Ars, in Aula all’insegna del caos. Nascondono le assunzioni nelle società regionali?

Ars, in Aula all’insegna del caos. Nascondono le assunzioni nelle società regionali?
26 marzo 2018

Oggi il Parlamento siciliano dovrebbe approvare un Bilancio consolidato tragicomico. Mancano i dati economici di tante società e di tanti enti. Nascondono le assunzioni in violazione di legge degli anni passati? Si parla anche di esercizio provvisorio. Sabato si sono perfino ‘materializzati’ Bilancio e Finanziaria 2018. L’allarme di Vincenzo Figuccia: no al “condono tombale” in favore dello Stato. Vittorio Sgarbi: se ne va o no?

Difficile, se non impossibile, capire a che punto sono Bilancio e Finanziaria regionali 2018. L’unica cosa certa è che, avendo avuto oltre tre mesi di tempo, il Governo regionale della Sicilia ha scelto la settimana della Santa Pasqua per avviare il dibattito sulla più importante legge dell’anno, senza la quale è praticamente impossibile governare.

L’atteggiamento tenuto in questi giorni dal Governo – o meglio, da chi lo rappresenta – è un po’ surreale. La scorsa settimana, ad esempio, si è discusso se presentare o meno il disegno di legge sull’esercizio provvisorio per il mese di aprile.

Vero è che si potrebbe andare avanti per i primi dieci-quindici giorni di aprile senza esercizio provvisorio, con l’impegno, ovviamente, di approvare la manovra entro lo stesso mese di aprile. Non tanto e non soltanto perché la legge lo consente, ma anche perché, con la lentezza dei pagamenti effettuati dall’amministrazione regionale, nessuno se ne accorgerebbe…

Il problema, però, è un altro. Anzi, i problemi sono altri.

Il primo problema è che, la scorsa settimana – stando a quello che abbiamo letto sui giornali – la manovra sarebbe arrivata ai giornalisti, mentre a Sala d’Ercole si sarebbe ‘materializzata’ solo sabato mattina. Il segno che, per l’attuale Governo, è più importante informare prima la stampa e poi, in coda, i deputati dell’Ars.

Il problema – e questo è il secondo problema – è che Bilancio e Finanziaria, oltre ad essere democraticamente illustrati e commentati dalla stampa, dovrebbero essere studiati e approvati dal Parlamento dell’Isola. Peccato che, da una decina di giorni, a Palazzo Reale – sede dell’Assemblea regionale siciliana – si discuta di una cosa che non c’è, o meglio, di una cosa che, come già accennato, è arrivata sabato.

Stamattina è stata convocata l’Aula. All’ordine del giorno ci dovrebbe essere la sceneggiata del Bilancio consolidato. Perché una sceneggiata? Perché invece di presentare un Bilancio ‘consolidato’ con i bilanci di tutte le società e di tutti gli enti regionali, il Governo ha inviato all’Aula un ‘consolidato’ con i bilanci di quattro-cinque società!

Peccato che, tra enti e società regionali, si arrivi a quota 160 o giù di lì. Che fine hanno fatto i bilanci di tutte le altre società e di tutti gli altri enti della Regione? Non si capisce. E perché mai l’Aula dovrebbe approvare una parvenza di Bilancio consolidato che si configura come una palese violazione della riforma della contabilità pubblica (leggere decreto n. 118 del 2011)?

Sorge un dubbio: non è che la scelta di non presentare un Bilancio consolidato corretto serva a nascondere le oltre 2 mila assunzioni effettuate, in violazione di legge, dal 2010 al 2017 da società e enti regionali?

E’ il tema – quello delle assunzioni in violazione di legge – affrontato dal parlamentare Cateno De Luca in una mozione molto articolata (QUI L’ARTICOLO).

Non solo. Sarebbe stata addirittura convocata una conferenza dei capigruppo per discutere se approvare o meno il disegno di legge sull’esercizio provvisorio e, si dice, anche per stabilire tempi per il dibattito e l’approvazione della manovra economica e finanziaria di quest’anno.

La cosa ci ha un po’ stupiti. Di solito, infatti, il ‘Bozzone’ con il Bilancio e la Finanziaria viene inviato prima alle commissioni legislative e poi se ne discute in conferenza dei capigruppo.

Il passaggio del progetto di Bilancio e Finanziaria dalle commissioni legislative è tutt’altro che secondario: serve ai deputati per prendere visione dei documenti e farsi un’idea, anche sommaria, della manovra (già a una prima lettura i parlamentari, che sono espressione dei partiti, sanno cosa c’è e cosa aggiungerebbero con gli emendamenti).

Solo dopo questo passaggio – che è anche, anzi soprattutto, una forma di rispetto verso la funzione parlamentare – si convoca la conferenza dei capigruppo per stabilire il calendario dei lavori.

Ci chiediamo e chiediamo: quando le commissioni legislative avrebbero preso visione di Bilancio e Finanziaria 2018? Ieri? I parlamentari hanno lavorato la domenica? A noi non risulta.

Evidentemente, il presidente dell’Ars, Gianfranco Miccichè, il presidente della Regione, Nello Musumeci, e l’assessore all’Economia, Gaetano Armao, considerano il passaggio dall’Aula un fatto quasi secondario, una mezza presa d’atto, se non anche meno.

Così avrebbero invertito l’ordine parlamentare delle cose. Della serie: parlamentari, siamo qui, mettetevi in fila per tre e obbedite…

Per inciso, sfogliando la Finanziaria – della quale daremo contezza ai nostri lettori dopo averla studiata – abbiamo la sensazione che non si tratti di un documento ‘leggero’, ma di una manovra che presenta ‘operazioni’ piuttosto complesse, per non dire temerarie…

Cosa vogliamo dire? Che non ci sembra affatto una manovra che passerà speditamente dall’Aula: tutt’altro!

La confusione aumenta se si pensa che, sempre la scorsa settimana, il Governo e la presidenza dell’Ars hanno annunciato la volontà di abolire il voto segreto. Per fare ciò serve un voto d’Aula: e quindi una maggioranza che, attualmente, non sembra esserci.

Già, la maggioranza in Aula. Che il Governo Musumeci non ha. Anche questo non sembra un elemento secondario. Tant’è vero che il presidente della Regione non disdegnerebbe certo un’apertura verso altre forze politiche.

I grillini, per bocca di Giancarlo Cancelleri, si sono detti disponibili a vedere le ‘carte’ di Musumeci: e non si capisce se tale mossa preluda a un eventuale sostegno in Aula al Governo, o sia un modo per accreditarsi con l’opinione pubblica siciliana, magari per far capire che il Movimento 5 Stelle non è solo critica, ma anche forza politica che elabora proposte.

Ma gli stessi grillini hanno presentato una mozione di censura per ‘cacciare’ dall’assessorato ai Beni culturali l’assessore Vittorio Sgarbi, che pretende di fare l’assessore in una delle più importanti Regioni del Sud Italia offendendo a ripetizione i meridionali.

Sembrava che Musumeci avesse dato il benservito a Sgarbi. Ma pare che sia stato bloccato da Berlusconi.

Di più: nelle ‘carte’ dell’inchiesta sullo scandalo del terreno della Valle dei Templi, ad Agrigento, venduto ad un privato è saltato fuori il nome dell’assessore Armao: e i grillini hanno messo anche questo ‘paletto’.

Insomma, con il Movimento 5 Stelle, almeno in questa fase, Musumeci non ha ampi margini di manovra. Anche perché i siciliani offesi da Sgarbi assieme agli altri meridionali, a quanto si capisce, si dovranno sorbire l’assessore Sgarbi fino a giugno e forse oltre.

Quello che succede è incredibile: i meridionali, nella testa di Sgarbi, avrebbero votato in massa Movimento 5 Stelle non perché non ne possono più della vecchia politica, ma perché aspettano il reddito di cittadinanza. Il Sud sarebbe fatto di accattoni…

Come finirà con l’assessore ai Beni culturali che non vuole lasciare la poltrona? Vedremo come i parlamentari 5 Stelle replicheranno in Aula a Sgarbi e al presidente Musumeci che non l’ha ancora messo alla porta.

Intanto tra alcuni parlamentari regionali prende corpo l’idea di dare vita a un movimento politico indipendentista, se non sicilianista. Vincenzo Figuccia, che prima delle elezioni regionali ha lasciato Forza Italia per aderire all’UDC, ha già fondato un proprio movimento: ‘Cambiamo la Sicilia’. Movimento che sembra avere tutta l’intenzione di occuparsi della Sicilia.

“Lo Stato è in debito con la Sicilia – scrive in un comunicato Figuccia – ed è arrivato il tempo di saldare ogni maltolto. – Solo il popolo Siciliano in un sussulto di autodeterminazione e autonomia può liberare la Sicilia dalla condizione di schiavitù in cui siamo stati relegati. Quello stesso popolo che non dimentica la scelleratezza dei patti di Crocetta e della sua comitiva che hanno svenduto la Sicilia al miglior offerente, depauperandola e dissipando ogni sua ricchezza con poche ed irresponsabili firme in calce alla revisione, ad esempio, delle norme di attuazione dell’articolo 36 dello Statuto”.

E a proposito della manovra economica e finanziaria 2018 approdata sabato all’Ars precisa: ”

“Se il Parlamento siciliano l’approverà senza i dovuti accorgimenti rischia di avallare un vero e proprio condono tombale in favore dello Stato. E questo è inaccettabile!”.

“Per per recuperare storia, orgoglio e identità – aggiunge Figuccia – per rimettere al centro la questione meridionale, le zone franche, la mobilità, le infrastrutture, il lavoro e il futuro, per riaffermare lingua, cultura e appartenenza serve una svolta”.



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