Mattinale

Non è che a Lampedusa il numero dei migranti diventerà superiore al numero degli abitanti?/ MATTINALE 902

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  • La nostra non è un’ipotesi campata in aria. Di fatto, questa è la prima settimana con condizioni meteo-marine tutto sommato tranquille e si contano quasi 2 mila e 700 migranti. Il conteggio è dinamico, perché ci sono i migranti trasferiti in Sicilia a ritmo continuo. Ma a giudicare da quello che sta avvenendo, con l’arrivo della stagione estiva potrebbe succedere di tutto  
  • Pensare di fornire armi all’Ucraina e non pagarne le conseguenze è un errore che costerà caro all’Unione europea e all’Italia. Il doppio gioco della Germania   
  • Possibile che gli Stati Uniti d’America non abbiano ancora capito che le sanzioni alla Russia – soprattutto quelle della Ue – sono una farsa?
  • Quando nel 2006 abbiamo ipotizzato di porre fine al grande flusso di migranti a Lampedusa cedendo la stessa Lampedusa all’Africa…
  • Lo scenario di Lampedusa nel 2006 (c’erano i migranti anche allora)
  • Sì, a Lampedusa c’è un aeroporto e, allora, i migranti venivano trasferiti in Sicilia in aereo: oggi si debbono accontentare del traghetto

La nostra non è un’ipotesi campata in aria. Di fatto, questa è la prima settimana con condizioni meteo-marine tutto sommato tranquille e si contano quasi 2 mila e 700 migranti. Il conteggio è dinamico, perché ci sono i migranti trasferiti in Sicilia a ritmo continuo. Ma a giudicare da quello che sta avvenendo, con l’arrivo della stagione estiva potrebbe succedere di tutto  

Ieri nell’hot-spot dell’isola di Lampedusa si contavano quasi 2 mila e 700 migranti. Scrive il quotidiano La Sicilia: “Barchini con pochi disperati, maxi pescherecci carichi di migranti, carrette del mare che non si sa nemmeno come riescano a stare a galla: si usano tutti i mezzi per raggiungere l’Italia in questa nuova ondata di flussi migratori che sta investendo Lampedusa da quando le condizioni del mare – con l’arrivo della bella stagione – sono meno proibitive”. Non tutti i mezzi di fortuna sui quali trovano posto i migranti arrivano a destinazione. Ci sono imbarcazioni che affondano durante il tragitto, di cui si sa poco o nulla, a parte i cadaveri che vengono ritrovati. Come i corpi due due donne recuperati dalla Guardia costiera. Com’è noto, le imbarcazioni partono dalla Tunisia e dalla Libia. I migranti arrivano dal Sudan – dove è in corso una guerra civile – dal Camerun, dalla Nigeria, dal Burkina Faso, dal Ciad, dalla Guinea, dal Mali, dalla Sierra Leone. Il Governo italiano sta mettendo a punto un piano straordinario: “Saranno attivati 850 nuovi posti di primissima accoglienza per una soluzione strutturale che consenta di ridurre la pressione migratoria sull’isola di Lampedusa e sulla Sicilia orientale”, leggiamo nel Giornale di Sicilia on line. La nuova ondata di migranti in arrivo in Italia era prevista, sia perché è così da decenni, sia perché le condizioni geopolitiche che si sono create con la guerra in Ucraina faranno aumentare la pressione dei migranti. Non lo pensiamo solo noi: l’ha affermato a chiare lettere il Ministro della Difesa, Guido Crosetto. Che individua i responsabili nei russi della Wagner, un esercito privato di militari che combatte in Ucraina a fianco della Russia. Le affermazioni del Ministro italiano non vanno sottovalutate, perché la Russia e, soprattutto, la Cina esercitano oggi sull’Africa un grande ascendente.

 

Pensare di fornire armi all’Ucraina e non pagarne le conseguenze è un errore che costerà caro all’Unione europea e all’Italia. Il doppio gioco della Germania   

La verità è che la guerra in Ucraina si sta mettendo male. Ed è un grande errore guardare a quello che succede nel Mediterraneo ignorando la guerra in Ucraina. Pensare che i russi e i cinesi, grandi alleati, consentano all’Unione europea di dare soldi e armi all’Ucraina senza pagarne le conseguenze è un altro errore. Non è difficile capire che un aumento della pressione dei migranti dall’Africa verso l’Europa prima creerà problemi all’Italia e poi all’Unione europea, perché il fiume di migranti che potrebbe invadere il nostro Paese, piaccia o no agli altri Paesi della Ue, si dirigerà verso l’Europa in un modo o nell’altro. In tutto questo, Cina e Russia sono due Paesi aiutati dalla dabbenaggine dei governanti europei che riescono, contemporaneamente, ad essere il ‘tappetino’ degli Stati Uniti d’America e a ritornare a vessare alcuni Paesi della stessa Ue con la solita rigidità dei conti pubblici: rientro dal debito pubblico (problemi soprattutto per l’Italia ma anche per la Francia e, in parte, per il Portogallo e la Spagna), Patti di stabilità e restrizioni economiche varie. Il solito schema con il quale la Germania mette in difficoltà i Paesi dell’Europa mediterranea per favorire se stessa. E qui la responsabilità è degli americani, che fanno finta di non vedere che i tedeschi, tramite il Partito Socialdemocratico, tengono aperti i canali con la Russia. Una strategia, o meglio, un doppio gioco che ha consentito alla Germania di evitare che la Turchia e la Bielorussia – due Paesi, anche se con gradualità diverse, oggi alleati di Russia e Cina – lascino passare milioni di migranti verso l’Est Europa. Non parliamo di migliaia di migranti ma di milioni di migranti che, una volta passato il confine dalla Turchia e dalla Bielorussia, si dirigerebbero, nella stragrande maggioranza dei casi, in Germania. Tenere bloccati i migranti ai confini della Turchia e della Bielorussia non è, come dire?, un servizio gratuito: al contrario, costa un sacco di soldi (soprattutto per ciò che concerne il fronte turco). Soldi pagati dall’Unione europea. Di fatto – perché questa è la verità – la Germania, per pararsi il proprio ‘culo’, ovvero per evitare di essere invasa dai migranti, fa pagare il costo a tutta l’Unione europea.

 

Possibile che gli Stati Uniti d’America non abbiano ancora capito che le sanzioni alla Russia – soprattutto quelle della Ue – sono una farsa?

Dopo di che, la stessa Germania con la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyan, mostra il volto truce con la Russia promuovendo altre sfilze di sanzioni allo stesso Paese di Putin. Peccato che, fino ad oggi, quasi tutte le sanzioni ‘europeiste’ contro la Russia si siano risolte, nella maggioranza dei casi in grandi flop, sia perché, alla fine, con l’Ucraina, è schierato solo l’Occidente (sì e no, un miliardo circa di abitanti della Terra su 8 miliardi), sia perché i prodotti che la Russia non vende più all’Europa li vende alla Cina, all’India e via continuando. Possibile che gli Stati Uniti d’America non abbiano ancora capito che le sanzioni alla Russia – soprattutto quelle della Ue – sono una farsa? Detto questo, dall’Africa cominciano ad arrivare sempre più migranti. Impossibile non vedere in questo flusso di disperati una ritorsione contro l’Unione europea, utilizzando l’Italia. Per ora il flusso ha preso di mira solo la Sicilia. Ma sono già state ‘collaudate’ altre vie per far arrivare migranti in Italia: la rotta che dalla Turchia porta alle coste calabresi e pugliesi; Pantelleria, che dista appena 70 Km dalla Tunisia; la rotta che, dall’Algeria, porta i migranti in Sardegna e le navi targate ONG che caricano i migranti direttamente in mare per fare tappa in Sicilia o in altre Regioni italiane. Per ora sono attivati solo due dei sei luoghi di sbarco di migranti: Lampedusa e Sicilia o altre regioni italiane. Ma, potenzialmente, ci sono altre quattro rotte: Pantelleria, Calabria, Puglia e Sardegna. Che succederebbe se chi gestisce questo traffico di esseri umani – perché è chiaro che dietro il flusso di migranti verso l’Europa attraverso l’Italia c’è una regia – deciderà di attivare tutt’e sei le rotte di migranti verso l’Italia?

 

Quando nel 2006 abbiamo ipotizzato di porre fine al grande flusso di migranti a Lampedusa cedendo la stessa Lampedusa all’Africa…

Per ora l’emergenza è a Lampedusa. Volendo, questa è la prima settimana di condizioni meteo-marine non avverse: e già a Lampedusa sono presenti 2 mila e 700 migranti circa, il conteggio, chiamiamolo così, è dinamico, perché gli stessi migranti vengono trasferiti a ritmo continuo in Sicilia e in altre Regioni d’Italia. Poniamo una domanda: cosa potrebbe succedere se a Lampedusa – isola di circa 6 mila abitanti – si dovesse materializzare la presenza di un numero di migranti maggiore del numero degli abitanti della stessa Lampedusa? Fantasie? Ricordiamoci che siamo in guerra, e anche se l’Italia e l’Unione europea hanno fornito solo armi all’Ucraina, va detto che con tali armi i soldati ucraini e i mercenari occidentali che combattono a fianco dell’Ucraina hanno ammazzato e continuano ad ammazzare soldati russi. Non crediamo che la Russia dimenticherà questo ‘particolare’. Così come siamo convinti che più la guerra andrà avanti, più dure saranno le reazioni della Russia e dei suoi alleati, anche contro l’Unione europea. Attenzione: la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, quando era all’opposizione, teorizzava il blocco navale per fermare i migranti. La Meloni ha rilasciato dichiarazioni agguerrite in favore dell’Ucraina e contro la Russia. Riempendo di migranti Lampedusa (magari facendo in modo che il numero di migranti a Lampedusa superi il numero degli abitanti dell’isola) e l’Italia, la Russia si prenderebbe una bella rivincita sulla Meloni e sugli ‘scienziati’ di Fratelli d’Italia, dimostrando con i fatti che questo partito al Governo dell’Italia sta ottenendo risultati esattamente contrari agli impegni assunti con gli elettori di questo partito in campagna elettorale. Cme si usa dire in Sicilia, per la Meloni e per il suo partito sarebbe una malafiura terribile!

 

Lo scenario di Lampedusa nel 2006 (c’erano i migranti anche allora)

Nel 2006 chi scrive ipotizzò un paradosso in un articolo scritto per Live Sicilia per porre fine all’arrivo – allora sempre massiccio – di migranti a Lampedusa: la cessione della stessa isola di Lampedusa all’Africa. Era una rubrica che chi scrive teneva per il giornale diretto allora dal compianto Francesco Foresta. Qui il testo della lettera al direttore: “Caro direttore (la rubrica, se non ricordo male, era una sorta di ‘lettera al direttore, “Le scrivo questa lettera dopo aver appreso dell’ennesimo sbarco di clandestini a Lampedusa (pare che siano più di 400 disperati). Così mi è venuta un’idea che, se applicata alla lettera, potrebbe risolvere alla radice la questione. Lampedusa, è noto, rappresenta la parte di territorio più a Sud dell’Italia (e forse dell’Europa, se non ci sbattono fuori prima). Bene, per venire finalmente a capo di questa vicenda non resta che una via: regalare agli africani l’isola di Lampedusa. Lo so, lì per lì Lei, e forse anche i lettori, mi prenderanno per matto. Ma la proposta, se ci ragioniamo un po’ su, è molto meno strampalata di quanto non appaia a prima vista. Per un paio di ragioni che cercherò di seguito di spiegare. La prima ragione è di ordine geologico (geologia storica, per essere precisi). Lampedusa, si sa, non è un’isola di origine vulcanica, ma di origine calcarea. Questo significa che centinaia di migliaia di anni fa (magari di milioni di anni, va) era legata al Continente. Per la precisione, faceva parte del Continente africano. Quando i ghiacci, bontà loro, decisero di sciogliersi, venne circondata dalle acque del mare e diventò un’isola. Che oggi è italiana. Ma che potrebbe benissimo ritornare alla patria d’origine: l’Africa. Certo, l’Italia perderebbe Lampedusa, le sue bellezze naturali (a cominciare dall’Isola dei Conigli e, forse, dagli ‘sbarchi’ della tartaruga carretta carretta) e i suoi disastri ambientali (l’80 per cento e forse più del territorio di quest’isola è desertificato, anche se tutti fanno finta di non accorgersene). A giudicare da come, nei fatti, vengono trattate le isole minori del nostro Paese, per i lampedusani l’eventuale cessione del proprio territorio all’Africa non dovrebbe essere una grave perdita. Se gli abitanti dell’isola dovessero proprio insistere per restare italiani (cosa di cui dubito, visto che, ad esempio, gli abitanti delle isole Eolie, quelli veri, si considerano eoliani e basta), l’Italia potrebbe sempre prendere in affitto Lampedusa. Il risparmio, per il nostro Paese, sarebbe enorme. Vuole mettere il costo di affitto di un’isola minore con le risorse che ogni anno l’Italia spende per mantenere il campo di concentramento (pardon, il centro di accoglienza) dell’isola e, soprattutto, il ponte aereo per trasportare gli extra comunitari da Lampedusa nel resto d’Italia e, in fondo, in Europa?”.

Sì, a Lampedusa c’è un aeroporto e, allora, i migranti venivano trasferiti in Sicilia in aereo: oggi si debbono accontentare del traghetto

“Per non parlare di tutta l’organizzazione che sta a valle: assistenza, beneficenza e via continuando. Tutto regolarmente a carico del pubblico Erario. E, per carità, non parlo di chi fa la ‘cresta’ a queste attività di soccorso perché sono convinto (o quasi) che nessuno, nel nostro Paese, specula sugli extracomunitari (a parte le tantissime aziende che gli danno pochi spiccioli per farli lavorare quattordici ore al giorno, le famiglie che, con le stesse retribuzioni, li impiegano nei lavori di casa, i ristoratori che, sempre per gli stessi spiccioli, li trattano da sotto-sguatteri e altri cento casi di questo genere ancora). Pensi che sorpresa: arrivati a Lampedusa, i disperati scoprirebbero di essere ancora in Africa. Un dramma per loro e, soprattutto, per chi sfrutta la disperazione di questa gente. Una volta scoperto di essere finiti in un’isola africana, ai mancati emigrati africani non resterebbe che chiedere indietro i soldi ai malandrini che lucrano su questo traffico umano. Per queste bande, almeno nei primi due-tre anni, sarebbe un colpo tremendo. Perché in un attimo perderebbero, come chiamarlo?, il core business di questo affare: l’aeroporto di Lampedusa. Perché, diciamocelo chiaramente: è vero che Lampedusa è un’isola di alto mare, è vero che è vicina all’Africa, ma è altrettanto vero che, senza l’aeroporto – che, ovviamente in modo indiretto, gli dà una mano – i gestori di questo becero business (che potrebbero anche essere definiti mezzi mafiosi, se non tutti mafiosi), dovrebbero quanto meno aggiornare in meglio il parco navi: non più ‘carrette del mare’, ma imbarcazioni più grandi e più sicure. Perché un conto è arrivare a Lampedusa, un altro conto è arrivare in Sicilia”. Il finale dell’articolo, se siete curiosi, andate a leggerlo su Live Sicilia (che trovate allegato in questo articolo)

 

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