Mattinale

Cresce il prezzo del grano, attenzione all’aumento del prezzo del pane. L’invasione del pomodoro cinese sulle nostre tavole/ MATTINALE 483

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  • Santo Bono, Movimento terra è Vita: “Ricordiamoci che quando il prezzo di un bene di largo consumo aumenta non scenderà mai più”
  • “Anche in agricoltura c’è un aumento del prezzo dei fattori della produzione” 
  • Agostino Cascio: “Agricoltori del Sud e della Sicilia da decenni sono penalizzati rispetto agli agricoltori del Nord Italia”
  • La crescita del prezzo del pomodorino di Pachino e l’invasione, in Italia, di pomodoro semilavorato cinese

Santo Bono, Movimento terra è Vita: “Ricordiamoci che quando il prezzo di un bene di largo consumo aumenta non scenderà mai più”

“Quello che è successo in Molise, dove tanti agricoltori hanno venduto il grano duro subito dopo la trebbiatura a 30 euro circa al quintale è successo anche in Sicilia. Dalle parti di Camporeale tanti agricoltori hanno venduto il grano a30 euro al quintale. Oggi il prezzo del grano duro è schizzato a 45 euro al quintale. Ma a guadagnarci non saranno gli agricoltori ma come sta avvenendo in Molise – i commercianti”. A parlare è Santo Bono, tra i protagonisti del Movimento Terra è Vita. Bono ci racconta ciò che abbiamo più volte scritto in questi anni: e cioè che molte piccole e anche qualche media azienda agricola che produce grano duro non ha le risorse per acquistare il grano perla semina e i concimi. Anticipano tutto i commercianti. Ai quali deve poi essere consegnato il prodotto. Non sappiamo se in Molise la situazione sia la stessa, o se da quelle parti sono altri i motivi per i quali gli agricoltori hanno venduto il grano appena trebbiato ai commercianti. La realtà è che, oggi, per potere usufruire degli aumenti del prezzo del grano duro, bisogna avere le risorse per gestire l’azienda senza ricorrere ai commercianti nella fase di semina. In verità, se proprio la dobbiamo raccontare tutta, Mario Pagliaro, il chimico, ricercatore del CNR e appassionato di climatologia – che ha previsto quando nessuno lo intravedeva all’orizzonte lo straordinario aumento del prezzo del grano quasi tre anni fa – ha sempre indicato una strada agli agricoltori siciliani: messa a coltura del terreni a seminativo puntando sul grano duro e stoccaggio del prodotto in attesa della crescita del prezzo: che si è puntualmente verificata.

“Anche in agricoltura c’è un aumento del prezzo dei fattori della produzione” 

“Per carità, l’aumento del prezzo del grano duro è un fatto positivo – ci dice sempre Santo Bono -. Molti miei colleghi agricoltori, che hanno conservato il grano, mi chiedono cosa fare. Il consiglio che gli ho dato è di vendere una parte del grano duro, perché 45 euro al quintale è un prezzo di tutto rispetto; conservando una parte del prodotto, se è vero che il prezzo del grano potrebbe crescere ancora. Tuttavia debbo rappresentare un rischio. Nel silenzio generale – perché non mi sembra che, fino ad ora, qualcuno ne abbia parlato – è aumentato il prezzo della farina e, di conseguenza, è aumentato il prezzo del pane. Mi dicono che il prezzo del pane sia in crescita in tutta la Sicilia. Siamo così abituati ad acquistare il pane, che fa parte della nostra alimentazione di ogni giorno, che spesso non facciamo caso all’aumento del prezzo. Dalle mie parti il prezzo del pane è già cresciuto di 0,80 centesi al kg. E non escluso che aumenti ancora. Su questo punto, l’aumento dei prezzi, è bene fare una precisazione. Ricordiamoci che, quando il prezzo di un prodotto aumenta, difficilmente si torna indietro, anche se il prezzo delle materie prime con il quale viene prodotto scende. Per un prodotto che le famiglie acquistano ogni giorno, come il pane, questo è un problema da non sottovalutare. Vi invito quindi a monitorare il prezzo del pane. Detto questo, tanti prodotti che si utilizzano in agricoltura registrano aumenti di prezzo. Il prezzo dei pali della vigna è aumentato. Il prezzo dei concimi è in aumento: in questo caso non sono preoccupato, perché conduco la mia azienda agricola in biologico; ma per tanti altri agricoltori l’aumento del prezzo dei fattori di produzione è un problema”.

Agostino Cascio: “Agricoltori del Sud e della Sicilia da decenni sono penalizzati rispetto agli agricoltori del Nord Italia”

Aumento del prezzo del pane, altre possibili speculazioni e anche ingiustizie. Noi riprendiamo spesso i post e i video di Agostino Cascio, agricoltore dell’entroterra siciliano, vecchio militante socialista che, quando scrive o parla, lo fa sulla base dell’esperienza che ha vissuto e che vive. In un post su Facebook cascio ricostruisce perché oggi esiste una sperequazione tra agricoltori del Sud Italia e agricoltori del Nord Italia. “Oltre 40 anni fa – scrive Cascio – si decise di dare al contadino la famosa integrazione al reddito pari a Lire 850.000 ad Ha di terreno seminato a grano. Obiettivo: per tenere bassi i prezzi dei prodotti agricoli di prima necessità. Allora il grano si vendeva a circa lire 460 -500 al kg. Preciso che l’integrazione al reddito di 850.000 lire fu calcolata in modo errato dalla Commissione Governativa prendendo la media di produzione di tre anni di riferimento in Sicilia, di cui 2 anni siccitosi. Venne fuori una media di produzione di 11-12 quintali di grano per ettaro. Per cui il calcolo del mancato guadagno fu dato in proporzione alla bassa produzione di riferimento. Un errore legislativo e amministrativo frutto della deficienza e dell’incuria di rappresentanza delle categorie e dei governanti. Nessuno a sentito il dovere di correggere questa ingiustizia, che ha creato un divario nei confronti di nostri colleghi agricoltori del Nord. Con la riforma della PAC, la Politica Agricola Comunitaria, i 425,00 euro si sono ridotti negli anni a 238,00 euro contro i 1.000,00 euro delle aziende agricole del Nord. E ancora oggi ne paghiamo le conseguenze”. E oggi? “Il Sistema economico è stato stravolto – scrive sempre Cascio -. Con un aumento vertiginoso dei prezzi che incidono sui fattori produttivi. Il costo del gasolio agricolo da 0,17 centesimi di euro è passato a 0,90 centesimi di euro al litro. Il costo dei concimi azotati è passato da 13 euro al quintale a 45 euro al quintale. Facendo una verifica oserei scrivere che sia per le scorte, sia per beni mobili ed immobili ci sono stati aumenti del 1000×1000. Oggi il prezzo del grano è aumentato. Ma per tanti anni abbiamo subito una continua diminuzione del prezzo del grano a causa della concorrenza spietata nata dalla globalizzazione, da accordi Commerciali il W.T.O e, in parte anche dal CETA e da altri Trattati commerciali internazionali. Aggiungiamo le speculazioni di mercanti senza scrupoli che fanno abbassare le medie di riferimento di mercato importando grani che arrivano con con le navi estere, grani spesso contaminati con glifosato e micotossine DON. Grani di dubbia qualità acquistati appositamente tutto l’anno per avvelenare la popolazione e tenere bassi i prezzi nelle Borse Merci della Sicilia e del Sud Italia. Serve una nuova politica agraria. Subito”.

La crescita del prezzo del pomodorino di Pachino e l’invasione, in Italia, di pomodoro semilavorato cinese

Ieri abbiamo dato notizia dell’aumento del prezzo del pomodorino di Pachino nei mercati del Nord Italia, dove questo prodotto si vende a circa 5 euro all’ingrosso. C’è una carenza di prodotto in Sicilia e nel Lazio. E c’è anche una carenza di di pomodorino che, di solito, arriva dall’Africa. ieri ci siamo chiesto se di questo aumento del prezzo stanno beneficiando anche gli agricoltori siciliani, segnatamente i produttori di pomodorino di Pachino. Qui il pomodorino, di solito, viene pagato a 0,50 euro al kg. Un prezzo piuttosto basso, considerati i costi di produzione di questo particolare ortaggio. Abbiamo appurato che, in questa fase, agli agricoltori il pomodorino viene pagato ad un euro e, in qualche caso, anche ad un euro e mezzo. Il timore è che, con la nuova produzione, il prezzo scenda di nuovi a 0,50 centesimi di euro. Se la produzione di pomodorino dell’Africa avrebbe subito una battuta d’arresto, non altrettanto può dirsi per il pomodoro lavorato che continua ad invadere l’Italia. Sappiamo tutti quali sono, oggi, i problemi del pomodoro di piano campo (leggere pomodoro da industria), causa gli alti costi di produzione (a cominciare dal costo del lavoro, che in Cina e in altri Paesi del mondo è venti volte più basso del costo del lavoro in agricoltura in Italia). nasce da questa sperequazione il fenomeno del ‘caporalato’. Il risultato è che, quest’anno, come leggiamo in un articolo di greenMe, le importazioni “di derivati di pomodoro in arrivo dalla Cina sono più che raddoppiati, tanto che alla fine dell’anno potrebbero superare i 100 milioni di chili, pari a circa il 15% della produzione nazionale in pomodoro fresco equivalente. E il pericolo che si corre è che il prodotto importato possa essere spacciato sui mercati nazionali ed esteri come Made in Italy”. Ecco a cosa porta a globalizzazione dell’economia: da un lato rende difficile la coltivazione di certi prodotti agricoli in Italia per gli alti costi (a cominciare dal costo del lavoro); dall’altro lato siamo invasi da pomodoro semilavorato di dubbia qualità, spesso trattato con pesticidi che in Italia abbiamo andito da decenni perché dannosi per la salute umana. Dopo di che questo pomodoro arriva sulle nostre tavole sotto mentite spoglie e noi ci chiediamo perché vanno aumentando certe malattie… Un consiglio: la pizza e i piatti a base di pomodoro preparateveli in casa!

 

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