Storia & Controstoria

Come il Nord Italia dal 1860 in poi finanziò la propria industria con i soldi della Banca delle Due Sicilie

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  • In poche righe si illustra come negli anni successivi al 1860 i fondi del Banco delle Due Sicilie – che poteva contare su una ricchezza pari a quasi 450 milioni di lire in monete d’oro (mentre gli altri Stati italiani messi insieme arrivavano a circa 230 milioni di lire in parte in monete d’oro e in parte in cartamoneta) – venne utilizzato per finanziare l’industrializzazione del Nord Italia

Ovviamente, i piemontesi si erano impadroniti della banca del Regno delle Due Sicilie che venne gestita contro gli interessi di Napoli e del Sud Italia

Nel caos di quelle giornate, (1860 n.d.r.), tra cui l’assalto agli sportelli bancari dei risparmiatori che temevano di veder dissolversi i propri risparmi, il provvedimento del Dittatore appare più che mai opportuno ma, attenzione, il trucco c’è e si vede. Riconoscendo le obbligazioni del Banco delle Due Sicilie verso la propria clientela, il Decreto Dittatoriale di Giuseppe Garibaldi consentiva, di fatto, al nuovo Stato di poter mettere le mani sui depositi, nel senso che obbligava l’Istituto di Credito, quale banca pubblica, a finanziare con il denaro, depositato nel Sud Italia, tutte le opere pubbliche e tutti gli interventi statali in genere, quali industria ed agricoltura, garantendoli tramite l’emissione di titoli, del nuovo Stato, sul debito pubblico. In tal modo si finanziò il Piemonte e tutta l’industrializzazione del Nord.

Erminio De Biase L’Inghilterra contro il Regno delle Due Sicilie, Controcorrente Edizioni, pag. 131.

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