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I grillini e la mozione Di Battista: un castello di chiacchiere che ignora il problema centrale: l’euro/ MATTINALE 469

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Ancora non abbiamo capito cosa vuole fare ‘da grande’ Alessandro Di Battista. Vuole restare nel Movimento perché pensa che, una volta leader, farà dimenticare i disastri del Governi grillini con Lega e PD? O si vuole fare mettere alla porta per dare vita a una nuova esperienza politica?  

Confessiamo che non è facile seguire l’evoluzione del Movimento 5 Stelle e, in particolare, del gruppo che fa capo ad Alessandro Di Battista. Pensavamo, dopo i disastri dei Governi con la Lega e con il PD – e, soprattutto, dopo i disastri elettorali – alla fondazione di un nuovo Movimento. Ma – a quanto pare – almeno in questa fase, Di Battista e i suoi, con la Mozione che si accingono a presentare ai cosiddetti Stati generale del Movimento, vorrebbero rilanciare lo stesso Movimento.

E qui sorge spontanea una domanda: è un progetto che nasce da Di Battista e da Davide Casaleggio, in alternativa ai protagonisti della disastrosa alleanza prima con la Lega e ora con il PD? O è solo il tentativo ecumenico di rilanciare il Movimento mandando a casa chi ha alle spalle due mandati parlamentari?

A noi l’ambiguità di Di Battista e dei suoi seguaci non convince proprio. Né riteniamo che il Movimento possa ancora godere di credibilità politica presso gli elettori, sol perché a guidarlo sarà Di Battista.

Ma vediamo, per grandi linee, il programma di Di Battista e dei suoi. Vi risparmiamo la lettura di tutti i punti, se non altro perché i grillini hanno già dimostrato, con i fatti, che per loro i programmi servono solo per gabbare gli elettori: una volta al Governo, infatti, fanno quello che gli pare!

Anzi, se c’è una cosa che sanno fare veramente bene – Luigi Di Maio insegna – è dimenticare gli impegni assunti con gli elettori per fare l’esatto contrario!

Il dato più interessante di questa mozione è, forse, la conferma di due mandati parlamentari. Su questo punto, forse, si dovrebbero ‘rompere i telefoni’. Di Battista vuole mandare a casa quasi tutti i parlamentari in carica protagonisti dell’attuale Governo con il PD. E vorrebbe un Parlamento eletto con il ritorno alle preferenze. 

Passerà? E perché no? Lo stesso Beppe Grillo, fautore del Governo con il PD, dopo aver ‘usato’ gli attuali parlamentari nazionali per far vivere il Governo Conte bis, se ne sbarazzerebbe in un colpo solo!

E i parlamentari – compresi Ministri, vice Ministri e sottosegretari – che hanno seguito Grillo nella mala avventura con il PD che faranno? Andranno a casa in silenzio? E perché no? Cos’hanno fatto fino ad ora oltre ai danni?

Il vincolo di due mandati è l’elemento centrale della strategia di Di Battista: il passaggio fondamentale per prendere il potere: una volta fuori tutti, non rimane che lui.

Accanto a questo passaggio c’è una serie di chiacchiere che lasciano il tempo che trovano.

Per esempio:

il sostegno alla piccola e media impresa (dopo che l’attuale Governo le ha praticamente massacrate!);

la difesa dell’ambiente (come hanno fatto a Taranto tenendo in piedi l’acciaieria ex ILVA, o nel Salento non bloccando la TAP, per non parlare del ‘fanghi’ del Decreto Genova);

ripopolamento dei centri non abitati;

stop alle grandi opere inutili (e quali sarebbero?);

continuare con il Reddito di cittadinanza, anche se è fallito perché il Ministero del Lavoro, gestito proprio dai grillini, ha di fatto bloccato le Politiche attive del lavoro;

solita ‘menata’ con l’acqua pubblica: ma chi ci deve credere?

solita ‘menata’ sulla gestione dei rifiuti;

di nuovo la ‘decarbonizzazione’: ovvero aria fritta allo stato puro, perché il processo di decarbonizzazione nei siti inquinati durerebbe almeno un decennio: e nel frattempo (vedi la citata ex acciaieria di Taranto) i cittadini che vivono nei siti inquinati – tipo Taranto – che farebbero? Insomma, discorsi da PD pugliese…;

solite chiacchiere sulla riduzione delle auto private;

solite chiacchiere sul sostegno alle famiglie;

solite chiacchiere sulla casa farmaceutica pubblica;

solite chiacchiere sulla riforma del sistema bancario con la separazione tra banche commerciali e banche d’affari;

stop al patto di stabilità e al MES;

controllo pubblico della rete autostradale (che dovrebbe già essere dello Stato e che invece è ancora nella mani dei privati: altra presa in giro storica del Movimento 5 Stelle!);

solita ‘menata’ sulla RAI;

blocco dei passaggi tra politica, sistema finanziario, magistratura e sindacato (la Costituzione italiana non prevede lo stop a questi passaggi);

solita ‘menata’ sul libero accesso alla rete per tutti;

salita ‘menata’ sull’aumento dei fondi a università e ricerca (con il debito pubblico che il Governo di grillini e PD, a fine anno, porteranno a 2 mila e 600 miliardi di euro!);

solita ‘menata’ sul Salario minimo garantito per tutti;

demagogia allo stato puro sull’immigrazione (la solita storia del “diritto a non emigrare”: vallo a dire alle multinazionali che governano i flussi migratori);

basta agli armamenti, basta alle missioni militari, pace, basta soldi alle scuole paritarie.

In mezzo a tutta questa ‘melassa’ ci sembra interessante il punto 12 della seconda parte:

“Elezione diretta dei parlamentari della Repubblica (ritorno alle preferenze) con obbligo di candidatura nel collegio di residenza”. E chi dovrebbe approvare una legge elettorale del genere? l’Attuale Parlamento?

La terza parte è dedicata al “rafforzamento del Movimento 5 Stelle”, con la Piattaforma Rousseau che deve restare il “cuore” del Movimento. E questa è una grande contraddizione: l’elezione diretta dei parlamentari, con il ritorno alle preferenze è sicuramente un ritorno alla democrazia, ma la Piattaforma Rousseau – alla quale risultano iscritti poche migliaia di persone – è la negazione della democrazia!

Ribadiamo: non sappiamo che cosa ci sia sotto questo mega programma: non è facile capire se è il tentativo di rilanciare il Movimento sbarazzandosi di coloro i quali hanno già alle spalle due legislature, o se sia il modo per farsi mettere alla porta per dare vita a un nuovo soggetto politico.

Un fatto è certo: a parte il no al Patto di stabilità e al MES, non si fa cenno al vero problema dell’economia italiana: la moneta unica europea gestita dai tedeschi, che è la vera causa del declino economico italiano.

Tale assenza – ovvero una secca presa di posizione contro l’Unione europea dell’euro – fa cadere tutto il castello di chiacchiere di Di Battista e compagnia bella.

 

 

 

 

 

 

 

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