Terza pagina

terza pagina/Tahar Ben Jelloun: I siciliani? “Brava gente con grande senso dell’umanità”

Condividi

La nostra rubrica dedicata alle pillole culturali: gli incipit tratti dai grandi romanzi, gli aforismi di scrittori e filosofi, i siciliani da non dimenticare, gli anniversari di fatti storici noti e meno noti, la Sicilia dei grandi viaggiatori, i proverbi della nostra tradizione e tanto altro ancora. Buona lettura

terza pagina

(a cura di Dario Cangemi)

Incipit

Un classico buongiorno. O, se preferite, un buon giorno ricordando un grande romanzo. Il modo migliore di iniziare una giornata: l’incipit di un grande libro. Se lo avete già letto sarà un bel ricordo. Se no, potrebbe invogliarvi alla lettura.

‘’So che la notte non è come il giorno: che tutte le cose sono diverse, che le cose della notte non si possono spiegare nel giorno perché allora non esistono, e la notte può essere un momento terribile per la gente sola quando la loro solitudine è incominciata’’.

Ernest Hemingway, “Addio alle armi”

***

Pensieri sparsi

L’aforisma, la sentenza, sosteneva Nietzsche, sono le forme dell’eternità. L’aforisma é paragonato dal filosofo tedesco alle figure in rilievo, che, essendo incomplete, richiedono all’osservatore di completare ‘’col pensiero ciò che si staglia davanti’’.

‘’Tutti i dolori sono sopportabili se li si fa entrare in una storia, o se si può raccontare una storia su di essi’’.

Karen Blixen

***

 

Partanna 6-12-1983. Omicidio dell’ assessore DC, Stefano Nastasi, freddato a pistolettate dai killer nella strada principale affollata fra i tavolini del circolo degli agricoltori del paese.

Un episodio rimasto avvolto nel mistero. Nastasi a Partanna era un personaggio popolarissimo: alle amministrative era risultato il primo degli eletti nel Comune dove l’onorevole, Vincenzo Culicchia, è stato sindaco quasi ininterrottamente dal 1962 . Ai funerali c’era tutta Partanna, tranne Culicchia che due giorni prima dell’agguato era partito per il Venezuela.

” … l’omicidio fu voluto da Vincenzo Culicchia che temendo di perdere la poltrona di sindaco insidiata da Stefanino Nastasi ed al contempo temendo che il successore in tale carica scoprisse tutti gli ammanchi e gli intrallazzi dal Culicchia perpetrati in particolare nell’ambito degli stanziamenti per la ricostruzione dopo il terremoto, decretò la morte del predetto Nastasi”. Questa è la testimonianza di Rita Atria.

***

Siciliani notevoli da ricordare

Ricordiamo oggi.. .Alessio Di Giovanni (Cianciana, 11 ottobre 1872 – Palermo, 6 dicembre 1946) poeta e drammaturgo. Buona parte della sua produzione è in siciliano.

Dopo l’infanzia e la sua formazione culturale, l’ingresso nel nuovo secolo segnò per Di Giovanni una fase molto intensa, in cui si alternarono periodi rosei, grazie ai successi in campo letterario, e periodi bui a causa dei lutti sia in famiglia che tra gli amici. Il 15 aprile del 1903, alle ore 18.30, morì la madre, Filippa Guida. L’anno seguente Di Giovanni decise di abbandonare la vita campestre e si recò a Palermo dove in breve tempo ottenne l’incarico per l’insegnamento di lingua italiana nelle classi aggiunte della R. Scuola Tecnica Gagini. Nel 1906, a gennaio, morì lo zio Vicario, fratello del padre, figura molto importante nella formazione e nella vita del poeta. A partire da questo periodo si intensificò la sua attività di scrittore. Nell’aprile del 1908, durante le vacanze pasquali, dopo quattro anni di lavori preparatori, compose il dramma in tre atti Scunciuru che piacque molto a Giovanni Verga ed ebbe un grande successo soprattutto all’estero, ma non fu apprezzato in Italia. La sera del 7 dicembre Scunciuru venne rappresentato per la prima volta al Broadway Theatre di New York dalla Compagnia drammatica siciliana di Domenico Aguglia. Nel 1937 Benito Mussolini, in visita in Sicilia, promise la fine del latifondo e il riscatto dei contadini dalla povertà, riuscendo a convincere anche Alessio Di Giovanni che credette nel progetto. Nel 1938 il diabete e l’indebolimento delle capacità visive costrinsero Di Giovanni a rallentare la sua attività letteraria. Egli si sentiva vicino alla fine e ripeté le parole di padre Mansueto, un suo personaggio.

‘’Anche per me il sole tramontò, sta scendendo la sera..’’

***

Viaggio e cultura: il rapporto degli scrittori con la Sicilia

 

‘’In quanto alla Sicilia da che mondo è mondo è stata sempre al centro della grande storia. […] prima i commerci e le tante dominazioni, oggi l’approdo nelle sue coste di una catena di disperati. I natanti fanno rotta verso Lampedusa perché la Sicilia da sempre è terra di accoglienza. Brava gente con grande senso dell’umanità. Altrove, vedi in Spagna ma anche in Francia per molti versi, non è così. Il flusso purtroppo è destinato a ingrossarsi’’. (Tahar Ben Jelloun)

Tahar Ben Jelloun, 71 anni, scrittore nato in Marocco da una ricca famiglia berbera, un po’ in francese e un po’ in italiano ci aiuta a interpretare la madre delle tragedie in questo inizio di millennio: l’esodo inarrestabile di migranti traghettati verso la morte dai nuovi negrieri attraverso quel mare che ha unito, nei secoli, sponde, culture e destini.

‘’Prima i commerci e le tante dominazioni, oggi l’approdo nelle sue coste di una catena di disperati. I natanti fanno rotta verso Lampedusa perché la Sicilia da sempre è terra di accoglienza. Brava gente con grande senso dell’umanità. Altrove, vedi in Spagna ma anche in Francia per molti versi, non è così. Il flusso purtroppo è destinato a ingrossarsi”.

La Sicilia, L’Italia, non possono essere lasciate sole ad affrontare quest’emergenza senza fine. L’Europa, l’America, la Russia stessa, debbono farsi carico della situazione. Il problema è mondiale, non so cosa verrà fuori a Bruxelles. Il problema è complesso e sconfiggere l’agguerrita mafia degli scafisti non sarà facile”.

***

La scuola poetica siciliana

La scuola poetica siciliana è la prima forma di letteratura laica in Italia. Suo promotore fu l’Imperatore Federico II di Svevia. Questa scuola vide il suo apice tra il 1230 e il 1250. Nacque come una poesia di corte, infatti autori dei più noti sonetti sono lo stesso Federico II e membri della sua corte quali Pier delle Vigne, Re Enzo, figlio di Federico, Rinaldo d’Aquino, Jacopo da Lentini (funzionario della curia imperiale), Stefano protonotaro da Messina…La lingua usata era il siciliano o meglio il siculo-appulo.

‘’..Ai! placente persona,

ciera allegra e benigna

di tutte altezze digna – e d’onore!

Ciascun omo ragiona:

quella donna disligna

che merzede disdigna – ed amore…’’

Contra lo meo volire Paganino da Serezano

XIII secolo

***

Proverbi Siciliani

Il proverbio è la più antica forma di slogan, mirante non già ad incentivare l’uso di un prodotto commerciale, bensì a diffondere o a frenare un determinato habitus comportamentale, un particolare modo di valutare le cose, di interpretare la realtà.

Dissi lu surci all’autru surci; cui ci attacca sta ciancianedda a jatta

( stabilito che mettendo un sonaglio al gatto ne avrebbero sentito l’arrivo, non si trova il volontario )

Pubblicato da