Al via i ‘pirtusi’ nel mare di Licata e Palma di Montechiaro per cercare idrocarburi?

Al via i ‘pirtusi’ nel mare di Licata e Palma di Montechiaro per cercare idrocarburi?
29 novembre 2017

La notizia è nell’aria da tempo. I pescatori di Licata, nelle scorse settimane, hanno segnalato la presenza di una nave. Ebbene, quelli che fino ad oggi sono stati dubbi potrebbero diventare realtà: a breve, infatti, potrebbero iniziare a ‘spirtusare’ (leggere a bucare) i fondali marini di fronte Licata e Palma di Montechiaro, in provincia di Agrigento. Il nuovo presidente Nello Musumeci che dice di ‘sta storia?  

L’allarme l’hanno lanciato nelle scorse settimane i pescatori di Licata, provincia di Agrigento, segnalando una nave che stazionava a poche miglia dalla costa. Non una delle tante petroliere che solcano il Mediterraneo, ma una nave oceanografica – la Filomena Prima – che va a caccia di petrolio e di gas nelle profondità del mare (NOI NE ABBIAMO SCRITTO IL 18 NOVEMBRE SCORSO IN QUESTO ARTICOLO). E oggi? Non è da escludere che, tra qualche mese, inizino a ‘spirtusare‘ (bucare) i fondali marini al largo di Licata e Palma di Montechiaro, in quello che Luigi Pirandello chiamava “il mare africano”.

Allarmismo? Non esattamente. Ricordiamo che il parere di compatibilità ambientale del Ministero dell’Ambiente e le concessioni per la ricerca e la coltivazione di eventuali giacimenti di idrocarburi sono in regola.

Ricordiamo anche che Greenpeace e altre associazioni hanno presentato ricorso al TAR Sicilia per provare a bloccare il parere di compatibilità ambientale. Ma i giudici amministrativi gli hanno dato torto.

Stessa cosa è avvenuta con il ricorso al Consiglio di Giustizia Amministrativa (CGA), in Sicilia organo di appello del TAR.

Dopo il parere di compatibilità ambientale è arrivata la concessione. A questo punto non c’è molto da fare, se non ‘ringraziare’ il Governo nazionale di centrosinistra che ha riavviato la ricerca di idrocarburi nel Mediterraneo.

Rintracciamo sulla rete un post che Mario Di Giovanna, ingegnere e ambientalista attento, ha scritto nel 2014, quando il Ministero dello Sviluppo economico ha rilasciato le concessioni:

“Rabbia e delusione. Quello che temevamo purtroppo è successo.
Non sono bastati 5 anni di lotte, ricorsi, interrogazioni, audizioni parlamentari, manifestazioni, telefonate, discussioni, incazzature.
Per la prima volta da decenni è stata autorizzata una nuova concessione petrolifera nel Canale di Sicilia”.

“Saranno trivellati 6 buchi nel ventre della nostra terra – scrive sempre Di Giovanna – di fronte le coste Agrigentine, tra Palma e Licata, che a breve sfideranno condizioni geologiche difficilissime e metteranno a rischio tutto ciò per cui viviamo da millenni. Una nuova piattaforma, la Prezioso K, si ergerà come baluardo di una mentalità fossile che pensa solo all’arricchimento del privato e a perpetuare un sistema dannoso per i territori e i popoli che abitano nel Mediterraneo e che nulla porta in termini di occupazione, gettito fiscale alla nostra povera Sicilia”.

“Il progetto – leggiamo sempre nel blog di Di Giovanna – è il campo di coltivazione offshore Ibleo che tanto aveva fatto parlare per i singolari studi ambientali, approvati dal Ministero, che non prevedevano nemmeno come lontana ipotesi lo scenario di un incidente rilevante in fase di trivellazione o operatività. Tanto chi se ne frega di sapere quali saranno gli effetti sull’ambiente di un incidente. Che succede se esplode la Piattaforma? Che facciamo se una nave va a collidere? Se un ancora o una rete strascica sulle condotte sottomarine? Gli effetti sulla pesca, il turismo? Al Ministero non interessa, ai nostri governanti nemmeno. Rilasciamo la concessione, poi chi vivrà vedrà!

“E così il 31 Ottobre – prosegue Di Giovanni – il Ministero dello Sviluppo Economico ha firmato il decreto di concessione all’ENI ed alla EDISON per 20 anni di uno specchio di mare di 145 Kmq, autorizzando la perforazione di ben 6 nuovi pozzi. Conosciamoli per nome: Argo2, Cassiopea 1, Cassiopea 2, Cassiopea 3, Cassiopea 4 e Cassiopea 5. Già dalla prossima estate una Piattaforma di Trivellazione potrebbe cominciare a bucare il nostro delicato e prezioso Canale di Sicilia. Sono i primi di una lunga serie in fase di autorizzazione, oggi è toccato a Licata, domani toccherà a Sciacca, Pantelleria, Ragusa, Lampedusa, Trapani, Mazara…”.

“Rabbia e delusione – conclude Di Giovanna – solo rabbia e delusione, per tutti quei politici di destra e di sinistra che, in questi anni, ci hanno preso in giro, promettendoci tavoli tecnici, aree marine protette, sviluppo sostenibile, pesca e turismo e che contemporaneamente votavano senza alcun sussulto di coscienza e di coerenza tutti i provvedimenti di legge che hanno permesso questo scempio, accampando scuse vuote e ridicole. Il nostro territorio è stato svenduto, con l’appoggio dei nostri delegati in Parlamento (con la sola eccezione di M5S e SEL), la battaglia è persa, ma la guerra non è finita. Loro sono grandi, ma ricordiamoci che noi siamo in tanti. Reagiremo!”.

Da allora è seguito un lungo silenzio. E questo ci sta perché le procedure, in questo settore, sono lunghe. Qualche notizia è arrivata solo nel gennaio di quest’anno: sembrerebbe una variazione nel programma di lavori.

Qualche settimana fa, la presenza, nel mare di fronte Licata, come già ricordato, della nave oceanografica Filomena Prima. Insomma, potrebbe essere scoccata l’ora per le trivellazioni e la coltivazione degli idrocarburi: trivellazioni e coltivazioni che, lo ribadiamo, sono autorizzate. E di questo dobbiamo ‘ringraziare’ soprattutto il Governo di Matteo Renzi, il PD e tutto il centrosinistra, compreso il Ministro agrigentino Angelino Alfano (se non altro perché si potrebbe cominciare a ‘spirtusare’ il mare della provincia che gli ha dato i natali).

E siccome le cose le dobbiamo dire fino in fondo, dobbiamo ringraziare anche chi, al referendum per bloccare le trivelle, non è andato a votare. Ricordiamo che la maggioranza del nostro Paese è contraria alle trivelle. Ma il referendum non ha raggiunto il quorum.

Ciò significa che, rispetto a quanto sta succedendo oggi, non dobbiamo ‘ringraziare’ polemicamente solo il PD e, in generale, il centrosinistra, ma – per esempio – i sindaci siciliani che, contro le trivelle, si sono battuti solo a parole. E dobbiamo ‘ringraziare’, naturalmente, anche Forza Italia, da sempre favorevole agli affari petroliferi.

Noi non dimentichiamo la manifestazione del 30 marzo 2016 a Palermo. L’ANCI Sicilia (Associazione nazionale dei Comuni Italiani) – retta dal sindaco di Palermo, Leoluca Orlando – per bocca del suo vice presidente, Paolo Amenta, aveva annunciato la partecipazione.

Ma alla manifestazione di Palermo del 30 marzo 2016 – questo lo ricordiamo benissimo – non c’era un solo gonfalone comunale. I sindaci dei Comuni siciliani non hanno partecipato alla manifestazione contro le trivelle. A cominciare dal presidente dell’ANCI Sicilia, Orlando.

E oggi? Il nuovo presidente della Regione, Nello Musumeci, si è già insediato e, in queste ore, dovrebbe formalizzare la nomine dei dodici assessori della sua Giunta (COME POTETE LEGGERE QUI). E’ troppo chiedere al nuovo presidente della Regione – che,lo ribadiamo, si è già insediato – che cosa pensa di questa storia?

Musumeci, sulle trivelle, la pensa come Renzi e come il PD? Pensa altre cose?

Ci piacerebbe saperlo. Anche perché, su un fatto così importante, un presidente della Regione qualcosa la dovrà pure dire. O no?

Da legge anche:

La manifestazione del 30 marzo a Palermo: dedicato a quelli che non c’erano

Le trivelle e il Governo Crocetta come i baroni di Carlo d’Angiò: il 30 Marzo tutti in piazza per i nuovi Vespri Siciliani!

 

OFFSHORE IBLEO
COME AUTORIZZARE LE TRIVELLE NEL MARE SICILIANO SENZA
VALUTARE I RISCHI AMBIENTALI E GLI IMPATTI SOCIO-ECONOMICI

 

Anche l’ANCI Sicilia alla manifestazione del 30 Marzo a Palermo

 

Palermo, 30 Marzo 2016: Siciliani in piazza contro i ladri di futuro. Tutte le ragioni per scendere in piazza

 

Il 30 Marzo tutti a Palermo: No Triv, No Crocetta. Appuntamento con la libertà!



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