Mattinale

I migranti, l’ordinanza di Musumeci e la ‘coerenza’ della Chiesa di Palermo e di Anthony Barbagallo (PD)/ MATTINALE 520

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Esiste la coerenza in politica? Per i cattolici la coerenza e la verità sono obbligatorie? Ci poniamo queste domande mettendo a confronto ciò che un politico diceva ieri e ciò che dice oggi (il segretario del PD siciliano, Anthony Barbagallo) e ciò che la Chiesa di Palermo dice e ciò che fa. A voi l’ardua sentenza… 

“Noi siamo quel che facciamo. Le intenzioni, specialmente se buone, e i rimorsi, specialmente se giusti, ognuno, dentro di sé, può giocarseli come vuole, fino alla disintegrazione, alla follia. Ma un fatto è un fatto: non ha contraddizioni, non ha ambiguità, non contiene il diverso e il contrario”.

Così scrive Leonardo Sciascia nel celebre romando Candido, ovvero un sogno fatto in Sicilia. Romanzo particolarissimo, che descrive in modo magistrale il rapporto non sempre facile, e non privo di contraddizioni, tra cattolicesimo e comunismo.

Leggendo le dichiarazioni di un esponente politico di centrosinistra della Sicilia, Anthony Barbagallo, già assessore regionale del disastroso Governo regionale siciliano di Rosario Crocetta e, oggi, segretario del PD siciliano, e le dichiarazioni della Caritas diocesana di Palermo e dell’Ufficio Migrantes non abbiamo potuto fare a meno di pensare al romanzo del grande scrittore siciliano.

Cominciamo con i ‘cattolici’. Ormai, quando leggiamo una dichiarazione riconducibile a Papa Francesco non riusciamo a non pensare allo spirito ‘globalista’ di questo Pontefice lontano dalla teologia e sempre presente nel greve, scadente e materialista dibattito politico mondialista-globalista.

Di questo Papa ci hanno stupito le sante Messe (che noi scriviamo con la esse minuscola) nelle quali invita l’Unione europea dell’euro a ritrovare le proprie radici: dimenticando che l’Unione europea ha provato a far passare una Costituzione che nega le radici cristiane (e, forse, chissà, ci è anche riuscita nella parte ‘segreta’ del Trattato di Lisbona).

Scrive il filosofo marxista Diego Fusaro a proposito dell’attuale Pontefice:

“Papa Francesco contro i sovranisti: ‘Portano alle guerre, salviamo l’Europa’. Ovviamente si scorda di dire che democrazia è sovranità del popolo nello Stato e implica sovranità dello Stato. Ovviamente non dice che togliere la sovranità dello Stato vuol dire togliere la democrazia, cioè attuare il piano della classe dominante globalista. Il Vangelo secondo Soros”.

Sono in tanti, nella Chiesa di oggi (non sappiamo perché, ma da qualche tempo non riusciamo più a scrivere “Chiesa cattolica”: qualcosa ce lo impedisce…), a dimenticare.

“La Caritas diocesana di Palermo e l’Ufficio Migrantes – leggiamo sul Giornale di Sicilia on line – esprimono «forte preoccupazione e fermo dissenso» nei confronti dell’ordinanza del presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci. «Ciò che preoccupa nel testo del provvedimento, e nelle dichiarazioni rese alla stampa per presentarlo – spiegano – è l’argomentazione solo in apparenza logica ma in realtà deficitaria sul piano razionale, nonché su quello umano ed evangelico. Il disagio, il dolore, la fatica vengono giustamente attribuiti agli abitanti delle nostre isole senza prendere però in considerazione anche lo stato e il destino di migliaia di donne, di bambini e di uomini in fuga dalla fame e dalle guerre, che concludono in Sicilia, in maniera indegna, un lungo esodo in cerca di libertà e di vita buona»”.

I signori della Caritas diocesana di Palermo e l’Ufficio Migrantes scambiano i migranti che arrivano da Paesi dove sono in corso guerre e carestie con i migranti che, da due mesi e più, invadono Lampedusa per riversarsi in Sicilia e in altre Regioni italiane. Questi ultimi sono migranti economici, che non hanno nulla a che spartire con i Paesi dove sono in corso guerre e carestie!

Ma tutto fa brodo, è vero amici della Caritas diocesana di Palermo e l’Ufficio Migrantes? Del resto, nell’articolo che accompagna le dichiarazioni di questi signori campeggia la foto dell’Arcicvescovo di Palermo, Corrado Lorefice, quello che scappava davanti ai microfoni de Le Iene per non parlare dei lavoratori dell’Opera Pia ‘Cardinale Ruffini’ licenziati e reintegrati qualche giorno fa non dalla Chiesa di Palermo, ma dalla Giustizia.

Sull’Opera Pia ‘Cardinale Ruffini’ e sull’Arcivescovo Corrado Lorefice, a proposito di coerenza tra predicazione e azione, riprendiamo un nostro articolo di un anno fa. Si tratta di un lettera di un lavoratore dell’Opera Pia ‘Cardinale Ruffini’ licenziato:

“Politici, religiosi, sindaci etc parlano continuamente di migranti, di accoglienza, di solidarietà, di tutti tranne che dei poveri sfrattati, malati, disoccupati e dimenticati dei nostri concittadini e, in particolar modo, perché è chiaro che mi sta a cuore, degli ex dipendenti della oramai fu ‘Opera Pia ‘Cardinale Ruffini’, dico fu per noi a cui hanno tolto lavoro e dignità umana”.

“Oramai – prosegue la lettera – è sotto gli occhi di tutti i politici, degli assessori, dei giudici e dei vari vescovi siciliani il licenziamento effettuato dall’Arcivescovo Lorefice (Corrado Lorefice, Arcivescovo di Palermo, per statuto presidente dell’Opera Pia ‘Cardinale Ruffini’ ndr) e del suo vice presidente, avv. Sigillò. A suo tempo anche la Procura venne informata dal nostra Legale, avv. Nadia Spallitta, ma a tutt’oggi soltanto i giudici del lavoro hanno ordinato un risarcimento economico, ma senza il reintegro, di 18 mensilità; ma ancora oggi, a quasi 5 mesi dalla sentenza, non si vede alcun pagamento da parte del Consiglio di Amministrazione dell’Opera Pia ‘Cardinale Ruffini”.

“E allora, ancora adesso – leggiamo sempre nella lettera – nonostante abbia quasi capito che la giustizia non sta dalle mie parti, mi chiedo: licenziare chi ha vinto un concorso pubblico è legittimo? Non ottenere gli ammortizzatori sociali è legittimo? Non ottenere il risarcimento sentenziato dai giudici a 5 mesi dall’ordinanza del Tribunale è legittimo? … E, ancora, far intendere a noi ex dipendenti di un possibile accordo, un pagamento anche rateizzabile e poi fare dietro front è legittimo? E infine mi chiedo e chiedo anche a don Corrado Lorefice se il Festino di quest’anno (il Festino di Santa Rosalia di Palermo ndr) dedicato a “chi resta ai margini della società” include anche gli ex lavoratori dell’Opera Pia ‘Cardinale Ruffini’, ricordandogli che ci ha tolto il lavoro senza pietà, non volendo trovare alternative percorribili. E se facciamo parte di quelli che restano ai margini della società non è colpa nostra, bensì di chi predica bene ma razzola male”.

E questi sarebbero i ‘cattolici’ della Chiesa di Palermo: ve li raccomandiamo…

Poi c’è il segretario regionale del PD siciliano, Anthony Barbagallo. Che in un comunicato di ieri scrive:

“Continuiamo a essere preoccupati dalla vergognosa incapacità del governo Musumeci. La insopportabile ordinanza di ieri è l’ultima di una serie di provvedimenti e di annunci con cui si distoglie l’attenzione dai problemi reali per parlare invece alla pancia delle persone, sfruttando la paura e la difficile congiuntura economica”.

A Barbagallo non piace l’ordinanza sui migranti di Musumeci. Eppure, tre anni fa, Barbagallo, allora assessore regionale del Governo di Rosario Crocetta, dichiarava:

“Una delle emergenze che danneggia le nostre eccellenze è l’immigrazione. Non sono razzista e sono per l’accoglienza, ma con alcuni limiti di buon senso. Uno di questi: non distribuire i profughi nei Comuni turistici. Non si possono fare Sprar con decine di migranti a Taormina, a Bronte o nel patrimonio Unesco. I migranti vanno distribuiti altrove. Perciò chiedo ai nostri solerti Prefetti di esentare dall’obbligo di accoglienza i sindaci dei Comuni turistici siciliani”.

Il presidente Musumeci, alla fine, sta provando a tutelare la salute di migranti e cittadini della Sicilia, mentre tre anni da l’allora assessore Barbagallo del PD non voleva “migranti a Taormina, a Bronte o nel patrimonio Unesco”. E aggiungeva – linea snob – che “I migranti vanno distribuiti altrove”.

“Ma un fatto è un fatto”, ci ricorda Leonardo Sciascia. Un fatto “non ha contraddizioni, non ha ambiguità, non contiene il diverso e il contrario”.

Insomma, l’Arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, e il segretario del PD siciliano, Anthony Barbagallo, sono due grandi esempi di coerenza di cui i siciliani possono andare fieri…

Foto tratta da Tessere.org

 

 

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