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Oggi la verità su Denise Pipitone? O è stato solo un ‘circo mediatico’ di una televisione russa?/ MATTINALE 445

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  • In queste ore è tornata alla ribalta la triste storia di Denise Pipitone, la bambina scomparsa misteriosamente da Mazara del Vallo l’1 Settembre del 2004 
  • Una ragazza russa, vissuta in un orfanotrofio –  Olesya Rostova – alla ricerca della madre ha aperto una finestra su una storia mai chiusa
  • Le indagini e i processi
  • La testimonianza di un’infermiera russa che vive in Val Seriana e la segnalazione alla trasmissione televisiva ‘Chi l’ha visto’?’
  • Il parere del criminologo Carmelo Lavorino, che parla di un “circolo mediatico” che si sarebbe potuto evitare

In queste ore è tornata alla ribalta la triste storia di Denise Pipitone, la bambina scomparsa misteriosamente da Mazara del Vallo l’1 Settembre del 2004 

Il MATTINALE di oggi lo dedichiamo alla storia di Denise Pipitone, la bambina scomparsa 17 anni fa, in circostanze mai chiarite, da Mazara del Vallo. Allora Denise era un a bambina. Oggi dovrebbe essere una ragazza ventenne. Il condizionale, in questa storia, è d’obbligo. Di Denise si è tornati a parlare in questi giorni, perché una ragazza che vive in Russia – Olesya Rostova – potrebbe essere Denise. In questa storia c’è stata, in verità, una gestione mediatica, da parte della televisione russa, per fare auduence, cioè per guadagnare telespettatori. Sotto questo aspetto, la televisione russa sta dimostrando di non essere diversa da una televisione occidentale. Sulla vicenda interviene anche il criminologo Carmelo Lavorino, che noi abbiamo conosciuto in occasione del giallo di Caronia, ovvero le morti di Viviana Parisi e del piccolo figlioletto Gioele.  Detto questo, oggi si dovrebbe sapere qualcosa in più di questa storia, perché dovrebbe andare in onda la puntata della trasmissione registrata dalla televisione russa. “Tv1 – leggiamo in un articolo di TGCOM24 – ha registrato la puntata di ‘Lasciali parlare’, che andrà in onda Mercoledì (cioè oggi, 7 Marzo ndr) e vuole alzare la suspense chiedendo a tutti i partecipanti, anche ad altre donne dell’est Europa che cercano la propria figlia, di mantenere il segreto su ciò che verrà svelato nel corso della trasmissione. Dopo aver gridato che non è possibile accettare ricatti dall’emittente, l’avvocato di Piera Maggio, Giacomo Frazzitta, ha detto di aver ricevuto una mail dal legale di Olesya, ma di non poter dir nulla perché deve rispettare l’embargo. ‘L’avvocato di Olesya conferma la volontà di cooperazione con noi e accetta la richiesta di fornirci i risultati degli esami scientifici sulla ragazza prima del collegamento – ha detto Frazzitta -. A questo punto parteciperemo alla registrazione del programma con la Tv russa’”. E Piera Maggio, la mamma di Denise che, in 17 anni, non ha mai smesso di cercare sua figlia? “Fa sentire la propria voce con qualche post sulle pagine di Facebook dicendosi, insieme col padre naturale di Denise, Piero Pulizzi, ‘cautamente speranzosa. La speranza di ritrovare e riabbracciare nostra figlia non è mai venuta a mancare. Attendiamo senza illuderci'”, come leggiamo sempre su TGCOM24.

Una ragazza russa, vissuta in un orfanotrofio –  Olesya Rostova – alla ricerca della madre ha aperto una finestra su una storia mai chiusa

Oggi si dovrebbe conoscere il risultato della comparazione dei gruppi sanguigni di Denise Pipitone e Olesya Rostova. Se dovessero coincidere la parola passerebbe alla verifica del Dna. “Al momento – leggiamo in un articolo de Il Mattino di Napoli – l’unica certezza è la somiglianza notevole tra la ventenne russa e la mamma della bimba scomparsa nel nulla all’età di quattro anni. Ma c’è un nuovo elemento. La ventenne russa ha pubblicato sul suo account Instagram uno scatto che la ritrae bambina. Nell’immagine, Olesya – oggi bionda – ha i capelli scuri e in tanti utenti notano una grande somiglianza con Denise Pipitone. «Sono identiche», scrivono alcuni follower. E ancora: «Sembra davvero Denise». In tanti sperano: «Speriamo in un miracolo per mamma Piera Maggio»”. Denise Pipitone è scomparsa la mattina dell’1 Settembre del 2004. Si trovava davanti la casa della nonna. Le cronache raccontano che la bambina è stata vista l’ultima volta alle 11 e 45 di quel giorno. Le ricerche sono scattate subito, ma della bambina si sono perse le tracce. O meglio, qualche traccia è stata trovata. Le cronache raccontano che il 18 Ottobre, a Milano, è stata segnalata la presenza di una bambina in compagnia di alcune persone rom davanti a una banca. Così ha raccontato una guardia giurata che ha filmato la bambina. Nel filmato la bambina viene chiamata Danas; ed è proprio la bambina che chiede a una donna: “Dove mi porti?”. Non sono mancate le indagini (concentrate nell’ambito familiare) e i processi. Puntuale la ricostruzione giudiziaria di Wikipedia: “Secondo l’ultima ricostruzione proposta dagli inquirenti, Denise sarebbe stata rapita dalla sorellastra Jessica Pulizzi, anche lei minorenne, con la complicità della madre Anna Corona e dell’ex fidanzato Gaspare Ghaleb per motivi sottesi a «vendetta e gelosia perché Denise e Jessica Pulizzi sono figlie dello stesso padre, Piero Pulizzi». La posizione di Anna Corona, indagata in un secondo filone d’indagine per sequestro di minorenne, è stata archiviata dal gip di Marsala nel dicembre 2013”.

Le indagini e i processi

“Jessica Pulizzi – prosegue Wikipedia – accusata di concorso in sequestro di minorenne, fu rinviata a giudizio dal gup di Marsala il 18 gennaio 2010. Il processo di primo grado iniziò il 16 marzo 2010 e durò tre anni. La procura di Marsala chiese la condanna a 15 anni di reclusione per sequestro di minore, ritenendola ‘colpevole senza alcun dubbio’ per via di una serie di indizi chiari, univoci e convergenti. Secondo l’accusa, la mattina del 1 settembre 2004 la Pulizzi, aveva prelevato Denise e l’aveva condotta a casa del padre (Piero Pulizzi) per avere la conferma che fosse sua figlia, non trovandolo consegnò la bambina a persone mai identificate. La donna fu assolta al termine del processo di primo grado dal Tribunale di Marsala il 27 giugno 2013 per insufficienza di prove. La Corte d’appello di Palermo il 2 ottobre 2015 confermò l’assoluzione di Jessica Pulizzi per insufficienza di prove, rigettando la richiesta di condanna a 15 anni di reclusione, per sequestro di minore, avanzata dal procuratore generale della Corte d’appello di Palermo Rosalba Scaduto, la quale durante la sua requisitoria affermò che Jessica Pulizzi partecipò al sequestro della sorellastra, e pertanto andava riconosciuta colpevole del reato di cui era accusata. Il 19 aprile 2017 la Cassazione confermò in via definitiva l’assoluzione di Jessica Pulizzi, accusata di sequestro di minore. Per gli addebiti del coimputato, al termine del processo di secondo grado è intervenuta la prescrizione del reato”.

La testimonianza di un’infermiera russa che vive in Val Seriana e la segnalazione alla trasmissione televisiva ‘Chi l’ha visto’?’

La vicenda è tornata in auge quest’anno. Per la precisione lo scorso 31 Marzo, quando un’infermiera russa che vive in Val Seriana ha segnalato a Chi l’ha visto? di aver notato una somiglianza tra la piccola Denise ed una ragazza ventenne russa che ha preso parte alla trasmissione televisiva Pust Govoryat (il primo canale russo Pervyj kanal). La ragazza è in cerca della madre. Si tratta delle citata ventenne Olesya Rostova, chiamata così in orfanotrofio. Insomma, qualcosa c’è, soprattutto per creare una grande attesa e, soprattutto, una grande costruzione mediatica. La storia – non sappiamo se scrivere per quella che è o per come è stata costruita – attira l’attenzione di tante persone che oggi aspettano di capire come evolverà.

Il parere del criminologo Carmelo Lavorino, che parla di un “circolo mediatico” che si sarebbe potuto evitare

A questo punto entra in scena il criminologo Carmelo Lavorino che parla di cannibalismo mediatico. “Ogni volta che ci sta il sospetto che qualche ragazza possa essere Denise – ha dichiarato Lavorino all‘Adnkronos – immediatamente viene montato un circo mediatico che strumentalizza soprattutto il dolore dei familiari della persona scomparsa… Si poteva fare tutto in maniera riservata – aggiunge il criminologo in un articolo che leggiamo su Il Secolo d’Italia -. Prima di tutto si poteva chiedere il gruppo sanguigno della ragazza e poi, magari con il supporto dell’intelligence, prendere il Dna della ragazza russa”.E aggiunge: “Non è che ci vuole granché a prendere il Dna delle persone… La gente va al bar. Beve un caffè. Butta una cicca di sigaretta. È vero che è un dato sensibile, ma poteva essere trattato in maniera molto riservata. Potevano fare degli accertamenti prodromici e anticipatori per verificare se la ragazza fosse realmente Denise. In modo da evitare questa spettacolarizzazione mediatica e strumentalizzazione della signora Maggio”. E ancora: “Potevano prendere un investigatore privato ad esempio, qualche persona in gamba e mandarla dove doveva essere mandata. Solo così potevano capire se avevano scelto la strada giusta o no. I familiari delle persone rapite sono sempre delle vittime. Perché il loro dolore ha bisogno di giustizia. Di sfogo e di verità. E automaticamente si fidano di tutti, mentre i professionisti che gli stanno attorno cercano uno scoop mediatico”.

Foto tratta da Il Riformista 

 

 

 

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