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Dic
2016
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Il futuro sindaco di Palermo/ La solita solfa Orlando-Ferrandelli, le faide grilline, Nadia Spallitta e Ciro Lomonte

Quest’ultimo – Ciro Lomonte – candidato dagli Indipendentisti del professore Massimo Costa potrebbe risultare la sorpresa delle prossime elezioni comunali di Palermo. Anche perché, almeno fino a questo momento, tutta la vecchia politica cittadina – di centrosinistra e di centrodestra – ripropone Leoluca Orlando e Fabrizio Ferrandelli, due personaggi un po’ ‘cotti’ dalla storia. In ascesa Nadia Spallitta. La ‘guerra’ interna al Movimento 5 Stelle che ci sarà con un proprio candidato a sindaco nonostante le divisioni 

Palermo: mentre la città continua ad affondare, tra povertà in aumento, famiglie in difficoltà, esercizi commerciali che continuano a chiudere, attività culturali sempre più in affanno, servizi sempre più scadenti, un balzello stradale contrabbandato come ZTL, precari che pressano, tasse che aumentano, la politica cittadina si avvita su se stessa. Il prossimo anno si voterà per eleggere il sindaco e il nuovo Consiglio comunale, ma lo scenario – a parte qualche piccola novità – è deprimente.

La vecchia politica – alla fine si tratta di questo – ripropone due facce di quattro anni fa: il sindaco uscente, Leoluca Orlando, sulla breccia dal 1985, e Fabrizio Ferrandelli, lo sfidante dello stesso Orlando del 2012. Insomma, da quello che un tempo era il centrosinistra non c’è niente di nuovo sotto il sole.

Su Orlando, non senza qualche mal di pancia, dovrebbe convergere il Partito Democratico. Un’alleanza che sembra quasi comica, se è vero che alcuni esponenti di questo partito, in questi anni, sono rimasti all’opposizione. Per carità: ci sono anche consiglieri comunali legati all’attuale Giunta comunale, come Rosario Filoramo. Ma il PD ufficiale di Palermo ha poco o nulla a che spartire con l’attuale Amministrazione comunale.

Eppure, per il Partito Democratico, le alternative non sono tante. Soprattutto dopo la pesante sconfitta del referendum dello scorso 4 dicembre. Vero è che qualche esponente storico – è il caso del deputato regionale Pino Apprendi – ha votato No, contro l’indicazione del segretario nazionale, Matteo Renzi. Ma il PD cittadino, nel complesso, oggi sembra nel pallone. Nei mesi scorsi si vociferava della possibile candidatura di Antonello Cracolici, oggi confusionario assessore regionale all’Agricoltura. Ma anche questa candidatura sembra tramontata.

Il PD cittadino, lo ribadiamo, dovrebbe ‘chiudere’ su Orlando. L’alternativa potrebbe essere il già citato Ferrandelli. Solo che su quest’ultimo pesano le voci che lo vedrebbero sponsorizzato da Forza Italia di Gianfranco Miccichè e dai cuffariani.

Insomma, PD, Forza Italia e cuffariani insieme?

L’ipotesi è stata presa in considerazione nei mesi scorsi, quando il Movimento 5 Stelle sembrava avere il vento in poppa. Poi è scoppiato il mezzo scandalo delle firme ‘false’ alle elezioni comunali – naturalmente di Palermo – del 2012. Uno scandalo che aveva ‘tranquillizzato la vecchia politica cittadina. Con una certa stampa che, per qualche mese, ha provato a montare questa vicenda.

Poi, però, si è scoperto che nei Comuni di mezza Italia le firme false sono una regola (sono le firme che vengono raccolte a sostegno delle liste). Anzi, si è scoperto di tutto e di più.

Le firme false raccolte a Palermo dai grillini alle elezioni comunali del 2012, a parte il fatto brutto in sé, non hanno sortito effetti: l’allora candidato a sindaco, Riccardo Nuti, non arrivò al ballottaggio. Mentre la lista grillina per il Consiglio comunale non superò lo sbarramento. Insomma, il Movimento 5 Stelle non riuscì a fare eleggere nemmeno un consigliere comunale.

Molto diverso il discorso delle firme false che vedono come protagonisti gli esponenti della vecchia politica in mezza Italia: PD, UDC, Nuovo Centrodestra Democratico e persino leghisti. Storie che coinvolgono sindaci e consiglieri comunali in carica. Vicende finite con condanne. Guarda caso, condanne lievi, inferiori a sei mesi: tanto che né i sindaci, né i consiglieri comunali coinvolti si sono dimessi, perché la legge Severino prevede l’automatica decadenza per condanne superiori a sei mesi di reclusione.

In questo scenario, per la vecchia politica, è diventato impossibile cavalcare lo ‘scandalo’ delle firme false dei grillini di Palermo. Perché auto-sputtanerebbe i partiti della vecchia politica. E infatti i ‘corvi’ della vetusta partitocrazia hanno smesso di gracchiare.

Non solo. Un mese fa si parlava del ritiro della lista grillina da Palermo. Per la felicità della vecchia politica cittadina, che tirava un sospiro di sollievo. Ma alla luce degli scandali – con condanne – per le firme false alle elezioni comunali di mezza Italia, il Movimento 5 Stelle deve avere capito che non partecipare alle elezioni comunali di Palermo sarebbe stata una minchioneria politica.

Così i grillini hanno iniziato a preparare le liste in vista delle elezioni comunali di Palermo del prossimo anno, anche se in un clima avvelenato dalle polemiche.

Ufficialmente i veleni vengono ascritti alle firme false del 2012. Ma la storia potrebbe essere un’altra. La vicenda delle firme false potrebbe essere stata utilizzata in parte per una faida interna al Movimento, in parte da alcuni ‘infiltrati’ che la vecchia politica siciliana, così si sussurra, starebbe provando a piazzare tra i grillini di Palermo.

La vecchia politica siciliana, in particolare, non tollera due parlamentari nazionali del Movimento 5 Stelle: Claudia Mannino e Riccardo Nuti.

La prima – Claudia Mannino – nei primi mesi del 2014, ha fatto saltare la gestione commissariale dei rifiuti in Sicilia che andava avanti dalla seconda metà degli anni ’90 del secolo passato. E’ stata lei a presentare un emendamento, approvato dal Parlamento nazionale, che ha chiuso in Sicilia la lunga stagione degli appalti miliardari per la gestione dei rifiuti ‘pilotati’ dai vari Governi siciliani senza evidenza pubblica, ma con assegnazioni dirette.

Non è un caso se, dal 2014 ad oggi, il Governo regionale di Rosario Crocetta ha più volte tentato di farsi nominare ‘commissario’ per l’emergenza rifiuti in Sicilia. Ipotesi che il Governo nazionale ha sempre ‘stoppato’.

(Per la cronaca, giusto per illustrare ai nostri lettori di che cosa stiamo parlando, quando Roma decide di commissariare la gestione dei rifiuti in una Regione nomina commissario il presidente della Regione. Con la gestione commissariale i ‘commissari’ gestiscono gli appalti con le procedure della ‘somma urgenza’, aggirando leggi ed evidenza pubblica: Iddio solo sa cosa hanno combinato, dalla fine degli anni ’90 al 2014, i politici – e i burocrati – che hanno gestito in Sicilia l’emergenza rifiuti…). 

Claudia Mannino ha creato, poi, seri problemi ai politici siciliani che hanno le mani in pasta nell’abusivismo edilizio.

Anche Riccardo Nuti non piace alla vecchia politica siciliana. E’ stato lui che ha più volte toccato i fili della Tecnis, la società che gestisce – ad esempio – una parte degli eterni appalti ferroviari di Palermo (in particolare, la chiusura del ‘presunto’ anello ferroviario). Lavori, lo ricordiamo, bloccati in seguito a un’inchiesta della magistratura.

Nuti ha anche attaccato frontalmente il parlamentare nazionale ed ex sottosegretario del Governo Renzi, Davide Faraone. Lo ha fatto con un discorso durissimo, pronunciato alla Camera dei deputati (come potete leggere qui).

Se ne volete sapere di più sul perché la vecchia politica siciliana si vuole sbarazzarsi di Claudia Mannino e Riccardo Nuti potete leggere il seguente articolo:

Le firme ‘false’ dei grillini a Palermo? Una storia strana che sembra fatta apposta per colpire chi ha colpito su rifiuti e abusivismo edilizio

Insomma, nonostante le faide interne, le ruggini e le polemiche una lista grillina a Palermo ci sarà. Anche se non mancheranno i ritiri. Non parteciperà Daniela Tomasino, una donna impegnata nelle battaglie contro le discriminazioni e le diseguaglianze (come potete leggere qui). E non ci saranno Adriano Varrica e Renato Marchiafava. E nemmeno il giornalista William Anselmo. E non dovrebbe essere della partita anche Massimo Di Martino, protagonista di Cinematocasa.

Per i candidati a sindaco si fanno i nomi del leader del sindacato di Polizia Consap, Igor Gelarda, e del fondatore di Addiopizzo, Salvatore Ugo Forello. Ma non si escludono altri nomi.

E gli altri? Una bella candidatura a sindaco di Palermo, a sinistra, potrebbe essere quella di Nadia Spallitta, vice presidente vicaria uscente dell’attuale Consiglio comunale.

Pur avendo aderito al PD, Nadia Spallitta ha mantenuto grande autonomia. Non è esagerato affermare che è una delle poche figure di Sala delle Lapidi – la sede del Consiglio comunale di Palermo – ad aver fatto seriamente opposizione alla Giunta comunale di Leoluca Orlando. Per capire – anche in questo caso – di che cosa stiamo parlando, possiamo affermare che l’unico consigliere comunale che ha denunciato il ricorso dell’attuale amministrazione comunale a discutibili varianti urbanistiche sulle quali è calato il silenzio di tutte le altre forze politiche della città, come potete leggere nei seguenti articoli:

Palermo e i ‘misteri’ della variante urbanistica di via Trabucco

Palermo, polemiche e veleni sulla ‘cementificazione’ e sul centro commerciale di via Trabucco

Nadia Spallitta potrebbe correre con una propria lista, appoggiata da altre liste civiche. O anche in alleanza con altre forze politiche non tradizionali.

La candidatura di Nadia Spallitta creerebbe seri problemi sia a Leoluca Orlando, sia a Fabrizio Ferrandelli, perché andrebbe a pescare voti nell’area di centrosinistra.

Un altro personaggio di cui si parla in queste ore è Giuseppe Milazzo. Parlamentare regionale e consigliere comunale a Palermo, Milazzo dovrebbe essere un esponente di Forza Italia. Ma con lui il condizionale è d’obbligo, trattandosi di un politico imprevedibile.

Nei giorni scorsi, ad esempio, ha partecipato all’assise leghista di Palermo, alla presenza del leader della Lega Nord, Matteo Salvini. Insomma non ci sarebbe da stupirsi di un’eventuale candidatura a sindaco di Palermo di Milazzo…

Un altro personaggio che ha annunciato la sua candidatura a sindaco di Palermo è l’artista Toni Troia.

E poi? Poi ci sarebbero anche gli Indipendentisti siciliani del professore Massimo Costa, leader del Movimento Siciliani Liberi. Il candidato a sindaco di Palermo degli Indipendentisti dovrebbe essere l’architetto Ciro Lomonte.

La sensazione – complice anche le faide interne al Movimento 5 Stelle – è che gli Indipendentisti siciliani possano diventare il riferimento di tanti cittadini delusi dalla politica tradizionale. Non è un’esagerazione: alle recenti elezioni comunali di Scicli, ad esempio, hanno superato l’11%…

 

 

 

 

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1 Response

  1. Claudio Fogazza

    tutti candidati senza esperienza
    Soltanto con Leoluca Orlando il Comune di Palermo,con rigore e salti mortali, ha messo a posto in questi ultimi 3 anni il bilancio del Comune e delle partecipate ( alcune nel 2012 trovate fallite con 4200 licenziamenti !) .
    mentre il complesso degli altri comuni siciliani mostrano un bilancio negativo di circa 20 miliardi
    La Regione non ha visione e ha massacrato i comuni !

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