I soldi e il lavoro dei Siciliani a Invitalia e Formez: anche Crocetta delocalizza…

29 febbraio 2016

La denuncia di Toto Cordaro e di altri deputati sul caso di Sviluppo Italia Sicilia: “Il Governo preferisce favorire enti non siciliani e fare lavorare dipendenti di altre regioni”

Continua la maratona per l’approvazione della finanziaria all’Ars. Il punto dei lavori e gli argomenti del giorno li abbiamo trattati qui. 

Ma di nuovo, rispetto a quanto abbiamo anticipato, c’è la presa di posizione di molti deputati contro la volontà del Governo Crocetta (o Baccei?) di fare fuori Sviluppo Italia Sicilia, la società in house che si occupa di finanziamenti alle imprese. La società, negli ultimi mesi, si è vista strappare incarichi che sono stati assegnati ad Invitalia. Altri potrebbero essere assegnati al Formez. Tutti enti rigorosamente non siciliani.

Proprio su questo punto si è soffermata la protesta di numerosi parlamentari: “Ma perché non dobbiamo fare lavorare dipendenti siciliani invece di dare i nostri soldi a enti come il Formez che non possiamo nemmeno controllare e con non darebbero lavoro ai siciliani? ” ha detto ad esempio, Toto Cordaro.

Per non parlare del fatto che le imprese siciliane che hanno bisogno di sostegno non avrebbero più riferimenti in Sicilia.

Cordaro, comunque, non è stato il solo. Anche Bernadette Grasso si è posta lo stesso interrogativo. Ma ha fatto di più: ha denunciato tutti gli assessorati di non avere rispettato la norma della precedente finanziaria secondo cui bisognava assegnare a questa società le commesse di assistenza tecnica, non ad enti esterni.

A protestare anche Giuseppe Milazzo, Totò Lentini, Giovanni Panepinto, Gino Ioppolo e altri.

“La nostra Regione, il nostro socio al 100%, ha dato in gestione i nostri  fondi di Garanzia Giovani ad Invitalia, società del Mise che con i nostri soldi, soldi della Sicilia, pagherà gli stipendi dei suoi dipendenti” avevano denunciato i sindacati in merito a Svilippo Italia Sicilia – Tacere adesso non ha più senso soprattutto quando chi dovrebbe programmare al meglio le proprie risorse economiche e umane decide deliberatamente, andando persino contro la legge, di prendere il nostro lavoro e “delocalizzarlo”, e tutto questo non per ottenere un risparmio economico, ma per ignavia nella migliore delle ipotesi o più probabilmente per garantire lobbies e interessi che pesano più della vita e del lavoro di 76 persone, siciliani formati e qualificati per svolgere quello stesso lavoro”.

La verità è che tutto sembra andare nella direzione della linea tracciata da Baccei e Crocetta: favorire tutto quello che c’è fuori dalla Sicilia, possibilmente società controllate dal Governo nazionale. Alla faccia dei Siciliani. 

Per inciso: molto ambiguo anche il comportamento del Presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone, che ha dichiarato inammissibili una serie di emendamenti che erano stati regolarmente approvati dalle commissioni. Uno stile che il numero uno, nell’ambito di questa manovra economica, ha sfoggiato e di cui vi abbiamo già parlato qua. 

 

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