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Il Sud Italia brilla nella lotta al Coronavirus. Il Cotugno di Napoli modello in Europa/ MATTINALE 478

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Il Sud Italia brilla nella lotta all’emergenza Coronavirus. Lo hanno notato nel Regno Unito, dove è stato trasmesso un lungo servizio sull’ospedale Cotugno di Napoli, indicato come “il migliore in Italia per organizzazione e qualità del servizio offerto”. Il vaccino-cerotto contro il Coronavirus ideato negli Stati Uniti da un barese 

Nella difficile battaglia contro il Coronavirus il Sud Italia si conferma la punta avanzata d’Italia. Nonostante la ‘calata’ di migliaia e migliaia di persone provenienti dal Nord Italia, le Regioni del Sud, tutto sommato, hanno retto la ‘botta’. Sono ormai noti gli studi sul Tucilizumab condotti a Napoli dal professore Paolo Ascierto e dal suo gruppo di lavoro. Adesso arriva un nuovo riconoscimento: l’ospedale ‘Cotugno’ di Napoli è un modello in Europa nella cura dei malati di Coronavirus.

Il riconoscimento arriva dalla Gran Bretagna. Dove Sky Regno Unito ha trasmesso un lungo servizio sull’ospedale partenopeo. Pensate un po’: in questo ospedale del Sud Italia il terribile virus che mettendo in ginocchio il mondo tra i contagiati non ci sono né medici, né infermieri. Non solo.

“La struttura napoletana – scrive Il Sole 24 Ore – viene indicata come la migliore in Italia per organizzazione e qualità del servizio offerto”.

Nel servizio mandato in onda nei giorni scorsi nel Regno Unito si fanno notare l’ordine e la perfetta organizzazione. In tutti i reparti dell’ospedale ci sono guardia di sorveglianza e c’è un percorso di disinfezione automatica.

“Lo staff che assiste i pazienti – leggiamo sempre nell’articolo de Il Sole 24 Ore – indossa maschere molto avanzate simili a quelle antigas, tute ermetiche. I malati sono isolati tra di loro. Tra la stanza del malato in rianimazione e il resto del reparto si comunica attraverso una finestra”.

L’ospedale Cotugno – che fa capo all’Azienda ospedaliera che riunisce anche il Santobono e il Modaldi – ha alle spalle una certa esperienza in materia di malattie infettive: ha gestito il colera  l’HIV, la Sars e l’Ebola. E, normalmente, si occupa di malattie infettive non epidemiche: al esempio, la meningite.

Il servizio andato in onda nel Regno Unito ha puntato i riflettori sul Padiglione G, dove sono stati realizzati 80 nuovi posti di terapia sub intensiva. Mentre in altri ospedali pubblici italiani si tagliavano reparti e posti letto, in questo ospedale si pensava a come affrontare un’eventuale epidemia. Questa si chiama prevenzione.

L’esatto contrario – per citare un esempio – di quello che hanno fatto negli anni passati nel Lazio e in Sicilia, dove sono stati chiusi tanti ospedali nel nome del demenziale liberismo economico importato dalla fallimentare Unione europea.

Il risultato è che mentre in tanti ospedali italiani la gestione del Coronavirus procede in affanno, cercando di riparare agli errori del passato, anche recente, il Cotugno di Napoli ospita 200 pazienti Covid19 al giorno. Ed è in fase di allestimento, scrive sempre Il Sole 24 Ore, “una nuova sala operatoria ibrida dedicata a operazioni urgenti di pazienti Covid”.

Gli inglesi sono rimasti positivamente impressionati da come al Cotugno di Napoli viene organizzata e gestita la formazione del personale medico.

Il direttore dell’Azienda ospedaliera Rodolfo Conenna racconta come l’ospedale ha affrontato il problema dell’ampliamento degli organici:

“Abbiamo assunto 150 infermieri e 25 medici in un solo mese. I nuovi assunti sono stati messi in squadra con infermieri esperti che hanno assunto anche il ruolo di formatori. In una settimana abbiamo ottenuto una sufficiente preparazione. Oggi l’organico del Cotugno conta 100 medici e 600 tra infermieri e operatori socio sanitari”.

E’ ormai noto che il punto dolente di tanti ospedali italiani, oggi, è rappresentato dalla carenza di dispositivi di protezione. Anche su questo fronte il Cotugno non si è lasciato cogliere impreparato dall’emergenza Coronavirus.

Il personale ha a disposizione tute integrali e maschere più simili a quelle antigas che alle PPf3.

“Anche nell’approvvigionamento – spiega Conenna (leggiamo sempre su Il Sole 24 Ore) – siamo partiti prima grazie alla nostra vocazione ed esperienza. Usiamo per lo più prodotti non monouso, soprattutto per rianimazione e pronto soccorso, oltre a schermi facciali riutilizzabili. Veniamo riforniti di solito da agenti locali, ma in questi giorni facciamo ricorso anche ad altri. Devo dire che abbiamo penuria di tute integrali, e siamo in attesa del via libera dell’Istituto superiore di sanità per acquistarne di nuove”.

Il direttore dell’Azienda ospedaliera napoletana sta lavorando all’assistenza dei nuovi sospetti o positivi e a chi è in fase di guarigione. Dove sistemare questi pazienti?

“Meglio non l’albergo, poiché questo non garantisce sul piano delle misure per evitare il contagio, ma strutture ospedaliere in cui il ricoverato possa essere assistito da infermieri. A questo scopo la Regione Campania sta lavorando a un accordo con l’Aiop, l’associazione della sanità privata. Nella fase tre – conclude il direttore sanitario – andrà potenziata la rete sul territorio: è lì che si dovrà lavorare per tenere a bada il virus finché non avremo cure specifiche e un vaccino”.

Restiamo sempre al Sud. Da napoli ci spostiamo a Bari, dove è stata realizzata una mascherina stampata in 3D con filtro intercambiabile. Lo ha realizzato, come leggiamo su BARI TODAY, Lucio Martino, specializzando in Economia, su idea della sua fidanzata.

“La mascherina ideata da Martino – leggiamo su BARI TODAY – è realizzata in in PLA (bioplastica atossica) e riutilizzabile. Il materiale scelto è lavabile con acqua fresca e sapone, disinfettabile con alcool e dotata persino di filtro intercambiale, sostituibile quotidianamente dopo l’uso. Al momento sono due le taglie pensate, così da ottimizzare il comfort e l’aderenza degli utenti”.

“Ho iniziato a fare delle prove in casa – aggiunge lo studente – e dopo un po’ di prototipi, ho visto che stava prendendo forma”.

Il giovane ha lanciato una raccolta fondi sul sito Gofundme. Vorrebbe raccogliere 10 mila euro per produrre 2 mila mascherine.

Nell’articolo si precisa che “la mascherina è stata pensata e progettata totalmente in casa, quindi non è certificata e non è un presidio medico chirurgico. Inoltre è stata concepita esclusivamente per limitare le droplets (goccioline di saliva). Ciò significa che va utilizzata soprattutto laddove non sia possibile reperire altri sistemi di protezione certificati”.

“Una volta che il primo modello è uscito dalla stampante 3D – leggiamo sulla pagina Facebook Terroni di Pino Aprile – il giovane barese ha deciso di muoversi per realizzarla in massa e poterla donare alla popolazione. In primis, contattando aziende e associazioni di ‘makers’ sul territorio. Il primo ‘ok’ è arrivato dal FabLab del Politecnico di Bari, che ha dato la sua disponibilità a produrre la mascherina progettata”.

Sempre sulla pagina Facebook di Pino Aprile leggiamo una precisazione. Da poche ore circola la notizia che negli Stati Uniti il vaccino contro il Coronavirus è già stato sperimentato con successo. Si riposta l’articolo di BARI.ILQUOTIDIANO ITALIANO.COM

“La speranza nella lotta al Coronavirus – leggiamo nell’articolo – arriva da un vaccino-cerotto. Si tratta di un vaccino che rilascia il principio attivo nella pelle, per di più semplice ed economico da produrre su vasta scala. Andrea Gambotto, della University of Pittsburgh School of Medicine ha pubblicato i risultati dei primi test sulla rivista EBiomedicine (Lancet). ‘I topi vaccinati producono anticorpi specifici contro il virus – dice -. Il vaccino potrebbe entrare già entro un mese nei test clinici di fase I sugli individui’”.

La notizia che ci piace ricordare è che Gambotto è meridionale:

“Gambotto è barese, studente al liceo Scacchi del capoluogo pugliese. Nel 2003 con a sua équipe realizzò il primo vaccino contro la Sars, seppure non fu sperimentato sull’uomo perché il virus si esclissò. Nel 2014, invece, studiò un vaccino contro la Mers, un altro Coronavirus”.

Foto tratta da Napolike

QUI L’ARTICOLO DE IL SOLE 24 ORE

QUI L’ARTICOLO DI BARI TODAY

QUI L’ARTICOLO DI BARI.ILQUOTIDIANO ITALIANO.COM

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