‘La mafia che si siede a tavola’: gli spagnoli non rinunciano al brand della discordia. La parola al Tribunale UE

‘La mafia che si siede a tavola’: gli spagnoli non rinunciano al brand della discordia. La parola al Tribunale UE
12 marzo 2018

I proprietari del marchio di una catena di 37 ristoranti si sono rivolti all’organo giurisdizionale dell’Unione europea per annullare la decisione dell’Ufficio UE per la proprietà intellettuale (EUIPO) che aveva dato ragione all’Italia. La sentenza è attesa nei prossimi giorni

Non sentono ragioni. Né mostrano la minima sensibilità dinnanzi alle proteste arrivate dall’Italia. I proprietari spagnoli della catena di ristoranti che si chiama  “La Mafia se sienta a la mesa” (La Mafia si siede a tavola), hanno tutta l’intenzione di lottare fino alla fine per tenersi stretto il brand ‘mafioso’, alla faccia di chi storce il naso. E, infatti, si sono rivolti al Tribunale dell’Unione Europea – uno degli organi giurisdizionali dell’UE insieme con la Corte di Giustizia Europea-  per annullare una decisione dell’ Ufficio UE per la proprietà intellettuale (EUIPO) che si era pronunciato contro  la scelta di tale nome dando ragione all’Italia. La sentenza del Tribunale dovrebbe arrivare a giorni.

Il caso in Italia era scoppiato nel 2015 quando sui social e sui giornali si era riversato  tutto lo sdegno degli italiani  verso un brand giudicato non solo di pessimo gusto, ma anche offensivo nei confronti delle vittime della mafia e dei loro familiari. Un approfondimento de l’Espresso faceva  notare che anche gli spagnoli dovrebbero  essere più seri sul tema -visto che da oltre trent’anni i mafiosi fanno affari anche in Spagna – invece di relegare il fenomeno alla tradizione folkloristica italiana e dedicare ad esso le insegne dei ristoranti.

La difesa dei ristoratori era la seguente: “La Mafia si siede a tavola” è il titolo di un libro scritto nel 1998 dai giornalisti francesi Jacques Kermoal e Martine Bartolomei, una guida culinaria con i piatti tradizionali che i mafiosi cucinavano e gustavano a pranzo e a cena. Da qui la scelta del nome, “senza pensare assolutamente a un atto di apologia nei confronti della mafia, senza alcuna intenzione di mancare di rispetto a chi ha subito un lutto da tali criminali”. Qui potete leggere l’articolo de l’Espresso in cui parlano i proprietari. 

Non avevano convinto nessuno. Tant’è che nel 2015, l’Italia aveva depositato una domanda presso l’EUIPO al fine di far annullare questo marchio, in quanto contrario all’ordine pubblico e al buon costume. Come detto tale richiesta è stata accolta dall’EUIPO l’ Ufficio UE per la proprietà intellettuale dell’UE secondo cui ” il marchio La Mafia se sienta a la mesa promuove in maniera manifesta l’organizzazione criminale conosciuta con il nome di Mafia”. 

Non soddisfatta della decisione dell’EUIPO, La Mafia Franchises – società proprietaria del brand che ha sede a Saragozza-  ha adito il Tribunale UE per chiederne l’annullamento.

Va da sé che la decisione del Tribunale dell’UE sarà importantissima e che la speranza è che non passi il principio che si possa sfruttare commercialmente il nome di una organizzazione che causato lutti e dolori indelebili e che continua a pesare come un macigno sull’immagine della Sicilia.

Sarebbe come, faceva notare l’Espresso, se in Italia aprissimo un ristorante inneggiando ai terroristi dell’Eta….


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