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La politica siciliana si liberi di ruffiani, cortigiani, ballerine, lacchè e saltafossi

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  • Non è che sia una cosa facile. Ma già chiederlo è un passo avanti
  • Il cambio culturale ha i suoi tempi, sbatte contro muri di gomma, ma il cammino è iniziato

di Adriana Vitale

Non è che sia una cosa facile. Ma già chiederlo è un passo avanti

I due piani della politica siciliana. Una vive in trincea, che nonostante la pandemia, riesce giorno dopo giorno a restituire orgoglio e dignità. L’altra continua a vivere un presente di degrado morale, che ha radici lontane. Una sorta di incrostazione che ha imbrattato ogni angolo, anche il più remoto, di questo lembo di meravigliosa terra. Un paradiso imbruttito da esseri in giacca e cravatta, che non riescono più a salvare neppure l’apparenza estetica di un bel vedere. Oltre il colletto bianco appaiono nitide le lordure che diventano ancora più lerce di fronte un piccolo ma significante cambio culturale. Una piccola luce di rinascita che restituisce il desiderio di un faro abbagliante. Mentre alcuni lavorano incessantemente per eliminare le scorie, taluni si dimenano per continuare ad agire indisturbati. Mutano i volti, ma non la sostanza, come una sorta di tragicommedia identica alla precedente, la quale cambia solo attori ma non il fine, quello che fa dire: “Sono tutti uguali”.

Il cambio culturale ha i suoi tempi, sbatte contro muri di gomma, ma il cammino è iniziato

No, non sono tutti uguali, più di qualche politico onesto e perbene, che c’è, è stato capace di squarciare misere prassi in una massa difforme nell’apparenza ma identica nei comportamenti e nelle consuetudini attecchite, radicate e insite nel costume di un popolo che non è piu disposto a subire rassegnato. La luce del cambiamento culturale si intravede e fa apparire ancora più chiare le manovre urticanti, gli intrighi, le trame, i sotterfugi, le spartizioni, i calcoli numerici. Si comprendono i tatticismi per la misera spartizione di pezzi di potere, per le porte sbattute in faccia all’accattonaggio squallido. Soggetti che ormai hanno persino smesso di vergognarsi, che si svendono come meretrici al migliore offerente, che si dimenano come drogati in astinenza per mantenere lo status quo. Come libererci di questa zavorra ingombrante e lercia? Come liberarci dalle baldacche, dagli affaristi, dalle trame, dai sotterfugi, di questa gentaglia misera che ha incrostato la Sicilia? Semplicemente modificando usi e costumi. Il cambio culturale ha i suoi tempi, sbatte contro muri di gomma, ma il cammino è iniziato e questa meravigliosa quanto disgraziata terra, difficile da mutare, sta iniziando faticosamente la sua metamorfosi e con essa la sua risalita che più di qualcuno, con manovre di ‘Palazzo’, vorrebbe arrestare. Il popolo siciliano si desti e abbia il coraggio di espellere ruffiani, cortigiani, ballerine, lacchè e saltafossi, solo così diventerà bellissima nel più insito e nobile significato. Bellissima di suo, la nostra amata terra, già lo è.

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