Agricoltura

Pomodoro di pieno campo: cosa fare per aiutare gli agricoltori e, contemporaneamente, eliminare il caporalato/ SERALE

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  • Utilizzare i fondi europei per abbattere il costo del lavoro nei campi. Questa è la nostra proposta che abbiamo lanciato quattro anni fa e che oggi rilanciamo
  • Non sempre all’aumento della produzione corrisponde una buona qualità dei prodotti agricoli
  • Puntare sulla stagionalità e sulle produzioni biologiche
  • Pagando, con i fondi PSR, una cospicua parte del costo del lavoro si aiuterebbero le aziende siciliane che coltivano pomodoro di pieno campo e si aiuterebbero anche i lavoratori salariati, che sono in massima parte extra comunitari, eliminando il caporalato

Non sempre all’aumento della produzione corrisponde una buona qualità dei prodotti agricoli

Dobbiamo ricordare che, nei Paesi come Cina e Stati Uniti d’America la coltura del pomodoro è praticata con la più ferrea logica del profitto. Colture intensive per produrre di più. Ma non sempre, in agricoltura, all’aumento della produzione corrisponde il miglioramento della qualità. Quando si ‘preme sull’acceleratore’ dei pesticidi e dei concimi i quintali di produzione per ettaro si incrementano certo, ma la qualità dei prodotti, nella stragrande maggioranza dei casi, va a farsi benedire! Ricordatevi che dietro le grandi produzioni agricole che si estendono per centinaia e migliaia di ettari pesticidi ed erbicidi la fanno da padroni. E’ il caso del glifosato in Argentina (COME POTETE APPROFONDIRE IN QUESTO VIDEO). O ancora del glifosato in Canada (COME POTETE LEGGERE QUI). E allora? E allora, come già accennato, vanno sostenuti i produttori italiani di pomodoro, di pieno campo e in serra. Certo, valorizzare la stagionalità dei prodotti è importante. Per questo il pomodoro di piano campo va preferito al pomodoro in serra. Ma siccome ormai siamo abituati a mangiare il pomodoro da insalata in tutti i mesi dell’anno, ben vengano le serre. A Patto che siano utilizzate da personale competente. E noi, in Sicilia, abbiamo i serricoltori di Pachino, di Porto Palo di Pachino, di Vittoria, di Scicli, del Trapanese che sono altamente specializzati e sanno come utilizzare i pesticidi e i concimi.

Puntare sulla stagionalità e sulle produzioni biologiche

Ribadiamo: è da preferire sempre la stagionalità dei prodotti e, possibilmente, l’agricoltura biologica. La vera agricoltura biologica, possibilmente. Dove i prodotti ‘Bio’ siano il frutto di controlli e non ti ‘bollini’ o etichette che servono a poco. Detto questo, non si può pensare a una produzione di pomodoro di massa biologico. Va bene anche il pomodoro in coltura tradizionale. Ma deve essere italiano non perché gli industriali che lo trasformano lo scrivano sulle etichette! Le etichette vanno bene se sono affiancate da controlli. E poiché, oggi, è diventato difficile, per gli agricoltori italiani, coltivare i pomodori di pieno campo da industria, sono questi ultimi che debbono essere sostenuti dallo Stato e dalle Regioni. Il costo del lavoro è un elemento cruciale. Tutti ci scandalizziamo nel sapere che un operaio – che di solito è extra comunitario – per raccogliere il pomodoro viene pagato 20-30 euro al giorno. Secondo le leggi italiane, mettendoci anche i contributi, un operaio avventizio impiegato per la raccolta del pomodoro dovrebbe costare circa 80 euro al giorno. Il problema è che, se un titolare di un’azienda agricola dovesse pagare un operaio per la raccolta del pomodoro 80 euro al giorno fallirebbe. Questo è il primo problema da risolvere. In Sicilia, ad esempio, molti agricoltori non coltivano più il pomodoro di pieno campo perché, per raccoglierlo, dovrebbero pagare gli operai agricoli in nero e non certo 80 euro al giorno! Qualcuno lo fa a proprio rischio e pericolo, ben sapendo che, con un controllo, pagherà multe salatissime! Così molti non rischiano più. Ma questo significa che in Sicilia si coltiva sempre meno pomodoro di pieno campo. Che viene inevitabilmente sostituito dal pomodoro che arriva dall’estero! Noi in questo articolo ci occupiamo della Sicilia. Perché non sappiamo, ad esempio, cosa succede in Emilia Romagna, che è la prima Regione italiana per la produzione di pomodoro da pieno campo da industria.

Pagando, con i fondi PSR, una cospicua parte del costo del lavoro si aiuterebbero le aziende siciliane che coltivano pomodoro di pieno campo e si aiuterebbero anche i lavoratori salariati, che sono in massima parte extra comunitari, eliminando il caporalato

In Sicilia c’è una grande tradizione legata alla trasformazione dei pomodori pelati e della salsa di pomodoro. Parliamo dei pomodori pelati e della salsa di pomodoro fatta in casa. Fino agli anni ’70 del secolo passato tantissime famiglie siciliane acquistavano il pomodoro da pieno campo prodotto in Sicilia e preparavano da sé i pelati e la salsa di pomodoro. Per opporsi, ‘dal basso’, alla nefasta logica della globalizzazione – che il filosofo e commentatore Diego Fusaro definisce in modo felice “glebalizzazione”, perché tende a creare la gleba, cioè a impoverirci – bisogna riscoprire le tradizioni. Ma per riscoprire le tradizioni, anche nel pomodoro, bisogna consentire agli agricoltori siciliani di coltivare il pomodoro di pieno campo (e anche il pomodoro in serra a Pachino, a Vittoria e nel Trapanese). Con i fondi del Piano di Sviluppo Rurale (PSR) destinati alla Sicilia si potrebbe venire incontro ai produttori del pomodoro, per abbattere i costi di produzione. Ignorando, eventualmente, i divieti di un’Unione Europea che, ormai è assodato, favorisce smaccatamente le multinazionali. Pagando, con i fondi PSR, una cospicua parte del costo del lavoro si aiuterebbero le aziende siciliane che coltivano pomodoro di pieno campo e si aiuterebbero anche i lavoratori salariati, che sono in massima parte extra comunitari, eliminando il caporalato. E’ importante sostenere gli agricoltori siciliani che producono il pomodoro di pieno campo. E, come già accennato, vanno anche sostenuti i produttori dei pomodori in serra di Vittoria, Pachino, Porto Palo di Pachino e via continuando. Riducendo, anche per loro, i costi di produzione e aiutandoli, almeno in una prima fase, a vendere i propri prodotti in Sicilia. Il Governo regionale di Nello Musumeci, di recente, ha detto che intende aprire il dialogo con la Grande distribuzione organizzata per fare in modo che la produzione agricola siciliana trovi ampio spazio nei supermercati della nostra Isola. Bene, non c’è migliore occasione di questa per cominciare.

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