Referendum di Ottobre: i Nuovi Vespri si schiera per il No alla riforma Renzi

11 maggio 2016

 

Renzi ha trasformato il referendum su una ‘presunta’ riforma costituzionale in un referendum su di lui e sul suo Governo. Questo, unito all’identificazione tra capo di un partito e capo di un Governo, ha innescato un deficit di democrazia insostenibile. Da qui la necessità di liberare il nostro Paese da un personaggio così piccolo piccolo

Al referendum del prossimo ottobre I Nuovi Vespri sosterrà le ragioni del NO all’approvazione della riforma costituzionale votata dalla maggioranza renziana del Parlamento italiano.

Questo blog nel corso della campagna referendaria, con interventi sul metodo e sul merito della riforma, argomenterà le ragioni della sua opposizione e si offrirà come vetrina e voce a quanti vorranno fornire contributi e riflessioni alle ragioni del NO.

Perché il NO? Rinviando il merito a successivi interventi perché, in primo luogo, un referendum non è una competizione politico elettorale. Mi spiego. “Il referendum si distingue dalle altre votazioni, come le elezioni degli organi rappresentativi, in quanto esso verte su un problema specifico, mentre le altre riguardano l’indirizzo politico generale e comportano un giudizio sui partiti” (Gemma). Dunque il referendum non è, ripeto, non è una competizione politica. Però quando, come  oggi nel nostro Paese, “il sistema partitico è caratterizzato da un elevato grado di conflittualità, la fisionomia del referendum tende ad essere  alterata e snaturata”. (ancora Gemma).

E’ quello che ha fatto Renzi, trasformando il referendum su una questione, in un referendum sulla sua politica e sulla sua persona. La profonda disonestà intellettuale e morale di questa posizione   dovrebbe da sola bastare a convincere gli italiani a votare contro al referendum del prossimo Ottobre, non fosse altro che per liberare il Paese da un personaggio così piccolo piccolo.

Ma c’è di più. Nel momento in cui ha maliziosamente politicizzato il referendum, Renzi si è  dolosamente attribuito il diritto-dovere di difendere la riforma, anche indossando la veste di Presidente del Consiglio. Il deficit di democrazia che è stato innescato con l’identificazione di Renzi capo di un partito e capo del governo diventa insostenibile e pericoloso per la democrazia.

Infatti, Renzi, nella veste di capo del governo, si è già permesso di stabilire chi può e chi non può fare campagna per il referendum e, soprattutto, chi non deve fare campagna a favore del sì e quindi contro di lui.

E così all’alto tasso di inquinamento politico  che inficia questa riforma – votata, ricordiamocelo sempre, da un Parlamento delegittimato dalla Corte Costituzionale e straboccante di avvisati, inquisiti, indagati, condannati prescritti e pregiudicati – si è commisto l’inquinamento causato dall’outing di Renzi, il quale oggi, esattamente al contrario che per il referendum sulle trivelle, incita gli italiani tutti ad andare a votare.

Che uomo, che statista!

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