della società civile. Ci opporremo a questa imposizione da parte del Governo nazionale e regionale con ogni mezzo e facciamo appello al Sindaco Leoluca Orlando affinché impedisca l’apertura del centro allo Zen, vero e proprio sfregio alla città”.

In effetti, di mezzo non può non esserci il Governo regionale. Il dubbio è che non possa essere solo Orlando a ‘patteggia5re’ con Roma l’hot spot a Palermo in cambio di piccioli.

“La nostra contrarietà all’istituzione dell’hotspot a Palermo non è negoziabile e lo diremo in tutte le sedi in cui saremo chiamati a manifestare il nostro dissenso contro tale scelta dissennata: nelle commissioni consiliari, in Consiglio comunale, nelle piazze e alla Regione – dicono i consiglieri di Sinistra Comune Giusto Catania, Barbara Evola, Katia Orlando, Marcello Susinno -. Nei prossimi giorni chiederemo un incontro all’assessore Regionale al Territorio ed Ambiente, Toto Cordaro, per spiegare che non si possono sperperare sette milioni di euro per un intervento invasivo in un territorio come lo Zen, che avrebbe ben altre priorità”.

Scopriamo così che i soldi che allo ZEN non sono mai stati spesi per migliorare questo quartiere – si pensi al degrado dello ZEN 2 – invece, sulla carta, dovrebbero essere spese per l’hot spot: semplicemente incredibile!

“L’accoglienza dei migranti è un principio di civiltà: sulla tutela dei diritti fondamentali della persona non ci possono essere margini di ambiguità né sono ammesse deroghe al nostro decennale impegno politico e sociale.
Non è importante il nome che verrà attribuito alla struttura prevista a Fondo San Gabriele allo Zen; in ogni caso tale luogo è pensato per attuare politiche di criminalizzazione delle persone con un modello di trattenimento che induce alla clandestinizzazione. Confidiamo nel fatto che il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, faccia sentire, formalmente, la sua contrarietà ad un’opera surrettiziamente presentata come d’interesse nazionale. Tale impianto è contrario allo spirito e alla lettera della Carta di Palermo, oltre che essere in deroga agli strumenti urbanistici e ai vincoli paesaggistici”.

“Non permetteremo – concludono – al governo nazionale e regionale di fare questo sfregio alla città di Palermo che, invece, vuole continuare ad essere un modello per le politiche di accoglienza nel mondo”.

I protagonisti del Laboratorio Zen Insieme dicono di apprendere “con stupore la notizia della volontà di costruire un Hotspot nei terreni del fondo San Gabriele e annuncia sin da ora la sua ferma opposizione al progetto”.

“La nostra – dichiarano dall’associazione in una nota – non è una pura e semplice istanza nimby (not in my back yard), nonostante si tratti proprio di terreni adiacenti allo Zen 2, ma la difesa dei diritti di tutte e tutti che è alla base del nostro agire quotidiano e che non vogliamo vengano violati all’interno di strutture che poche garanzie offrono a chi vi è “ospitato”. L’hotspot, insomma, finirebbe per aggiungere ingiustizia ad ingiustizia, marginalità a marginalità”.

“Contribuendo – prosegue la nota – a generare, in un territorio che si è assunto l’impegno di migliorare e che sta cominciando a farlo, conflitti e paure di cui davvero non abbiamo bisogno. Ci spiace constatare che le priorità, anche nella spesa, siano diverse da quelle che proviamo a portare all’attenzione anche per il nostro quartiere: si sblocchi la spesa per il piano periferie piuttosto”.

Contrario anche l’Arci, per il quale tale scelta “rappresenterebbe un’insopportabile ferita per la nostra città, che è sempre riuscita a caratterizzarsi per un discorso sulle migrazioni che sfuggisse ai populismi ed alla demagogia. Le finalità di questa struttura sembrano del tutto sovrapponibili ad un hot spot, ed è già accaduto in altre città – come Messina – che strutture simili siano sorte e solo successivamente alla loro attivazione siano state fatte rientrare in questa categoria di centri”.

“Gli hotspot sono un elemento fondante di una politica che criminalizza le migrazioni e la loro attivazione ha corrisposto ad un colossale arretramento nella garanzia dei diritti minimi alle persone che sbarcano. Un approccio che vìola i diritti delle persone e che crea i problemi che dice di risolvere, clandestinizzando fasce sempre più ampie delle persone che arrivano, che vengono abbandonate con un foglio di via dopo poche ore dallo sbarco o, al contrario, trattenute ben oltre i limiti di legge”.

“La resistenza della nostra comunità all’hotspot è un elemento non solo simbolico ma anche fortemente concreto, perché nelle strutture già attivate non viene consentito a soggetti indipendenti di verificare il rispetto delle leggi e della dignità umana. Arci Palermo non accetterà questa ferita e si coordinerà con tutti gli altri soggetti organizzati della città per ostacolarne l’apertura, che appare tra l’altro un colossale sperpero di denaro pubblico. Il Ministero degli Interni, anziché aprire nuove strutture hot spot, si occupi di verificare i tempi e le procedure della Questura di Palermo che, ad esempio, oltre ad essere fra le più lente nella gestione delle richieste di asilo, prosegue a richiedere il passaporto come requisito per ottenere la protezione sussidiaria, nonostante più pronunce dei tribunali, di fatto bloccando il progetto di vita di molte persone che hanno ricevuto una forma di protezione”.

La patata bollente passa, adesso, nelle mani del nuovo Governo nazionale Movimento 5 Stelle-Lega, che non potrà certo fare finta di nulla. Soprattutto i grillini hanno preso a palermo una caterva di voti. da loro ci si aspetta non soltanto una ferma opposizione al progetto di del sindaco di Palermo e del Governo regionale, ma il blocco di questa ennesima follia ascara in danno del capoluogo siciliano e, in generale, della nostra Isola.

Foto tratta da sikilynews.it



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