Cementeria di Isola delle Femmine: presidente Musumeci, forse lei è un po’ pasticcione…

Cementeria di Isola delle Femmine: presidente Musumeci, forse lei è un po’ pasticcione…
23 febbraio 2018

Dietro questa storia, che l’attuale Governo regionale sta provando a liquidare come un ritardo della precedente amministrazione, c’è una vicenda un po’ più complicata. Lei, presidente Musumeci, ha la lontana idea dell’inghippo che c’è dietro l’autorizzazione concessa dagli uffici regionali nel 2008?  

Abbiamo capito, presidente Musumeci: d’ora in poi la chiameremo “Nello il dannosello”, perché proprio non ci riesce a combinare ‘inchiappi’. Non le è bastato lo scivolone sull’IVA? Adesso cade pure sulla cementeria di Isola delle Femmine?

Ieri sera appena abbiamo letto il suo comunicato nel quale lei – come si direbbe nella sua Catania – ‘si cassaria tutto’, siamo rimasti un po’ stupiti. Ci eravamo riproposti di chiamare, oggi, la parlamentare nazionale uscente, Claudia Mannino, gran persone per bene, che la storia di questa cementeria la conosce bene, perché vice a Capaci.

Invece Claudia Mannino – che da tempo ha lasciato il Movimento 5 Stelle e in queste elezioni è candidata con i Verdi – ci ha anticipato.

Allora, presidente Musumeci, le raccontiamo cos’ha combinato questa volta. Cominciamo con il suo comunicato di ieri sera, il ‘cassariamento’ della serie quanto sono bravo-quanto sono bello:

“Abbiamo già predisposto una delibera, che sarà discussa nella prossima giunta, per consentire ai dipartimenti regionali ‘Finanze e credito’ e ‘Sviluppo rurale’ di prorogare il contratto di concessione della cava utilizzata a Carini dalla Italcementi. Contemporaneamente, il Corpo regionale delle miniere sta acquisendo tutti i pareri necessari per poter rinnovare l’autorizzazione all’estrazione di materiale, evitando così l’interruzione della produzione nello stabilimento. Quello odierno è, purtroppo, l’ennesimo caso, riscontrato dall’insediamento di questo governo, nel quale l’amministrazione non è stata in grado di dare risposte certe, in tempi celeri, alle legittime richieste provenienti dal mondo del lavoro”.

Vediamo adesso cosa scrive Claudia Mannino. Titolo del comunicato della parlamentare nazionale uscente:

“Musumeci cede al ricatto di Italcementi ma manca l’autorizzazione ambientale”.

Dopo di che arriva il ‘carico’, come si direbbe a briscola:

“Sono senz’altro contenta del fatto che gli operai dello stabilimento Italcementi di Isola delle Femmine – scrive Claudia Mannino – abbiano salvato il loro posto di lavoro. Al tempo stesso mi chiedo come sia possibile che la politica regionale ceda ad un vero e proprio ricatto, prorogando l’autorizzazione per lo sfruttamento della cava di Carini, senza verificare l’effettivo rispetto delle norme vigenti da parte dell’azienda e la sostenibilità dell’impatto ambientale. La documentazione dell’AIA è del 2008, e quella per cui si richiede il rinnovo non mi risulta riporti all’interno del suo ciclo produttivo questa concessione”.

Ha capito cosa sta combinando, presidente Musumeci?

“In Sicilia la politica industriale non può ridursi esclusivamente all’esecuzione dei diktat di una multinazionale straniera – aggiunge Claudia Mannino – ma deve essere pianificata per creare occupazione nel rispetto del territorio, dell’ambiente e della salute dei cittadini. Per queste ragioni sto per inviare una diffida affinché l’intero procedimento di rinnovo dell’AIA includa, seguendo la logica imposta dall’azienda, anche le concessioni subordinate all’attività produttiva. Ai cittadini di Isola delle Femmine do la mia disponibilità ad organizzare un incontro per fare il punto sulla situazione”.

E questo è uno dei problemi. Poi ce n’è un altro: le polemiche – mai sopite – che hanno accompagnato l’autorizzazione ottenuta dalla cementeria nel 2008.

Dice Giuseppe Ciampolillo, coordinatore del comitato cittadino ‘Isola pulita’:

“L’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) concessa al cementificio Italcementi del luglio 2008 parte male. Questo perché, nell’istruttoria, nelle varie conferenze dei servizi, non è stato esaminato e analizzato l’intero ciclo produttivo per produrre il cemento. E’ necessaria, invece, in fase istruttoria, un’analisi su tutto il processo produttivo, comprese le cave. E cioè alle cave di Pian dell’Aia, a Torretta e delle cave Monostalla, a Carini. Questo non è stato fatto”.

“Già solo per questo motivo – precisa sempre Campolillo – il procedimento è nullo. Non solo. L’autorizzazione è del 2008. Entro due anni l’azienda avrebbe dovuto effettuare il revamping, ovvero la ristrutturazione, tenendo conto delle indicazioni europee in materia di prevenzione. Il tutto per ridurre le emissioni in atmosfera. Ma questo non è stato fatto. Ciò signfica che, nel  2010, l’Autorizzazione avrebbe dovuto essere dichiarata decaduta. Cosa che noi abbiamo fatto presente”.

“Le centraline per il controllo della qualità dell’aria avrebbero dovuto essere realizzate entro due anni, cioè nel 2010. Invece sono state installate nel 2016. Tra l’altro, si analizza solo la presenza di alcuni inquinanti, non di tutti quelli previsti dalla legge”.

“Poi, per concludere – dice sempre Campolillo – c’è una convenzione ARPA-Italcementi per effettuare le analisi. Sapete chi paga le paga le analisi? L’Italcementi. C’è o no un bel conflitto di interessi?”.

 

 



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