Miccichè e Musumeci e la scorciatoia dell’abolizione del voto segreto

Miccichè e Musumeci e la scorciatoia dell’abolizione del voto segreto
20 marzo 2018

Il presidente del Parlamento siciliano e il presidente della Regione si illudono di risolvere i problemi politici con la scorciatoia: l’abolizione del voto segreto. Dimenticando che la proposta di modifica del regolamento d’Aula dovrà essere approvata con un voto dalla stessa Aula: che potrebbe essere anche segreto. Intanto, ad oggi, non si hanno notizie del ‘Bozzone’ con Bilancio e Finanziaria 2018

Il Governo regionale di centrodestra scopre di non avere in Aula i voti per far approvare Bilancio e Finanziaria 2018. Così il presidente della Regione, Nello Musumeci, e il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Gianfranco Miccichè, giocano la carta della disperazione politica e parlamentare: il tentativo, in verità un po’ maldestro, di abolire il voto segreto.

Mossa piuttosto azzardata, già provata nella passata legislatura dall’allora presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone. Che arrivò a portare in Aula la modifica del regolamento (il regolamento del Parlamento può essere modificato solo con un voto d’Aula). Solo che il provvedimento non venne mai votato, perché Ardizzone capì che non sarebbe mai stato approvato.

Ora il tema si ripropone. In un’atmosfera di confusione politica e parlamentare. Di fatto, dopo il voto alle elezioni politiche, il Governo Musumeci è in minoranza tra gli elettori della Sicilia. Ma il guaio – come già ricordato – è che è in minoranza anche a Sala d’Ercole.

Sono esplose le contraddizioni. Cosa prevedibile, perché le promesse fatte dal garante del centrodestra siciliano, il già citato Gianfranco Miccichè – che oltre ad essere presidente del Parlamento siciliano è anche coordinatore di Forza Italia nell’Isola – sono state mantenute solo in parte.

Ci sono gli scontenti non eletti all’Ars. E gli scontenti non candidati alle elezioni politiche del 4 marzo scorso. E i non eletti alle stesse elezioni. Per non parlare di quelli che avrebbero voluto entrare a far parte del Governo regionale. E di coloro i quali si aspettano – o si aspettavano – posti di sottogoverno.

Sono gli inconvenienti della vecchia politica siciliana, fatta di poltrone e piccioli (è inutile girarci attorno: chi ‘chiede’ lo fa perché vuole sì potere, ma anche, anzi forse soprattutto, denaro a ‘buon mercato’).

Eh sì, nel centrodestra e nel centrosinistra gli idealisti, ormai, si contano sulla punta delle dita.

E qui sta la grande differenza tra l’elettorato grillino e l’elettorato della vecchia politica siciliana: il primo vuole cambiare, mandando a casa i vecchi politici; il secondo – gli esponenti della vecchia politica – non vogliono cambiare la politica: vogliono cambiare il proprio stato economico a spese della politica e, quindi, a spese della collettività.

Ovvio che i soggetti ‘pesanti’ che hanno votato centrodestra alle passate elezioni regionali presentino il conto. Ma… Ma da spartire, ormai, dalle parti del Governo Musumeci e di Miccichè, non c’è molto: e quel poco che c’è (ormai solo sottogoverno e qualche improbabile candidatura alle imminenti elezioni amministrative di giugno) è già ‘opzionato’.

Da qui le fibrillazioni in Aula. Difficile calcolare quanti deputati di centrodestra all’Ars si preparano a mettersi di traverso su Bilancio e Finanziaria. Quattro? Cinque? Dieci? Vattelappesca!

Paradossalmente, le divisioni del centrodestra rischiano di sputtanare il PD, che con 11 parlamentari potrebbe andare in soccorso del Governo Musumeci. Del resto, l’elezione di Miccichè a presidente dell’Ars, senza il PD, non sarebbe mai passata.

Il problema è che un PD già in grande difficoltà, che alle elezioni regionali si è salvato solo grazie a una legge elettorale tutt’altro che democratica (il PD ha preso 150 mila voti circa, la Lista Cento Passi circa 100 mila: eppure al PD sono stati assegnati 11 seggi e alla Lista Cento Passi solo un seggio!), appoggiando il Governo Musumeci su Bilancio e Finanziaria rischierebbe di scomparire alle imminenti elezioni amministrative.

Da qui la mossa di Musumeci e Miccichè. Ma è una mossa azzardata, perché, come già accennato, il presidente Miccichè non può cambiare da solo il regolamento: come già ricordato, ci vuole un voto d’Aula. Sul quale, ovviamente, i parlamentari potrebbero chiedere il voto segreto.

Così si assisterebbe a uno scenario paradossale: Governo e presidenza del Parlamento che mettono ai voti, in Aula, l’abolizione del voto segreto. Provvedimento sul quale verrebbe chiesto il voto segreto: e a questo punto…

Quando capì quello che, nella passata legislatura, sarebbe successo in Aula, il già ricordato presidente dell’Ars, Ardizzone, ritirò subito il provvedimento.

Vedremo le mosse di Musumeci e Miccichè.

Intanto segnaliamo che a Sala d’Ercole non c’è ancora traccia del ‘Bozzone’, ovvero del disegno di legge di Bilancio e Finanziaria 2018. Dicono che arriverà domani. Sarà così?

Ci sarà da capire che cosa succederà. Quanti giorni avranno le commissioni legislative di merito per esaminare la manovra? E quanti giorni avrà a disposizione la commissione Bilancio e Finanze?

Tra l’altro, il Bilancio dovrebbe essere in versione “consolidato”: ma si dice in giro che dentro lo schema di Bilancio consolidato 2018 sono state escluse tutte le società e gli enti regionali che avrebbero assunto personale: ovviamente per chiamata diretta, senza concorso pubblico, in barba alla Costituzione italiana e in barba a una legge regionale che lo vietava.

Assunzioni fatte, insieme, da centrodestra e centrosinistra: che, insieme, avrebbero deciso di non certificare quanto fatto nel Bilancio consolidato. Possibile? Non siamo davanti a una violazione palese del decreto legislativo n. 118 del 2011?

Su questo punto un Governo nazionale non allineato con la Sicilia potrebbe esercitare l’impugnativa e chiedere lo scioglimento del Parlamento siciliano e il commissariamento?

Non solo. Rispetto ai ‘Patti scellerati’ firmati dall’ex presidente Rosario Crocetta come si porrà la legge di Stabilità regionale 2018? E come si porrà rispetto alla cancellazione di 5 miliardi di euro di crediti vantati dalla Regione e mai verificati ad uno ad uno? E che fine faranno gli altri 5 miliardi di crediti? Sarà una sorta di ‘condono tombale’ per compiacere Roma?

Se sarà così, ebbene, sarà legittimo chiedersi: che fine hanno fatto gli impegni di Musumeci e dell’assessore Gaetano Armao di contestare, se non disdettare, le ‘crocettate’ finanziarie?

P.s.

Al presidente Musumeci e al presidente Miccichè vorremmo ricordare che solo i tiranni sono contrari al voto segreto. Per un motivo semplice: perché, in democrazia, i parlamentari eletti dal popolo rispondono agli elettori e non ai partiti.

Il voto segreto, piaccia o no a chi comanda, è espressione di democrazia.

“Ogni membro del Parlamento rappresenta la nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”: articolo 67 della Costituzione italiana…



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