Oggi i Siciliani ricordano il grande scrittore Vincenzo Consolo

Oggi i Siciliani ricordano il grande scrittore Vincenzo Consolo
21 gennaio 2017

Il 21 gennaio del 2012 ci lasciava Vincenzo Consolo, uno degli scrittori siciliani più originali del ‘900. I sui romanzi e i suoi racconti costituiscono un patrimonio inestimabile di cultura e di riflessioni sulla Sicilia. Attualissimo, ancora oggi, il romanzo che lo rivelò al grande pubblico: Il sorriso dell’ignoto marinaio, singolare ricostruzione di quanto avvenuto nella nostra Isola nel passaggio dai Borboni all’unificazione

“Io non so che voglia sia questa, ogni volta che torno in Sicilia, di volerla girare e girare, di percorrere ogni lato, ogni capo della costa, inoltrarmi all’interno, sostare in città e paesi, in villaggi e luoghi sperduti, rivedere vecchie persone, conoscerne nuove. Una voglia, una smania che non mi lascia star fermo in un posto. Non so. Ma sospetto sia questo una sorta di addio, un volerla vedere e toccare prima che uno dei due sparisca”.

(Le pietre di Pantalica, 1998)

Ne riportiamo un profilo tratto da Wickipedia. Oggi ricorre l’anniversario della morte di Vincenzo Consolo (Sant’Agata di Militello, 18 febbraio 1933 – Milano, 21 gennaio 2012).

Nato a Sant’Agata di Militello, in provincia di Messina, il 18 febbraio del 1933 da genitori Sanfratellani, dopo le scuole superiori, si laurea, con una tesi in filosofia del diritto all’Università di Messina. Conclusi gli studi universitari, si dedica all’insegnamento nelle scuole agrarie.

Nel 1963 esordisce con il suo primo romanzo, La ferita dell’aprile, squarcio sulla vita di un paese siciliano movimentato dalle lotte politiche dei primi anni del dopoguerra.

La vera rivelazione arriva nel 1976 con Il sorriso dell’ignoto marinaio, singolare ricostruzione di alcuni eventi svoltisi nel nord della Sicilia al passaggio dal regime borbonico a quello unitario e culminati nella sanguinosa rivolta contadina di Alcara Li Fusi nel maggio 1860.

Tra le altre sue opere principali: Retablo (1987), Nottetempo, casa per casa (1992), L’olivo e l’olivastro (1994), Lo spasimo di Palermo (1998), Di qua dal faro (2001). Tra i racconti: Le pietre di Pantalica (1998).

La narrativa di Vincenzo Consolo presenta un originale rapporto tra memoria storica e ricerca linguistica. La ricerca di questa memoria storica riguarda il mondo della Sicilia. Il suo passato e il suo presente, la sua bellezza affascinante e il suo disfacimento, i suoi odori forti, la sua natura seducente, portano questa contraddizione all’estremo e le danno una singolare capacità conoscitiva.

Consolo, come tanti scrittori siciliani moderni, scrive costantemente della sua terra d’origine, traendo spunto dal materiale autobiografico relativo alla sua infanzia e giovinezza “isolana”. Ciò gli ha permesso di ricostruire nelle sue opere momenti e vissuti personali attraverso il “filtro” di un particolare tipo di memoria che si tinge di nostalgia. Questa posizione di distanza materiale e vicinanza affettiva sembra provenire insieme da un rapporto di amore e odio con la Sicilia, e da una doppia esigenza artistica e conoscitiva.

Da una parte la distanza consente una messa a fuoco migliore e più oggettiva della realtà siciliana, che può essere giudicata più chiaramente anche perché posta in relazione con quanto accade nel “continente”. Da un’altra parte, però, la terra dell’infanzia e di un passato ancora più remoto, ricostruita sul filo della memoria personale, diviene un luogo forse idealizzato dal ricordo e dalla nostalgia, ma anche per questo capace di diventare un termine di paragone per rilevare la violenza del tempo e le trasformazioni che devastano un mondo ingiusto, ma comunque carico di valori positivi, per sostituirlo con un mondo non meno ingiusto e per di più impoverito sul piano umano.

Foto tratta da alchetron.com

 



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