12
Mag
2017
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L’indipendentismo siciliano è di destra o di sinistra?

Santo Trovato, indipendentista di lungo corso, chiarisce i termini della questione: “Dire che l’indipendentismo siciliano non ha alcuna connotazione politica  equivale ad affermare che tale indipendentismo non ha alcuna progettualità politica e sociale”. Il difetto sta nella sinistra italiana…

Santo Trovato è punto di riferimento per il mondo indipendentista siciliano. Per la sua conoscenza della questione siciliana, che è sinonimo di “questione sociale siciliana”,  per la sua libertà intellettuale, per la sua intelligenza critica che non ha mai fatto sconti a nessuno. Per il suo essere gentile, allergico ad ogni forma di ipocrisia, e al tempo stesso, ruvido  dinnanzi ad ogni lettura superficiale dei fatti che riguardano la Sicilia (e le persone). Attualmente è un esponente di primo piano del circolo catanese di Siciliani Liberi. In questo post che ha pubblicato su Facebook, una riflessione che risponde ad una tema che continua a suscitare interesse: l’indipendentismo siciliano è di destra o di sinistra?

di Santo Trovato

La “Questione Siciliana” è convergente alla “Questione Sociale Siciliana”: rimanendo quest’ultima irrisolta, lascia la prima perennemente insoluta.
Anzi, la Questione Siciliana è la Questione Sociale Siciliana!
Chi intendesse risolvere l’una a prescindere dall’altra, snaturerebbe la Questione Siciliana e strumentalizzerebbe la Questione Sociale Siciliana al fine di “cambiare tutto per non cambiare niente” !
Dire che l’indipendentismo siciliano non ha alcuna connotazione politica, non essendo di destra, ne di centro e ne di sinistra, equivale ad affermare che tale indipendentismo non ha alcuna progettualità politica e sociale.
Eppure tutte le istanze separatiste/autonomiste che hanno attraversato la Sicilia dall’unità d’Italia sino ai nostri giorni, furono dettate dallo stato di malessere in cui versava la popolazione siciliana.
Ridotti in estrema miseria, spogliati di ogni loro diritto, della loro storia e della stessa cultura, derisi in ogni loro legittima aspettativa di libertà, di giustizia sociale , di lavoro e di pace, i Siciliani, lottarono e morirono per riconquistare in primo luogo la giustizia sociale ed il diritto ad una vita dignitosa, ma, dopo aver subito quattro stati d’assedio da parte dei Governi italiani (1862, 1863, 1866 e 1894) trovarono sfogo soltanto nella emigrazione forzata oltre oceano di quasi la metà dell’intera popolazione dell’Isola.

L’ultimo stato d’assedio, il quarto atto di guerra che infierirà sulle inermi popolazioni dell’Isola con gli arresti di massa e gli eccidi consumati a Caltavuturo, a Giardinello, a Monreale, a Lercara, a Pietraperzia, a Belmonte Mezzagno, a Marineo, a Santa Caterina Villarmosa, a Siculiana, a Modica, ad Alcamo, a Casal Floresta, ad Agirgento, a Milocca, a Sutera, ad Acquaviva, a Vallelunga, a Piana dei Greci, ad Aragona, e in tanti altri paesi, fu portato avanti con l’evidente scopo di fermare e distruggere l’avanzata impetuosa del Socialismo siciliano e della organizzazione contadina e operaia dei Fasci.

E’ d’uopo però ricordare che le legittime rivendicazioni dei contadini, dei minatori e degli operai dell’Isola vennero tradite proprio dal Partito italiano dei lavoratori il quale aveva da poco assunto la denominazione di Partito socialista italiano, sempre contrario a qualsiasi forma di autonomia politica e amministrativa dei Siciliani (immaginiamo qual’era e qual’è la posizione nei confronti dell’Indipendentismo).
Il Socialismo però, inteso come “corrente di pensiero universale“, e non l’interpretazione e la personalizzazione alla nordica italica maniera, – sul piano internazionale, nasce come un movimento favorevole all’autodeterminazione dei popoli, contrapponendosi al nazionalismo e all’imperialismo occidentale; è una corrente di pensiero che si batte per modificare la vita sociale ed economica delle classi meno abbienti e in particolare del proletariato.
Il difetto, pertanto, non sta nel pensiero della sinistra, in quanto “corrente di pensiero universale“, ma della sinistra italiana, così come in ogni e qualsiasi manifestazione della politica e del pensiero italiano nei confronti dei meridione e della Sicilia in particolare.
Qualsiasi indirizzo politico/ideologico si sia dato l’Italia, esso ha sempre lavorato in favore di una determinata area del Paese, sfavorendo il Sud e la Sicilia.
Da tali esperienze pagate sulla nostra pelle, si comprende perché oggi molti indipendentisti siciliani ripudiano la destra, il centro e la sinistra; ed anche io le ripudio, ma QUELLE ITALIANE!!
Come si fa a parlare di POPOLO Siciliano senza parlare della Questione Sociale del POPOLO Siciliano? Chi è questo Popolo in nome del quale noi indipendentisti aneliamo all’autodeterminazione?
Questo Popolo Siciliano non è quel Popolo che appena a Gennaio del 2012 si riversò nelle strade della Sicilia pronto a dare il via al 3° Vespro Siciliano?
Era lo stesso Popolo dei Fasci Siciliani, era quello che aveva aderito in massa nel 1943 al M.I.S., era quello che in via Maqueda, a Palermo, chiedeva pane e libertà.
Ma il 3° Vespro Siciliano, come tutti sappiamo, abortì già alla fine di Gennaio dello stesso 2012 perché privo di progettualità politica e sociale.
Senza alcuna progettualità non si costruisce nessun futuro!
Può la borghesia siciliana, connivente e complice della colonizzazione politica, economica e culturale dell’Isola, e possono le lobby siciliane, che hanno fatto fortuna e vanno a braccetto con il sistema liberale/capitalista italiano, avere convenienza ed interesse ad una Sicilia indipendente?

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Tra due giorni si vota per le comunali. Cari Siciliani, liberiamoci dalla vecchia politica!

2 Responses

  1. Antonino Sicari

    Indipendentismo significa a mio parere liberarci dal giogo italico, coscienti come siamo , noi siciliani, e direi nella stragrande maggioranza, che quella italica sia stata una vera e pripria invasione ai nostri danni, per cui prima ci liberiamo dal loro giogo, senza se e senza ma, megio sarà: tale presa d’atto no crerdo sia ne di destra ne di sinistra: sarebbe una vera e propria forzatura il volere canalizzare tale sentimento per la nostra terra dentro qualcosa che personalmente mi sta stretto : il fatto del come potremmo sfruttare tale libertà ottenuta con le nostre lotte, son certo sia ben altra cosa. Un avvertimenjto: nesssuno si dovrebbe permettere di mettere un cappello su tale sentimento nazionale siciliano millenario: Chi nutre tali insani propositi sarebbe un verpo e proprio traditore delle nostre istanze, un vero e proprio ascaro che, come tanti altri, vorrebbe, in verità fare rimanere le cose come stanno.

  2. “ Tirando le somme di questo excursus attraverso le strutture economiche del paese meridionale, dobbiamo concludere che esso costituisce un’altra Italia, molto diversa da quella maggiore e dominante; non solo, ma anche colonizzata ed oppressa da quella. Sono diversi i livelli dei redditi, la struttura della popolazione attiva, il carattere dell’agricoltura, il grado di sviluppo del settore industriale e, mentre nell’Italia sviluppata le risorse sono ampiamente utilizzate, nell’Italia sottosviluppata esse sono sotto utilizzate e/o sprecate.
    E’ soprattutto diversa la struttura sociale; diversità che discende da una diversa articolazione dei rapporti di produzione. Questi presentano nel Mezzogiorno la tipologia propria delle aree coloniali, anche se la sostanza di tale carattere tende ad essere coperta e nascosta dall’esistenza di una media e piccola borghesia impiegatizia e professionistica del tipo italiano.” (1).

    “…e’ senz’altro esatto che il Nord era (ed è) una piovra nei confronti del Sud, anzi è questo che mi sono sforzato di dimostrare. Ma la frattura tra proletariato settentrionale e meridionale non dipende da un non capire o da un non avere capito. Non solo il proletariato settentrionale, ma anche i partiti ufficiali ed extraufficiali della sinistra italiana …hanno capito benissimo. Solo che essi non possono, e giustamente, servire due altari. Cioè, in parole povere, gli interessi del proletariato settentrionale, nella prassi attuale, come in quella di ieri, e l’abbiamo visto, sono inconciliabili con quelli del proletariato meridionale. Tale inconciliabilità non si coglie d’altra parte attraverso la lettura delle enunciazioni verbali, ma dagli atteggiamenti storici concreti. Il proletariato settentrionale combatte una sua battaglia economistica e riformistica che il più delle volte è anche una battaglia dal respiro corto (si pensi per esempio che i contadini hanno conseguito parecchi decenni dopo gli operai le più elementari forme di assistenza sociale e sono tutt’ora ben lontani dall’essere alla pari). Ma anche quando le vittorie politiche e sindacali si traducono in leggi generali, il proletariato meridionale non ne beneficia, perché tali leggi contemplano situazioni estranee all’assetto meridionale. In sostanza, il proletariato settentrionale convive con il capitalismo anche fisicamente, e in un certo modo partecipa ai frutti della spoliazione che il capitalismo italiano fa (ed a ha fatto) del Sud, oltre che di altri paesi sottosviluppati.
    Per di più, attraverso la mediazione delle agenzie politiche nazionali, il proletariato settentrionale fissa e impone a tutto il proletariato italiano una strategia e una tattica conformi ai suoi interessi.
    Il proletariato meridionale non ha ricavato e non può ricavare che male da un simile impianto unitario della lotta di classe in Italia. Anzi ciò è costato la sua impotenza e la sua evirazione politica di fronte a problemi gravissimi, primo fra tutti l’emigrazione” (2).
    (1) – Nicola Zitara, L’Unità d’Italia, nascita di una colonia”, pag. 149.
    (2) – Nicola Zitara, L’Unità d’Italia, nascita di una colonia”, pag. 152, 153.

    Personalmente ho superato da tempo la falsa dicotomia “destra” – “sinistra”; in particolare da quando, ormai molti anni fa’, son venuto a conoscenza del fatto che gli “ideali” socialisti, ai quali pure avevo aderito, altro non erano che il risultato di un preciso progetto massonico volto alla destabilizzazione del Cristianesino, e quindi della Chiesa, allora molto potenti, attraverso la creazione di una ideologia simile ma al tempo stesso diversa e contrapposta in relazione agli aspetti trascendentali che essa non contempla. Come pure la stessa massoneria ha sostenuto e finanziato i progetti nazisti (vedi ascesa e finanziamento del NazionalSocialismo). Il tutto nell’ottica dell’applicazione del semplice ma potente principio del “Divide et impera”. Continuare quindi a far riferimento a quelle ideologie significa continuare a prestarsi ad un inganno, ad una truffa. Gli indipendentismi Siciliano e Duosiciliano non possono e non debbono fare riferimento a quelle ideologie, né a nessuna altra; pena il fallimento del processo indipendentista che, finalmente, sta prendendo campo nella Sicilia insulare e continentale.

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