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COVID-19: si fa presto a dire asintomatici!

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Per definire malati, infetti, guariti, sintomatici, asintomatici sono necessari l’insieme degli elementi nella totalità o in combinazione, tutti gli elementi diagnostici diretti, indiretti, clinici e anamnestici che debbono essere valutati da chi conosce bene la materia

di Marco Lo Dico
veterinario, specialista in Malattie Infettive, Profilassi e Polizia Veterinaria

Oggi più che mai la cultura scientista risulta essere messa in crisi dalle varie contraddizioni dimostrate dal mondo degli esperti e delle istituzioni preposte ad affrontare la crisi sanitaria. Una delle più eclatanti che hanno messo in imbarazzo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) si riferisce alla possibilità degli asintomatici di essere fonti di infezione o meno. La stessa OMS in diversi momenti ha espresso posizioni contraddittorie al suo interno e con altre istituzioni o rispetto ai dati riferiti da diversi ricercatori.

La probabile causa di queste informazioni dissonanti è la mancanza di uniformità e nel non corretto utilizzo della nomenclatura ufficiale.
L’utilizzo improprio di certi concetti induce informazioni scorrette e indicazioni e comportamenti fuorvianti, tanto più gravi quanto più autorevole dovrebbe essere la fonte.

Per capire ed approfondire il tema è quindi necessario chiarire i termini e considerare che anche la schematizzazione di certi fenomeni biologici non è sempre corrispondente alla complessità che l’interpretazione dei fenomeni naturali ci offre.

Le prove diagnostiche sono al servizio di una diagnosi clinica o di laboratorio la cui valutazione spetta a chi richiede e deve fruire di quel dato, o le prove diagnostiche diventano pericolosissime. La prova diagnostica serve a supporto di un sospetto clinico, o per accertare un sospetto. Se si segue il percorso inverso le valutazioni risultano perverse… Ovvero: ho un dato diagnostico e provo a dare una risposta al dato diagnostico: questo è quanto di più sbagliato possa esistere. Spero che questo dato base sia chiaro, potrei fare 1000 esempi ma non credo sia utile in questa sede.

Ogni prova diagnostica ha una sua finalità e va valutata per la finalità che ha e non per altro. Altre valutazioni necessitano di altri approfondimenti e altre indagini, volere attribuire al tampone altre finalità e da questo farne emergere deduzioni improprie crea confusione e non aiuta alla definizione del CASO.

Il tampone identifica la presenza del genoma del virus nel campione, non ci dice se la fonte dalla quale il campione è stato rilevato è una superficie, un paziente, un malato e tanto meno un infetto.

Stabilito che un campione risulta positivo, è chi ha effettuato il campione che sa da chi o da cosa è stato prelevato il campione, non certo l’operatore di laboratorio. Chi ha effettuato il campione è un operatore sanitario, non sempre un medico, che effettua semplicemente il prelievo e non è compito suo attribuire un valore al dato.

Il medico dovrebbe mettere in relazione il dato diagnostico e quello clinico.
Quindi è essenziale che i medici abbiano una adeguata formazione per interpretare i dati e adottare le adeguate risposte in corso di un caso positivo al tampone.

Un positivo al tampone è un caso sospetto, non necessariamente un infetto e da tale deve essere trattato; e le misure devono essere adeguate al caso.

La prova del tampone è una prova sensibilissima che rileva la presenza di tracce genetiche del patogeno che si ricerca, è ovvio che la procedura di campionamento e di analisi sono fasi delicate nelle quali vi è la possibilità di contaminazione e di errori nella fase di prelievo e di analisi in laboratorio, creando dei falsi positivi e dei falsi negativi.

Quindi se un soggetto è positivo al tampone, a scopo precauzionale deve essere sottoposto ad ogni provvedimento che limiti il rischio di diffusione eventuale. Ma se un soggetto è positivo al tampone bisognerebbe, poi, indagare per ulteriori provvedimenti e per approfondire il dato epidemiologico e bisognerebbe verificare se si tratti di un soggetto che, a seguito del contatto con il virus, si sia infettato o meno.

Un positivo infetto è un soggetto che non solo ha avuto il contatto con il virus, ma è un soggetto nel quale il virus ha avuto le condizioni per passare da un semplice contatto/incontro con il soggetto contaminato ad una fase infettante e quindi si devono verificare delle condizioni che mettono in gioco il binomio patogeno-ospite.

Le condizione sono diverse, ma almeno devono sussisterne alcune essenziali:

1. il soggetto contaminato (positivo) deve essere venuto a contatto con una concentrazione minima di virus in grado di riuscire a vincere le difese del suo ospite. Questa dose minima, costituita da più particelle virali ed in numero specifico e peculiare per ogni patogeno, si chiama unità infettante.

2. Ogni ospite ha caratteristiche proprie (genetiche) che caratterizzano la propria capacità di risposta e di contrasto all’azione infettante. Caratteristiche genetiche che influenzano l’aspetto anatomico, funzionale e le caratteristiche locali del punto di ingresso del patogeno e il corredo immunitario locale e sistemico specifico dell’individuo che può essere più o meno pronto a reagire al tentativo di infezione. Quindi anche una dose infettante necessaria può, per le specifiche caratteristiche individuali, non riuscire ad infettare l’ospite.

Quindi un semplice positivo contaminato PUÒ diventare un soggetto infetto solo se sussistono le condizioni di cui sopra. Quindi avremo soggetti positivi infetti e soggetti positivi non infetti.

Quindi in un SOGGETTO SEMPLICEMENTE CONTAMINATO può esaurirsi la presenza del virus senza che in questo ci sia mai stata la reale infezione e quindi senza che in esso si sia mai manifestata una malattia. Questo sarà un soggetto positivo contaminato non infetto, mai sintomatico perché non malato; definire asintomatico questo soggetto è scorretto.

Con molta probabilità questo soggetto non dovrebbe essere infettante e non manifesterà mai anticorpi perché il virus non è riuscito ad infettare il soggetto. La reale assenza della sua non pericolosità lo si potrebbe evincere dai risultati dei tamponi di conviventi negativi prima e rimasti negativi nonostante la convivenza con il soggetto… cosa che precauzionalmente con le misure adottate comunque non dovrebbero verificarsi.

Definire guarito un soggetto semplicemente positivo al tampone, che non solo non ha mai avuto sintomi, perché non si è mai infettato e mai quindi ammalato è quantomeno bizzarro.

Altro caso è il soggetto positivo contaminato nel quale il patogeno trova le condizioni per infettare l’ospite. Quindi nel SOGGETTO CONTAMINATO INFETTO il virus ha superato le barriere dell’ambiente parenterale e si è diffuso nell’organismo: e quindi è possibile rilevare direttamente o indirettamente la sua presenza nell’organismo o attraverso esami sierologici specifici per il rilievo degli anticorpi, o attraverso il suo diretto rilievo in organi bersaglio.

In alcuni casi si possono riscontrare (in tutte le malattie infettive) dei soggetti infetti, ma che o hanno un titolo anticorpale basso (il virus è riuscito a infettare, ma non riesce a diffondere facilmente o si tratta di un ceppo scarsamente immunogeno), o per deficit immunitari l’individuo non sviluppa anticorpi perché immunodepresso o in stato di anergia, ma il virus è comunque rilevabile nei tessuti e negli organi bersaglio… questi possono essere i casi di soggetti o molto anziani, o con deficit immunitari o sottoposti a terapie immunosoppressive, ma questi sono soggetti generalmente in condizioni precarie o terminali che rischiano la loro vita anche con il contatto con semplici patogeni saprofiti o a scarsa virulenza.

Questo soggetto contaminato infetto a sua volta può essere infettante o meno, sintomatico o meno. Cioè in un caso il soggetto si è infettato, ma alla infezione non è seguita malattia e quindi non vi sono sintomi apprezzabili o che hanno avuto un decorso subclinico. Quindi avremo un SOGGETTO INFETTO ASINTOMATICO.

Questi soggetti infetti asintomatici a loro volta si possono distinguere in asintomatici infettanti o non infettanti.

Nel primo caso ci troviamo difronte a soggetti dove l’infezione si esaurisce nel soggetto stesso e non si realizzano le condizioni per le quali il soggetto possa eliminare il virus nell’ambiente, oppure soggetti nei quali il patogeno viene eliminato comunque in dosi che non sono in grado di generare l’infezione, ma una potenziale contaminazione e relativa positività al tampone sì, ma che non potrà sortire infezione e quindi malattia.

Nel secondo caso ci troviamo difronte a un soggetto infetto asintomatico, ma nel quale il virus viene eliminato in quantità tali da poter essere potenzialmente infettante, e questa condizione può essere transitoria per un relativamente breve periodo.

Poi esistono delle categorie di soggetti che per specifiche caratteristiche di età, razza, sesso, hanno delle peculiarità genetiche e/o condizioni transitorie per le quali il patogeno non è in grado di infettare. Ad esempio perché mancano le condizioni recettoriali cellulari e quindi, nel caso di un virus, non si instaurano le condizioni per le quali il virus si adsorba alla cellula, si possa replicare e diffondere e, quindi, infettare. Questi soggetti ovviamente non avranno sintomi e anticorpi, perché mai si sono infettati, mai si sono ammalati e la eventuale positività al tampone solo esito di contaminazione per convivenza con soggetti infetti ed eliminatori. Queste categorie ovviamente per quanto detto prima non si potranno mai considerare asintomatici e mai guariti.

Non va dimenticato che possono essere presenti anche altre situazioni che possono portare a considerare asintomatico anche chi nella realtà non lo è.
È il caso del PAUCISINTOMATICO, cioè di chi ha una forma così lieve che potrebbe non essere riferita o percepita da una visita clinica di base e per una mancata percezione del paziente dei suoi stessi sintomi, che non vengono riferiti in sede anamnestica o non vengono percepiti da una visita clinica di base.

Altro caso può essere un PRESINTOMATICO, cioè un soggetto riscontrato positivo e che non manifesta alcun sintomo, ma che in breve comincia a manifestare la sintomatologia in una forma più o meno evidente.

Per definire malati, infetti, guariti, sintomatici, asintomatici sono necessari l’insieme degli elementi nella totalità o in combinazione, tutti gli elementi diagnostici diretti, indiretti, clinici e anamnestici, valutati da chi conosce gli elementi descritti.

Tutto quanto descritto potrebbe spiegare, non giustificare quanto rappresentato nelle diverse interpretazione di uno stesso fenomeno come descritto nel seguente articolo:

Tutti contro l’Oms. Gli asintomatici? Eccome se contagiano

Foto tratta da la Repubblica

 

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