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Da una generazione all’altra il nostro corpo diventa più freddo. Perché?

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Un’ampia indagine condotta dai ricercatori della Stanford University Medical School indica che, anziché restare invariata, la temperatura media del corpo umano stia calando regolarmente di circa 0,03°C per decade di nascita. La spiegazione c’è e non è un fatto negativo. Anzi

di Nota Diplomatica

Indipendentemente dalle considerazioni teologiche o filosofiche, il corpo umano è uno strumento straordinariamente sofisticato, di una complessità che va molto al di là delle nostre tecnologie e, non di rado, della nostra comprensione.

Il corpo non risponde con la precisione numerica che forse vorremmo, ma un dato crediamo di conoscerlo: la “corretta” temperatura corporea varia tra individui, ma di poco più di un grado, tra i 36,2° e 37,5°C. In Italia si tende ad arrotondare a 36°, nei paesi anglosassoni a 37°. Sono invece tutti d’accordo che una temperatura superiore ai 38 gradi indica una febbre.

Le mamme chiamano la pediatra per i piccoli. Gli scolari assumono un’aria abbattuta e, sperando di restare a casa, a volte “assistono” il termometro con un passaggio vicino alla lampada sul comodino.

La temperatura corporea “canonica” fu stabilita nel XIX secolo da un medico tedesco, Carl Reinhold August Wunderlich, sulla base di misurazioni della temperatura ascellare condotte su 25mila pazienti dei
medici di Lipsia. Da allora è diventata la soglia che dimostra se si sta male o meno.

Ora però emergono forti indicazioni che la “normale” temperatura corporea umana stia scendendo. Un’ampia indagine condotta dai ricercatori della Stanford University Medical School indica che, anziché restare invariata, la temperatura media del corpo umano stia calando regolarmente di circa 0,03°C per decade di nascita.

Ogni nuova generazione è un pochino più fredda di quella precedente.

Il motivo esatto del fenomeno è incerto, ma è probabilmente una buona notizia. Una possibile spiegazione offerta dagli studiosi tiene conto del fatto che il campione studiato da Wunderlich oltre un secolo e mezzo fa apparteneva a un’epoca in cui l’attesa di vita media era di 38 anni, accorciata in modo particolare da malattie infiammatorie croniche allora comuni e incurabili – tubercolosi, sifilide, parodontite ed altre – che aumentavano la temperatura corporea.

La questione va oltre la mera curiosità scientifica. La temperatura del corpo è una sorta di surrogato del tasso metabolico – l’MB, metabolismo basale – il dispendio energetico di un organismo vivente a riposo, comprendente l’energia necessaria per le funzioni metaboliche vitali, come la respirazione, la circolazione sanguigna, la digestione, l’attività del sistema nervoso e così via. Rappresenta tra il 45-75% del dispendio energetico totale giornaliero ed è il minimo necessario per restare in vita.

Una delle attività più vitali del corpo è la regolazione della temperatura interna attorno a un range ristretto. Oltre ai 43-44°C perlopiù si muore, e male anche, con terribili convulsioni seguite da collasso cardio-circolatorio. Al di sotto dei 32-31 gradi si entra prima in coma, a cui seguono gravi aritmie cardiache, collasso respiratorio e – anche in questo caso – la morte. È meglio evitare gli estremi…

Più in generale, il tasso metabolico minore è associato alla longevità. Non si può dire con certezza se sia una causa o un effetto. Quello che è invece chiaro è che il funzionamento dei nostri corpi si sta trasformando insieme con la vita che conduciamo e – almeno se misurato su una scala storica – con una rapidità sorprendente. Non siamo “più umani” o “meno umani”, ma siamo – progressivamente – un’altra cosa rispetto a ciò che eravamo.

Foto tratta da Quirumed

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