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Gen
2017
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Gli Atenei del Sud? Ultimi. Ma se lo dice la Confindustria è un complimento!

E’ arrivata, anticipando di qualche giorno la Befana, la classifica delle università italiane secondo gli ‘intellettuali’ della Confindustria, l’organizzazione imprenditoriale editrice del quotidiano Il Sole 24 Ore. Ovviamente, noi meridionali siamo ultimi. E ultima tra gli ultimi sarebbe l’università Kore di Enna. Che, stranamente, è al primo posto, in Italia, per valutazione degli studenti. Secco il giudizio di Cataldo Salerno: “L’annuale bufala del Sole 24 Ore”

Come ogni anno Il Sole 24 Ore – il giornale della Confindustria – ha stilato la classifica degli Atenei italiani. Neanche a dirlo, le migliori università sono del Centro Nord Italia, le peggiori al Sud. Verona, Trento, Milano, Bologna vanno benissimo. Man mano che si scende al Sud la qualità si riduce. Dalla Sicilia – e ti pareva! – spunta la peggiore di tutti: l’università Kore di Enna.

La cosa strana di questa classifica confindustriale è che proprio la Kore di Enna risulta, invece, la più gradita agli studenti. Questo parametro non conta?

Cataldo Salerno, presidente della Kore di Enna, replica a muso duro ai confindustriali:

“L’annuale bufala del Sole 24 Ore – dice – spacciata per classifica degli atenei italiani, si conferma essere lo strumento di un disegno politico volto a desertificare il Sud e le Isole, facendo credere ai giovani meridionali che le università delle loro regioni siano le più scadenti del Paese. È ora che su queste classifiche ingannevoli intervenga l’Antitrust perché qui si tratta di una vera e propria turbativa del mercato”.

E ancora:

“Siamo lieti di essere all’ultimo posto nel giudizio di Confindustria, perché vuol dire che formiamo menti critiche. Allo stesso tempo siamo orgogliosi di essere al primo posto in Italia secondo la valutazione degli studenti. Questo primato, l’unico che davvero riguarda la qualità degli atenei, nessuno ce lo può togliere”.

Critico anche Giovanni Tesoriere, docente presso la facoltà Kore di Enna:

“Sul Sole 24 ore di oggi la solita tabellina che riporta le classifiche tra le università Italiane stilata dal quotidiano di Confindustria. Le meridionali, come sempre, a fare da fanalino di coda. Nessuno però da conto degli indicatori utilizzati che, guarda caso, sono tutti ritagliati a favore di alcune università del Nord rispetto a quelle del Sud (numero di iscritti provenienti da altre Regioni, laureati che trovano lavoro dopo un anno etc). Eterno fanalino di coda delle non statali la Kore di Enna!”.

“Forse occorrerebbe ricordarlo al Dott. Squinzi – aggiunge Tesoriere – ex presidente proprio di Confindustria e proprietario della Mapei, orgoglio della industria italiana che, per la ricerca, utilizza, guarda caso due università del Sud: la Federico II di Napoli e proprio la Kore! Ma si sa… una cosa è la realtà, un’altra le graduatorie stilate a tavolino da qualcuno che la nostra Università non sa neanche dove si trova. Noi attendiamo la verifica che ha in corso la Commissione Europea sulle Università mediante il programma Multirank che, in modo molto più serio, valuta su ben 40 indicatori. Nella classifica 2015 la Kore si piazzava tra le prime 4 del Meridione!”. 

La ‘classifica’ messa su da Confindustria si basa su 12 indicatori tradizionali che dovrebbero misurare i risultati della didattica e della ricerca. Il condizionale è d’obbligo perché non abbiamo capito se – per esempio con riferimento alle università siciliane – i dati sui quali si sono arrovellati gli ‘scienziati’ della Confindustria sono quelli aggiornati o quelli vecchi.

Se i nostri lettori ne hanno voglia, possono andarsi a cercare sul Sole 24 Ore questa ‘classifica’ confindustriale con annessi e connessi.

Noi vorremmo solo far notare che l’università risente del clima economico e sociale della realtà nella quale opera. Le univerità del Sud in generale – e quelle siciliane in particolare – operano in un territorio che, da quando esistono i fondi strutturali dell’Unione Europea, ha subito e continua a subire un processo di desertificazione economica.

Con la connivenza di un’Unione Europea tutt’altro che brillante, lo Stato, con la scusa che nelle Regioni del Sud Italia ad Obiettivo Convergenza (Campania, Puglia, Calabria e Sicilia) ci sono i fondi europei, ha praticamente eliminato l’intervento ordinario.

Questo è un raggiro ai danni del Sud, perché i fondi europei debbono essere aggiuntivi e non sostituiti rispetto all’intervento degli Stati. Ma a Bruxelles, dal 2001, fanno finta di non capire.

Dopo di che, sia perché l’Amministrazione regionale è lenta, sia perché le procedure sono complesse, sia perché Roma, sui ritardi ci marcia (e li ‘facilita’), molti dei fondi europei destinati a queste quattro regioni del Meridione d’Italia non si spendono.

Poi arriva il Governo nazionale di turno e li riprogramma tenendosene la metà.

Poi succede che anche la parte riprogrammata per essere spesa nelle quattro Regione del Sud viene taglieggiata, sempre perché ci sono i ‘ritardi’: è successo con 12 miliardi di fondi PAC – sulla carta destinati al Sud – che il Governo Renzi ha regalato alle imprese in forma di agevolazioni, nel nome del Jobs Act.

E guarda caso, il 90% di questi fondi PAC che erano destinati al Sud sono finiti nel Centro Nord Italia, in larga parte prorpio ad aziende associate a Confindustria.

Poi arriva Il Sole 24 Ore e ci viene a dire che “ll Mezzogiorno continua… a soffrire e occupa stabilmente gli ultimi scalini delle graduatorie…”.

Ma guarda che caso…

 

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