Ieri a Palermo il trionfo dei giovani: in piazza per riprendersi la Sicilia

Ieri a Palermo il trionfo dei giovani: in piazza per riprendersi la Sicilia
31 marzo 2016

Al di là della querelle sui numeri e sulle sigle più o meno presenti, la manifestazione di ieri ha segnato una svolta perché i veri protagonisti sono stati i giovani Siciliani che lottano contro la colonizzazione della Sicilia e contro gli ascari. Temi mai visti prima in proteste studentesche. Qualcosa sta cambiando, e non si torna indietro…

 

Cinquecento, mille o duemila? Come di consueto, all’indomani di ogni manifestazione si danno i numeri. Ognuno, dal suo punto di vista, ne spara uno. C’è chi fa una comparsa sul luogo del raduno e conta i primi arrivati, chi si presenta alla fine e chiede al primo capitato, chi va per approssimazione basandosi sulla lunghezza del corteo e chi già lo sa prima ancora che cominci tutto.

Lasciando agli altri il difficile onere del calcolo matematico, vogliamo soffermarci sul messaggio che è arrivato dalla manifestazione andata in scena ieri, anniversario del Vespro, a Palermo e su quelli che sono stati i principali protagonisti di una iniziativa che è una assoluta novità nel panorama dell’attivismo politico siciliano.

Facciamo un attimo un passo indietro. Sappiamo che la manifestazione è nata spontaneamente su Facebook e che sulla pagina ‘Antudo’ si è coordinata l’iniziativa e pubblicato il manifesto (che potete leggere qui). 

Si annunciava una massiccia presenza di esponenti di vari movimenti, No Triv e No Muos, in primis. In realtà, le loro bandiere  al corteo che è partito da Piazza Massimo fino ad arrivare a Piazza Indipendenza davanti Palazzo d’Orléans (sede della Presidenza della Regione Siciliana), non erano tante e si confondevano con le altre. C’erano anche quelle dei Cobas e quelle di un gruppo di disoccupati ultra quarantenni che hanno esposto uno striscione con su scritto ‘Movimento disoccupati’.

Buona la presenza degli indipendentisti che stanno riconquistando la scena politica siciliana: quelli di Siciliani Liberi – il movimento del professor Massimo Costa- i più numerosi, con bandiere e striscioni ben visibili tra la folla. Ma c’erano anche esponenti di Terra e Liberazione (con Mario Di Mauro in prima linea), qualcuno di Sicilia Nazione (senza bandiere e peraltro molto critici sulla manifestazione, come si legge dai loro post) e qualche altra sigla autonomista-indipendentista. C’era anche Mariano Ferro, leader dei Forconi, in rappresentanza degli agricoltori.

Ma i veri protagonisti della manifestazione di ieri- cosa che sembra sfuggire alle cronache dell’evento- sono stati i giovani studenti siciliani, ed è questo ‘particolare’ che rappresenta una novità di portata storica. Vediamo perché. 

Innanzitutto, dall’esito della manifestazione, si capisce che i veri organizzatori sono stati loro. Lo conferma la loro presenza nettamente superiore a quella di qualsiasi altra sigla. Lo conferma il fatto che in testa al corteo c’erano loro e loro avevano in mano i microfoni attraverso i quali esponevamo le ragioni della protesta. Lo conferma il fatto che erano loro a distribuire i volantini con il manifesto della manifestazione.

m8C’erano i giovani dei collettivi universitari ma anche tanti “semplici studenti” così come detto da un gruppo di giovani ai NuoviVespri.it che chiedeva a quale organizzazione appartenessero.

Veniamo alle ragioni. Solitamente vediamo gli studenti in piazza quando si tratta di rivendicare diritti nel campo dell’istruzione o come forma di solidarietà a battaglia ambientaliste o anti militariste.

Stavolta, invece, hanno organizzato una manifestazione politica, nel senso più nobile e più inclusivo del termine. Hanno detto chiaramente che loro, questo modello di sviluppo imposto dall’alto- da Roma e Bruxelles con la complicità del Governo siciliano-  che ha ammazzato la Sicilia e che sacrifica il loro futuro, sono pronti a combatterlo.

E come? Qui la più grande sorpresa: “Liberando- hanno detto- la Sicilia dalle catene dello Stato italiano e dei politici siciliani che svendono la nostra terra”. Un messaggio che hanno proclamato in mezzo ad un tripudio di bandiere Siciliane. 

Solo chi non vuole vedere non vede che questi giovani hanno capito che la Sicilia è vittima di una politica nazionale colonialista. Ed è questa la vera novità: fino a qualche tempo fa sarebbe stato impossibile pure immaginare che i giovani siciliani conoscessero termini quali ascarismo, indipendentismo, Statuto Siciliano. 30 Marzo

Oggi addirittura li vediamo sfilare con i colori della bandiera siciliana e li vediamo inveire contro “il governatore Crocetta, che pur di mantenere salda la poltrona di fronte alle minacce del capo-Renzi, ha accettato di buon grado di farsi commissionare le scelte economiche direttamente dalle stanze del potere Romano. Infatti il governo Renzi gli ha imposto l’attuale assessore all’economia, Baccei. E con Baccei ha così deciso di non pretendere la restituzione delle imposte prelevate dallo Stato ma che spettavano alla Regione: milioni di euro lasciati alle esigenze del Pd romano”. 

E ancora, sempre dello stesso tenore, le denunce sulla vicenda Muos, quella delle Trivelle e delle vertenza occupazionali più gravi, frutti della “schiavitù della Sicilia che grazie ad un pessimo governo locale, viene spremuta e mortificata e che resta subalterna ai ricatti politico-economici”. 

E ancora: “il 30 marzo ricorre l’anniversario (era il 1282) della rivolta del Vespro: oggi, come allora, dovremo liberarci dal giogo di una politica che vorrebbe sopraffarci e sfruttarci. Oggi come allora lo faremo lottando”!

Avete mai sentito, in tempi recenti, dei giovani siciliani parlare così? 

No, senza dubbio. Ed è questa l’essenza della manifestazione di ieri: molti giovani siciliani si sono riappropriati della loro storia e della loro dignità. Non credono più alle fandonie della cultura ufficiale, nemmeno quella che sono stati costretti a studiare. Riconoscono le colpe dei politici locali, ma anche le responsabilità di una politica nazionale da sempre anti meridionalista e anti Sicilia.

Non si lasciano incantare dalle sirene dei partiti nazionali, hanno capito benissimo che se mom7lti di loro sono costretti ad emigrare è perché la Sicilia, per questo Stato italiano, è solo una colonia e che i politici siciliani attuali sono solo dei venduti che per le loro carriere hanno mandato in frantumi le speranze e i sogni di una terra, la nostra, ricca di risorse e potenzialità.

E sono pronti a lottare. Ieri erano 500 o mille? Domani saranno di più, perché non c’è migliore collante per i giovani della verità che si propaga, nelle menti più pulite, alla velocità della luce.

La manifestazione di ieri, checché ne dicano le letture superficiali o le letture strumentali – che si è svolta, peraltro, ordinatamente e senza il minimo incidente, ha segnato una svolta da cui non si torna indietro: i giovani Siciliani vogliono riprendersi la loro storia, le loro origini, il loro futuro e la loro terra. Non si fermeranno e non potranno essere fermati. 

 

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