18
Ago
2016
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Anche per la Corte dei Conti per la Sicilia Comuni ed ex Province stanno fallendo…

La Corte dei Conti per la Sicilia – Sezione di controllo – ha puntato i riflettori su Comuni ed ex Province della Sicilia. Per arrivare a una conclusione che, in verità, l’ANCI Sicilia – e non solo l’ANCI Sicilia – denuncia da oltre un anno: e cioè l’insostenibilità dei tagli di Stato e Regione. A dir la verità, dalla magistratura contabile la Sicilia si aspetta qualche parola in più: per esempio, sui crediti cancellati forse un po’ troppo frettolosamente dal Bilancio regionale. E, soprattutto, sul ‘Patto scellerato’ Renzi-Crocetta e sugli effetti devastanti che provocherà in Sicilia

Incredibile: la Corte dei Conti per la Sicilia, dopo tre mesi di indagini, ha scoperto che i Comuni e le ex Province della Sicilia sono al collasso finanziario. Un’allarme che, in verità, l’ANCI Sicilia ha lanciato già un anno fa. In ogni caso, meglio tardi che mai.

Dunque, lo scenario economico e finanziario per i Comuni e per le ex Province sta precipitando. E i numeri sono lì a dimostrarlo.

Nel giro di qualche anno il Fondo regionale per le Autonomie locali è passato da 900 milioni di Euro all’anno a 300 milioni di Euro all’anno. Attenzione, sulla carta: siamo già a fine Agosto e dei 300 milioni di Euro di quest’anno che dovrebbero essere erogati in massima parte ai Comuni e, per una piccola frazione, alle ex Province, non si hanno notizie.

Il presidente Rosario Crocetta ha firmato un ‘Patto’ con Renzi. In cambio di incredibili penalizzazioni dovrebbero arrivare 550 milioni di Euro. Così abbiamo letto su tanti giornali.

In realtà, nel ‘Patto’ Renzi-Crocetta non c’è scritto questo. C’è scritto che questi soldi “sono accreditati in un sottoconto infruttifero della contabilità speciale di tesoreria unica intestata alla Regione”. E che “nel corso del 2016 la Regione non può utilizzare le predette risorse che restano depositate sulla contabilità speciale se non in carenza di altra liquidità disponibile per esigenze indifferibili legate al pagamento delle competenze fisse al personale dipendente…”.

Queste risorse finanziarie, oltre che a destinazione vincolata e con l’obbligo di essere reintegrate con il gettito delle entrate, non sono soldi nostri, ma un’anticipazione. Possono essere usati se finiscono gli altri soldi della Regione. E debbono, poi, essere reintegrati.

Morale: questi soldi, contrariamente a quello che hanno cercato di far credere i parlamentari dell’Ars – che tra lo scorso Luglio e i primi di Agosto si sono cimentati, a Sala d’Ercole, in un dotto dibattito su come utilizzare tali somme – non arriveranno mai ai Comuni.

Sul Giornale di Sicilia on line leggiamo il seguente passaggio:

“Le entrate riscosse dai Comuni, sono scese dal 2012 al 2015 da 4 miliardi e 381 milioni a 3 miliardi 933 milioni, un calo del 10% riconducibile in particolar modo alla diminuzione dei trasferimenti. Tasse, imposte e tributi incassati sono aumentati (da un miliardo e 708 milioni a 2 miliardi e 397 milioni), un calo drastico invece (pari all’80%) quello dei cosiddetti trasferimenti erariali (ossia i contributi dello Stato) che si sono ridotti da un miliardo e 308 milioni a soli 265 milioni. Una riduzione meno marcata quella dei trasferimenti regionali (da 906 a 829 milioni) e con una inversione di tendenza nell’ultimo anno, riconosce la Corte che però ha espresso ‘forti motivi di preoccupazione’ per la ‘prolungata fase di trattativa con lo Stato che per oltre metà esercizio’ ha impedito la spesa”.

Non ci convince il passaggio sui trasferimenti regionali che passano da 906 milioni a 829 milioni di Euro. Ebbene, 906 milioni era l’ammontare del già citato Fondo regionale per le Autonomie locali di qualche anno fa. Nel 2015 – cioè lo scorso anno – tale Fondo sarebbe stato pari a 829 milioni di Euro? A noi non risulta. A meno che, in questa cifra, la sezione di controllo della Corte dei Conti non consideri anche i soldi per pagare le rate di mutui (che nel 2015 sono stati 180 milioni di Euro) e i soldi per i precari dei Comuni (oltre 100 milioni di Euro). Più altre entrate non meglio specificate.

Però, se fatti così, i conti creano confusione e non danno la vera misura delle penalizzazioni che hanno colpito i Comuni siciliani, che sono di gran lunga più pesanti di quelle descritte dalla Corte dei Conti.

Un altro passaggio che non ci convince – lo riprendiamo sempre dal Giornale di Sicilia – è il seguente:

“Magistrati critici anche rispetto al pagamento delle rate di mutui e prestiti con i soldi del Fondo per gli investimenti (115 milioni nel 2015 per i Comuni, 30 per i Liberi Consorzi) e dei fondi Pac (115 milioni più altri 30)”.

Per quest’anno, nei Comuni, i soldi per pagare le rate dei mutui non ci sono. Il ‘buco’ è di 165 milioni di Euro. Di questi, 115 milioni di Euro di fondi Pac non possono essere utilizzati perché così ha stabilito il Governo nazionale; gli altri 50 milioni di Euro dovrebbero essere presi dal Fondo pensioni dei dipendenti regionali (idea ‘geniale’ partorita dal Governo regionale, e, in particolare, dall’assessore all’Economia, Alessandro Baccei).

Solo che, anche su questi 50 milioni di Euro – iscritti nella legge regionale di stabilità 2016 insieme con i 115 milioni di Euro di fondi Pac – sono stati approvati ‘codicilli’ che fino ad oggi ne hanno impedito l’utilizzo.

Che significa tutto questo? Che i magistrati contabili, in questo caso, non hanno motivo di essere “critici”, perché i soldi non ci sono e basta. Tant’è vero che noi non abbiamo ancora capito come ha fatto il Consiglio comunale di Palermo a coprire il ‘buco’ di circa 20-25 milioni di Euro, provocato, per l’appunto, dall’impossibilità di utilizzare tali fondi.

(ne abbiamo parlato in questo articolo a proposito dell’approvazione del Bilancio 2016 del Comune di Palermo).

Assolutamente corretto il rilievo mosso dalla Corte dei Conti all’esplosione dei cosiddetti debiti fuori bilancio dei Comuni. Parliamo di decine e decine di milioni di Euro (nel 2014 sono stati oltre 200 milioni di Euro).

Per il 2016 dovrebbero essere molti di più: solo il Comune di Palermo ha conteggiato 35 milioni di Euro di debiti fuori bilancio. Figuriamoci a quanto arrivano se contiamo i debiti fuori bilancio di tutti i quasi 400 Comuni dell’Isola…

Da qui una domanda: cosa aspettano a bloccare questa incredibile fonte di clientele?

Ultimo dubbio: le ex Province. Con i trasferimenti dello Stato che, secondo la Corte dei Conti, sono scesi da 184 milioni di Euro a 7 milioni di Euro.

Domanda: ma non è che mancano, anche, i soldi della Rc Auto che il Governo nazionale ha deciso di tenersi? Secondo noi, sì. Erano oltre 200 milioni di Euro con i quali le nove ex Province pagavano i circa 6 mila e 500 dipendenti. Che, non a caso, da qualche mese, non pagano più…

Insomma, tra rapine e tagli, si può tranquillamente parlare di una vera offensiva contro la Sicilia targata PD come potete leggere in questo articolo pubblicato su TimeSicilia.it. 

P.S.

Lo dobbiamo dire: noi dalla Corte dei Conti ci aspettiamo qualcosa in più: per esempio, sui 10 miliardi di Euro di crediti che sono stati frettolosamente catalogati come inesigibili e cancellati dal Bilancio regionale.

Per non parlare del ‘Patto scellerato’ atto II firmato da Crocetta e Renzi.

Cosa pensano i giudici contabili di questa storia? Cosa pensano che, in base a questo folle ‘Patto’, la Regione, nei prossimi due anni, dovrà tagliare altri 800 milioni di Euro circa di spese? E’ sostenibile una simile follia? 

Cosa pensano della seconda rinuncia ai contenziosi finanziari con lo Stato?

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