9
Gen
2017
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Domani torna a riunirsi l’Ars, tra Comuni senza soldi ed ex Province ‘aggredite’ da Roma

Eh già, perché nel silenzio generale il Governo nazionale ha aumentato il prelievo forzoso a carico delle nove ex Province siciliane. La situazione che si delinea è paradossale: le ex Province dell’Isola, che non hanno i soldi per pagare i propri dipendenti, che non hanno si soldi della manutenzione delle strade e delle scuole, dovrebbero trovare altri soldi da dare al Governo Gentiloni che dice di essere senza soldi: quel Governo Gentiloni che, però, ha trovato subito 20 miliardi di Euro per le banche… Di tutto questo si parlerà domani a Sala d’Ercole o gli ascari metteranno tutto a tacere?  

Finite le vacanze di Natale – un po’ come avviene a scuola – dovrebbe riprendere l’attività politica siciliana, non sappiamo se a pieno ritmo (improbabile) o lentamente. Domani dovrebbe tornare a riunirsi l’Assemblea regionale siciliana: per fare che cosa non lo sappiamo. Con molta probabilità, Sala d’Ercole dovrebbe – magari convocando la conferenza dei capigruppo – stilare un calendario dei lavori parlamentari.

In attesa di capire che cosa deciderà di fare il Parlamento siciliano ci sembra opportuno – anche per informare i lettori – raccontare che cosa sta succedendo nei Comuni siciliani e nelle ex Province. Si tratta, infatti, di enti locali che dipendono, sotto il profilo finanziario, dalla Regione.

Per quanto riguarda i Comuni della nostra Isola va detto che la Regione non ha ancora trasferito tutti i fondi del 2016.

Su circa 635 milioni di Euro la Regione ha trasferito, sì e no, 375 milioni di Euro.

I conti sono presto fatti.

Per la quota corrente (ex Fondo regionale per le Autonomie locali), i Comuni, per il 2016, avrebbero già dovuto ricevere dalla Regione 340 milioni di Euro. Invece i trasferimenti, allo stato attuale dei fatti, ammontano a circa 255 milioni di Euro.

Per i precari dei Comuni la Regione dovrebbe avere già erogato, per il 2016, circa 180 milioni di Euro. Invece ha erogato, sì e no, 70 milioni di Euro.

Per il pagamento delle rate dei mutui dei Comuni, la Regione avrebbe già dovuto erogare 115 milioni di Euro. Invece, fino ad oggi, ha erogato solo 50 milioni di Euro scippati dal Fondo pensioni dei dipendenti regionali.

All’appello, insomma, a valere sul 2016, mancano oltre 270 milioni di Euro. Questi sono i numeri reali, le chiacchiere le lasciamo all’assessore-commissario della Regione siciliana, Alessandro Baccei e a chi gli va dietro.

Tutto questo avviene mentre le banche non sembrano più disposte ad erogare credito ai Comuni, che non hanno come più garantire eventuali, altre scoperture di tesoreria, come abbiamo scritto lo scorso 26 dicembre:

Sorpresa: lo Stato sta utilizzando i beni dei Comuni siciliani per garantire il proprio debito pubblico

La situazione diventa sempre più complessa, perché ormai, pur di giustificare i tagli operati dal Governo nazionale, l’Ars approva anche leggi fasulle, con i numeri truccati.

E’ successo con la legge di assestamento di Bilancio, approvata alla fine dello scorso anno, quando gli uffici dell’assessorato regionale all’Economia si sono ‘accorti’ che mancavano 34 milioni di Euro. Vicenda che è stata subito catalogata come una ‘svista’.

Invece – questo è il giudizio di chi scrive – non c’è stata alcuna svista, ma solo malafede della politica, non certo della burocrazia che prende ordini dalla stessa politica.

I dirigenti dell’assessorato all’Economia, infatti, non possono ‘lisciare’ 34 milioni di Euro di entrate dello Split Payment sull’IVA. tale ipotesi è tecnicamente impossibile.

I politici sapevano benissimo che questi 34 milioni di Euro erano già stati conteggiati. Ma li hanno conteggiati in più per coprire il fabbisogno dei Comuni e per carpire il sì alla legge da Sala d’Ercole. Dopo di che, hanno fatto passare un po’ di tempo e hanno simulato la ‘svista’, togliendo i soldi alla previsione di spesa dei Comuni.

Di fatto, il Governo ha preso in giro il Parlamento dell’Isola perché sapeva di avere, come si usa dire dalle nostre parti, “il porco dentro”: sapeva che il Governo nazionale non avrebbe impugnato una legge che, invece, avrebbe dovuto essere impugnata perché incostituzionale: ed è incostituzionale perché non si possono approvare leggi finanziarie senza copertura finanziaria!

Invece hanno fatto approvare dall’Ars una legge con una copertura finanziaria che, per 34 milioni di Euro, è fittizia, salvo ad ‘accorgersi’ della svista un paio di settimane dopo e sistemare tutto con un prelievo dai fondi destinati ai Comuni. Il tutto senza passare dall’Aula.

Insomma, con un passaggio amministrativo hanno ‘sanato’ una ‘svista’ legislativa! 

Tutto questo succede perché qualche ‘genio’ del Diritto Costituzionale ha deciso, nei fatti, di abrogare – almeno per la parte che riguarda l’Ars – l’Ufficio del Commissario dello Stato per la Regione siciliana. I risultati di questo papocchio si vedono.

Ma se per i Comuni siamo alla farsa, per le ex Province siamo alla tragedia.

Il Parlamento siciliano ha varato una riforma senza capo né coda. Ha istituito tre grottesche Città Metropolitane (Palermo, Catania e Messina) che esistono solo sulla carta, se è vero che le strade provinciali – competenza che le citate Città Metropolitane hanno ereditato dalle ex Province – sono abbandonate.

Idem per le restanti sei ex Province – ribattezzate pomposamente “Consorzi di Comuni” – che, come le Città Metropolitane, esistono solo sulla carta.

Ma se le tre Città Metropolitane e i sei Consorzi di Comuni esistono solo sulla carta, i 6 mila e 500 dipendenti delle ex Province esistono invece nella realtà: sono persone, in molti casi sposate, con figli che vanno a scuola: persone che ogni giorno – magari il presidente della Regione, Rosario Crocetta, il presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone e, in generale, tutti gli ascari che hanno consentito al Governo nazionale di ‘svaligiare’ le ‘casse’ della Regione non ci credono – vanno al supermercato, fanno la spesa, mangiano, in una parola, vivono.

Della realtà fanno parte anche le già citate strade provinciali abbandonate, gli edifici scolastici la cui manutenzione è ancora oggi a carico dei ‘derivati’ delle ex Province e anche i controlli ambientali che le ex Province hanno effettuato fino a quando hanno avuto a disposizione le risorse finanziare.

Perché ricordiamo queste cose? Perché nel silenzio generale il Governo nazionale, per fare quadrare i conti, ha aumentato il prelievo forzoso a carico delle ex Province.

La situazione che si sta determinando nelle ex Province siciliane – sempre nel silenzio generale – è paradossale: le tre citate Città Metropolitane di Palermo, Catania e Messina e i Consorzi di Comuni non hanno i soldi per pagare i propri dipendenti, non hanno i soldi per la manutenzione delle strade provinciali abbandonate, non hanno i soldi per la manutenzione degli edifici scolastici, non hanno i soldi per effettuare i controlli sul’inquinamento dell’ambiente, ma dovrebbero trovare i soldi per “contribuire al risanamento dei conti dell’Italia” che non si risanano mai.

E dovrebbero farlo in misura maggiore: se prima, ad esempio, lo Stato si prendeva 200 milioni di Euro, adesso vuole 300 milioni di Euro.

I lettori magari sorrideranno amaro. Ma c’è poco da ridere, perché il timore è che vengano aggrediti i beni immobili delle ex Province siciliane, che sono tanti e di grande valore!

Tutto questo avviene mentre lo Stato fa sapere che non ha soldi e che pretende i soldi dalle ex Province siciliane.

Dopo di che si scopre che il Governo nazionale a guida PD che non ha soldi e li vuole anche dalle ex Province siciliane ha trovato, in quattro e quattr’otto, 20 miliardi di Euro per le banche.

Ma come: il Governo Gentiloni vuole dalle ex Province siciliane 100, 200, forse 300 milioni di Euro all’anno perché “non ha soldi” e deve “risanare” i propri conti e poi trova, in una notte, 20 miliardi di Euro per le banche?

E il bello è che il centrosinistra che governa l’Italia vorrebbe rivincere le elezioni. Anche il centrosinistra che governa la Sicilia – dopo avere collaborato con Roma per svuotare le ‘casse’ regionali – vorrebbe rivincere le elezioni regionali di quest’anno. Crocetta, addirittura, annuncia la sua ricandidatura…

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1 Response

  1. Claudio Fogazza

    Ma questo si era capito quando si abbandonò il progetto del Consxorzio dei Comuni e si è tornati alle provincie denominate con altro nome
    meglio i Consorzi dei Comuni dove i Comuni diventano municipalità del Comune capofila

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