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La Sicilia a pezzi tra strade abbandonate, corsi d’acqua non regimati e agricoltura in tilt: e se ci scappa il morto…

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Le piogge saranno anche intense. Ma gli incidenti sulle strade della Sicilia quando piove sono anche il frutto dell’abbandono delle stesse strade, dei mancati interventi di tutela dell’ambiente (nelle aree verdi e nei corsi d’acqua) e di un’agricoltura sempre più in crisi. Così quando piove certe strade della Sicilia si trasformano in trappole mortali

Per carità, le piogge in Sicilia sono arrivate. In alcune zone della nostra Isola ci sono stati allagamenti e anche un morto, dalle parti di Noto, per l’esondazione del fiume Tellaro. La domanda è semplice: siamo sicuri che i tanti problemi che si registrano in Sicilia quando piove sono il frutto di fatalità? Le strade abbandonate – soprattutto quelle provinciali – non c’entrano niente? E i corsi d’acqua non esondano un po’ troppo facilmente? 

Proprio sui corsi d’acqua, nel giro di un trentennio, stiamo passando da un eccesso all’altro.

Alla fine degli anni ’80 i corsi d’acqua, in Sicilia, non venivano lasciati in pace. Le opere di ‘regimazione delle acque’ erano all’ordine del giorno.

Ricordiamo gli interventi – pesantissimi – sulle Fiumare del Messinese, quasi tutte ‘cementificate’. Ma anche altri interventi in tutti i corsi d’acqua: in alcuni casi fatti bene, in altri casi fatti male.

In quegli anni i soldi per la Cassa integrazione alle industrie del Nord Italia si sprecavano. E lo Stato, quasi per ‘perequare’ la sperequazione che si era creata tra Nord e Sud aveva promosso la proliferazione degli operai della Forestale per la tutela dei territorio, aree verdi in primo luogo.

Fatti 100 i fondi messi a disposizione dallo Stato per gli ammortizzatori sociali, 70 andavano al Nord per la Cassa integrazione, 30 al Sud per la tutela delle aree verdi.

Con il passare degli anni, in Sicilia, tutto il costo degli operai della Forestale è passato a carico della Regione siciliana. Ma questo non ha fermato la speculazione del Centro Nord Italia che, a partire dal 2011, ha cominciato una volgare aggressione mediatica contro i Forestali del Sud Italia in generale e della Sicilia in particolare.

Molti, a partire dal 2013, si sono chiesti il perché di questa speculazione contro i Forestali del Sud e della Sicilia. La spiegazione è semplice: l’Europa dell’euro ha messo in crisi il Centro Nord Italia – che ormai è periferia della Germania (“Si è sempre meridionali di qualcuno”, diceva Bellavista) – e questa parte del Paese ha deciso che anche i fondi INPS per gli ammortizzatori del Sud (la parte di fondi che l’INPS paga per i forestali) doveva andare al Nord: e in parte è stato così.

Assieme alla campagna mediatica contro i Forestali, il Governi Renzi ha fatto partire l’aggressione alle finanze delle nove Province siciliane: niente fondi da parte di Roma e lo scippo della RC Auto che era l’unica entrata non derivata delle Province siciliane (circa 220 milioni di euro all’anno).

Ora provate a fare due più due più la crisi dell’agricoltura siciliana.

Per due più due intendiamo il territorio della Sicilia abbandonato dagli operai della Forestale (non per volontà loro, ma per volontà dello Stato che ha tagliato i fondi alla Regione: che, di conseguenza, è costretta a tagliare sugli operai della Forestale) e le strade provinciali abbandonate (la competenza è delle ex Province che non hanno i soldi per occuparsene).

Risultato: ampie aree di zone demaniali abbandonate agli incendi in estate e alle piogge quando arrivano i temporali; e strade provinciali abbandonate, che diventano in certi casi estremamente pericolose quando piove. 

Sì, strade abbandonate e territorio abbandonato sono diventati pericolosi.

Se poi aggiungiamo che ci sono agricoltori siciliani che non coltivano più i propri fondi, specie i più impervi, perché debbono fare i conti con l’invasione di prodotti africani e asiatici a prezzi stracciati, ebbene, la ‘frittata’ è fatta.

La presenza di colture, anche erbacee, nei terreni in pendio a ridosso delle strade esercita comunque un’azione di contenimento degli stessi terreni.

Ma quando questi terreni rimangono abbandonati e incolti, basta una pioggia di media intensità e la terra si riversa sulle strade.

Strade abbandonate, corsi d’acqua senza opere di regimazione, terreni abbandonati dagli agricoltori che si riversano sulle strade.

Ormai, quando piove, spostarsi in certe aree della Sicilia è diventato un problema. Ne sanno qualcosa i titolari di agriturismi, che rimangono isolati.

Lo stesso discorso vale per i Comuni: così come le aree verdi di pertinenza dei Comuni vengono abbandonate d’estate, vengono abbandonate anche durante la stagione delle piogge. Questo spiega gli incendi in prossimità dei centri abitati in estate e le alluvioni quando piove.

Se poi nei centri abitati i Comuni non si occupano della manutenzione delle strade, delle caditoie e via continuando, le alluvioni non possono che essere la logica conseguenza.

In queste condizioni non ci si deve stupire se gli automobilisti rimangono intrappolati nell’acqua nei centri abitati e rimangono intrappolati nel fango nelle strade fuori città: in questo scenario di disastro ambientale è normale che ciò succeda.

Foto tratta da Libero Quotidiano  

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